20 ottobre 2017

“La legge del bastone e della zanna" di Jessica Moro

Non importa, sai?
Anche l'estate a volte vorrebbe appendersi in un posto lontano da se stessa.
Non importa se lo stagno resta fermo mentre il fiume naviga,
poiché anche lo stagno è vivo.
O se ti sdrai e al pensiero che è subito mattina, ti va di traverso il sonno.
Non importa se l'inverno sembra lontano, ma è il primo ad arrivare.
L'inverno si beve tutte le altre stagioni,
ma facci caso: nessuno si vuole bere l'inverno.
Hanno tutti paura di gelare,
al caldo si sta meglio, gli abbracci ne sono l'esempio.
Dovresti guardarla. La vita, dico.
Sembra che tu sia spaesato,
come la primavera quando non capisce che tocca a lei e si fa un po' pregare.
Guarda dietro gli alberi, c'è sempre un'altra visuale. Spesso più ampia.
E quando una persona ti dice che sa cosa pensi, vuole solo sorprenderti.
In realtà non lo sa, tira solo a indovinare.
La certezza ci frega.
La certezza di sapere cos'ha in testa la gente.
Quel calcolo infame. Non si calcolano certe cose, si vivono.
La vita non è un'operazione, uno scontrino, un algoritmo.
La vita, semmai, è ritmo.
Saper andare anche quando non hai il mezzo,
quando la benzina è cara e tu hai solo spiccioli.
La vita è sempre la stessa, sei tu che cambi.
Il segreto è non bersi l'inverno.
Impara a frequentare meglio te stesso.
Lascia agli altri il giudizio, la colpa e il presentimento.
Lascia loro la convinzione del sapere,
tu intanto sii felice di imparare.
Prendi fiato.
Pronto?
Smetti di fuggire.



Immagine e testo: ©JessicaMoro

Aforisma:
“Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile. Sempre”. (Carlo Mazzacurati)

Libro:
Zanna Bianca di Jack London

Canzone:
Runnin' (Lose It All) di Naughty Boy feat. Beyoncé & Arrow Benjamin

Un curioso insieme di pensieri e connessioni, mi ha fatto riportare qui sopra un dialogo immaginato, scritto tempo fa e, per gioco o derivazione, chissà, subito dopo mi è venuta spontanea l'unione di esso con una canzone, con un libro, poi con una mia fotografia e infine con un aforisma.

Sono io che lego questi cinque elementi.
In modo unico e imprescindibile.
Trovo molto difficoltoso spiegarvi il perché, ma forse è proprio questo quel che voglio dirvi.
In fondo la scrittura non sempre è protesa verso la chiarezza di intenti.
A volte la chiarezza arriva dopo, persino per l'autore.
Mentre in questo caso io capisco ogni virgola di ciò che ho scritto, forse voi arriverete per sommi capi, a tutt'altro messaggio.

Discutiamone, direbbero gli intelligenti.
Altri, ahimé, non si prenderebbero nemmeno la briga di capirci dentro qualcosa, direbbero che è tutto vuoto, privo di significato.
Altri ancora, badate bene, sono i più, nemmeno leggeranno, ma lasceranno un like sprovveduto.

Ma quindi abbiamo voglia di capire le persone?
Leggendo ciò che scrivono, ci prendiamo la responsabilità di immagazzinare qualcosa di loro, o sono solo assensi privi di fondamento i nostri?
Quando Carlo Mazzacurati diceva a un suo collaboratore quella frase, pensate che la dicesse per caso, solo perché era bravo a mettere in fila le parole? O forse la diceva con cognizione di causa?
E Jack London? Perché raccontava di Zanna Bianca, dando voce a Zanna Bianca stesso? Perché non usare l'uomo, o meglio, il punto di vista del solo uomo? Sarebbe stato tanto semplice.
Perché si scrivono canzoni? O libri?
Perché mi invento un dialogo immaginario per raccontare qualcosa di profondamente radicato in non so quale parte di me? Perché catturo con lo smartphone un panorama anziché un altro?

Perché si diventa genti (come direbbe il mio adorato Dante) da social?

Ho l'impressione che nell'essere social oggi si fa prima ad apparire che non a essere.
Anche se io credo che tutto ciò che si vuole in realtà, sia lasciare un segno da qualche parte in chi ci legge e clicca su "Mi piace".
Spesso invece è un clic basato sul solo automatismo, su "adesso ricambia".
Spesso mi chiedo in quanti leggano effettivamente ciò che approvano.
Li abbiamo letti, visti e stravisti, i danni che può fare un "Mi Piace", ma qui entreremmo nel campo della violenza, del bullismo, della calunnia e non credo sia questo il post giusto per affrontarli.

C'è qualcuno che lega ancora la parola "social" a sociale o a condivisione?
Perché se c'è che si faccia avanti, si mostri senza indugio, senza paura di essere qualcosa di anormale.

Quando si frequentano i social ci si aspettano delle cose che non avverranno mai. Le attenzioni hanno una scadenza e spesso se non si mettono abbastanza like si è eliminati. Basta osservare, per capire come funziona. Io l'ho fatto.

I cani dei libri di Jack London a son di bastonate capivano che dovevano trainare la slitta, capivano chi comandava. Zanna Bianca - mezzo lupo, mezzo cane - a sua volta si faceva rispettare con la violenza della sua zanna sugli altri cani, per volere della natura più deboli di lui. Aveva compreso che l'uomo era un Dio, e che lui doveva essere il Dio per i cani. Sopravvivenza: "La legge del bastone e della zanna".

Volete trainare la vita altrui, o volete essere padroni e consci della vostra?
Niente zanne o bastoni, ci sarà una rivoluzione, perché avrete un'unica arma a disposizione: l'intelligenza.


Jessica Moro

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