[Recensione] "Cometa" di Gregorio Magini

Le comete sono come le grandi occasioni: rare e sfuggenti. Ma sanno sempre regalare quella sensazione unica in cui ci si perde credendo che, in fondo, tutto sia possibile.
Quindi la morale è che non c’è nessuna morale? avrebbe potuto insistere quel qualcuno. 
A quel punto ci sarebbe stata una reazione forte, Fabio l’avrebbe tenuto fermo e Raffaele l’avrebbe preso a ginocchiate nella pancia. 

Quindi caro lettore, non farti questa domanda, non arrivare alla conclusione sbagliata se non vuoi trovarti con la pancia squassata da ginocchia feroci e infastidite. Per quanto mi riguarda non è andata malissimo: io ho avuto pazienza con Raffaele e Fabio, non ho insistito cercando la morale della storia, e loro hanno avuto pazienza con me, alla fine mi hanno fatto capire chi sono e cosa avevano da raccontarmi. 

Quelle narrate in questo libro non sono le storie che siamo abituati a leggere nei romanzi, quelle che iniziano, si sviluppano e finiscono. Qui lo spazio e il tempo sono variabili e non costanti, i protagonisti ti obbligano a riflettere, non ti chiedono di capire o essere capiti, non ti chiedono di assecondarli o giudicarli. Solo devi leggere, arrivare fino in fondo sfidando ogni riga di questo libro. Qualche volta ho pensato di abbandonare la lettura ma la verità è che non ce l’ho fatta. Anzi, leggevo e leggevo, senza riuscire a prendere una posizione netta nei confronti della storia. Poi, quando ho capito che non era necessario schierarmi a favore o contro un’idea, un modo di vivere, un comportamento, allora mi è apparso tutto molto più chiaro e ho capito che il mio compito, in quanto lettrice, era solo leggere, con la mente aperta e attiva sulla modalità ascolto. Leggi, ascolta, lasciati portare laddove vanno i protagonisti: non giudicare, non etichettare, non standardizzare. Mi sono chiesta quale fosse il messaggio che l’autore voleva lasciarmi: ha voluto esplorare il disagio? Ha voluto provocare? Ha voluto provare a scrivere qualcosa di forte nell’intento di imprimersi nella memoria di chi legge? Voleva fare della filosofia? Cercava delle reazioni? Può essere tutto e il contrario di tutto. Il punto è che erano le domande sbagliate. Quando poi me ne sono resa conto, ho affrontato la lettura da un punto di vista completamente diverso. 

Raffaele e Fabio sono molto diversi uno dall’altro, hanno vite diverse che a un certo punto si incontrano. Non ci sono eventi narrativi di grande portata, non ci sono colpi di scena, c’è l’incedere perenne della vita che scorre, ci sono le esperienze che formano la personalità. Ci sono le emozioni e ci sono i sentimenti. C’è la voglia di raccontarsi nel bene e nel male. C’è autocritica, mancanza di controllo, tonnellate di satira, punte di ironia e un’intelligenza acuta, una perspicacia fuori dal comune. 

La scelta linguistica dell’autore è decisamente forte, spesso volgare e a tratti addirittura violenta. Una scrittura cruda, in grado di infastidire il lettore. Eppure efficace, perché chi parla, nel libro, non vuole sconti, non vuole farsi amare o accettare a tutti i costi dal lettore, non è quello di cui ha bisogno. E tuttavia in mezzo a tanti vocaboli quasi odiosi, ci sono frasi che sembrano poesia e da questo miscuglio riesce a emergere quel bisogno di bellezza e di amore che ci rende tutti così vulnerabili, così impotenti, quel modo di sentirsi bene solo se siamo toccati da sentimenti vivi, veri. Ci sono concetti di straordinaria portata in questo libro, pensieri che l’autore ti sbatte sul muso senza troppi preamboli e che ti spiazzano, che ti portano a non capire più se sei davanti a un autore geniale o completamente pazzo. Ma, ancora una volta, non serve saperlo, è un dato che non ha importanza. È utile solo saper accogliere quello che è stato disposto a condividere con noi. 

Se a qualcuno fosse saltato in testa di chieder loro qual era l’insegnamento riservatogli dalla vita, Raffaele avrebbe risposto che tutti i guai non avevano scalfito d’un millimetro la sua fame di fica, dunque non aveva imparato niente, mentre Fabio avrebbe borbottato: è la vita che non impara, dopodiché si sarebbe chiuso nel silenzio.
(La Books Hunters Barbara)
"Cometa" di Gregorio Magini - Neo Edizioni
Gregorio Magini celebra il dispiegarsi incerto dell’epoca che viviamo e approda a una visione del futuro a cui tutti, volenti o impotenti, siamo destinati.

In un punto preciso dello spaziotempo Raffaele, satiro irrequieto, inciampa da una storia all’altra in cerca di successo e Fabio, misantropo nerd, insegue se stesso e la fortuna in un agone digitale di improbabili social. L’incrocio sbilenco delle loro vite innesca un romanzo selvaggio, labirintico, possente.
Cometa è l’epopea disastrata, erotica e lisergica degli eroi senza motivo. Archetipi di una generazione fuori fuoco, il cui centro è dappertutto ma sempre altrove. L’odissea senza approdo di una stirpe di eletti a niente che cavalca il progresso come una pulce su un cavallo imbizzarrito, traghettata da sogni frenetici e deliri tecnologici.

“Era così. In fondo l’aveva sempre saputo che il suo tempo consisteva in una serie di piani vuoti intervallati da idee folli, a cui seguivano brevi esplosioni di attività furiosa, che si risolvevano in silenzio, inazione, insensatezza”

Titolo: Cometa
Autore: Gregorio Magini
Editore: Neo
Pagine: 248
Prezzo di copertina: € 15,00
Uscita: 2018
ISBN: 978-88-96176-61-0
Gregorio Magini - Biografia
Gregorio Magini, nato nel 1980, vive e programma a Firenze. Ha fondato e coordinato il progetto Scrittura Industriale Collettiva, da cui è nato In territorio nemico (minimum fax, 2013). I suoi racconti sono apparsi sulle maggiori riviste letterarie italiane e su numerose antologie. Dopo l’esordio di La famiglia di pietra (Round Robin, 2010), torna al romanzo con Cometa.

Condividi:  

Commenti