[Recensione] "Le stanze dell'addio" di Yari Selvetella

Recensione "Le stanze dell'addio" di Yari Selvetella, edito Bompiani
Ti cerco attraverso il tempo.
Attraverso queste stanze, ti do l’addio.

Il tempo è un mezzo attraverso il quale cerchiamo la nostra identità. In mezzo a esso si rivelano le nostre debolezze, le insufficienze, le mancanze. Passando per esso si rivelano le nostre molteplici identità. Strati di noi che spesso siamo incapaci di identificare personalmente, ma che da fuori diventano specchi luminosi che catturano sguardi e persone.

Il protagonista di questa storia sembra diviso, diviso da se stesso, diviso in stanze d’ospedale. Inizialmente sembra che tutto accada qui e ora, poi diventa un fatto lontano nel tempo, un ricordo, un difficile racconto. In realtà è forse più appropriato chiamarlo percorso. Un difficile e dissestato percorso di vita vera, vita dolorosa. Qualcuno che va affrontato e non rinchiuso, ricercando se stessi attraverso qualcosa di già vissuto, attraverso un cambiamento che non viene, ma che serve.
A un certo punto la separazione più grande: la morte.
Porta via tutto, porta via senza sconti, la senti, non la riconosci. Capisci solo dopo. Intanto però non accetti. Non tolleri che qualcosa di inconsistente si palesi così, prepotente come un temporale improvviso e tu non capisci, non vuoi darle niente, vorresti tenere.
Ma la morte in questa storia arriva avvertendo, in realtà, sottoforma di malattia. Si fa di tutto per salvare lei dall’altra, ma vince l’altra, così velocemente, dopo un sorriso, una battuta, uno sguardo, una stanza.

Yari Selvetella racconta una storia vera. Forse ci vuole fare dentro un percorso, quello suo personale. Difficile, dissestato, doloroso che sia. Lo fa perché se lo deve, glielo deve, lo deve alla vita che rimane. “Le stanze dell’addio” è esattamente questo: ripescare dalle stanze della propria coscienza tutto quello che quel percorso ci ha dato nel bene e nel male. Qui le stanze non sono solo metaforiche, sono anche reali, quelle di un ospedale, le varie fasi del male, della malattia, la ricerca spasmodica di un perché, di un motivo per tornare alla propria vita, quella che rimane. Di molti il bisogno di “usare” la scrittura per dire cose che non si sono mai detti. Per lasciarsi andare alla verità, per guardarsi allo specchio e dirsi che va tutto bene, che anche se le cose sono difficili, si può continuare. Una storia toccante e dura insieme: l’accettazione.
E l’accettazione è apertura al mondo e a se stessi, alle altre persone. Si impara dall'accettazione. Se ne fa, in qualche modo oscuro, esperienza di vita, si può insegnare qualcosa a qualcun altro senza però nessuna presunzione nel dirlo.
La consapevolezza che, sebbene qualcuno se ne vada, c’è qualcuno che rimane, che rimane con noi, che si aspetta da noi la vita e a cui noi dobbiamo dare uno specchio per viverla.
(la Books Hunter Jessica)


Titolo: Le stanze dell'addio / Autore: Yari Selvetella
Editore: Bompiani / Genere: Romanzo
Uscita: 2 gennaio 2018 / Pagine: 160
Cartaceo: € 15,00 / ISBN: 9788845295553
Ebook: € 8,99 / EAN-13: 9788858777466

Il libro:
"Io ho ricominciato a lavorare. In altri luoghi scrivo, succhio gamberi, respiro foglie balsamiche, faccio l'amore, ma una parte di me è qui, sempre qui, impigliata a un fil di ferro o a una paura mai vinta, inchiodata per sempre: il puzzo di brodaglia del carrello del vitto, quello pungente dei disinfettanti, il bip del segnalatore del fine-flebo, la porta che si chiude alle mie spalle quando termina l'ora della visita." Così si sente chi di noi vive l'esperienza di una perdita incolmabile: impigliato, inchiodato. Dalle pagine di questo libro affiora il volto vivissimo di una giovane donna, Giovanna De Angelis, madre di tre figli e di molti libri, editor di professione, che si ammala e muore. Il suo compagno la cerca, con la speranza irragionevole degli innamorati, attraverso le stanze - dell'ospedale, della casa, dei ricordi - fino a perdersi. Solo un ragazzo non si sottrae alla fratellanza profonda cui ogni dolore ci chiama e come un Caronte buono gli tende una mano verso la vita che continua a scorrere, che ci chiama in avanti, pronta a rinascere sul ciglio dell'assenza.

Yari Selvetella dà voce a un addio che sembra continuamente sfuggire al tentativo di essere pronunciato, come Moby Dick nel fondo del mare, e scrive un kaddish laicissimo eppure pervaso del mistero che ci unisce a coloro che abbiamo amato. Attraverso il labirinto al neon degli ospedali, le stanze chiuse del lutto, il filo tracciato da una penna sul foglio bianco è ancora di salvezza, celebrazione commossa della forza vitale delle parole.


L'autore:
Yari Selvetella (Roma, 16 febbraio 1976) è uno scrittore e giornalista italiano.
Nel 1994 vince il premio Grinzane Cavour per la giovane critica promosso da La Repubblica.
Esordisce con libri di argomento musicale. Suoi la prima biografia di Rino Gaetano (Bastogi, 2001) e un saggio su La scena ska italiana (Il levare che porta via la testa) (Arcana, 2003).
Si è a lungo occupato di storia della criminalità romana, tema di cui è considerato uno dei maggiori esperti grazie a Roma Criminale (scritto con Cristiano Armati) del 2005, prima opera di non-fiction a ripercorrere un secolo di cronaca nera della capitale , e ai successivi Banditi, Criminali e Fuorilegge di Roma e Roma, l’impero del crimine, che anticipava il tema della diffusione delle mafie a Roma.
È autore di romanzi tra cui Male e Peggio (Avagliano, 2007), Uccidere Ancora (Newton Compton, 2009), la cui trama è liberamente ispirata al Massacro del Circeo e La banda Tevere (Mondadori Strade Blu 2015)
Ha pubblicato un libro di poesie dal titolo La maschera dei gladiatori, a cura di Davide Rondoni.
Giornalista professionista, è stato autore e conduttore della trasmissione radiofonica Uomini e Camion. È collaboratore fisso della trasmissione televisiva Unomattina - il Caffè di Rai Uno. (fonte: Wikipedia)
Condividi:  

Commenti