10 settembre 2017

Premio Campiello 2017: i vincitori

Ieri sera, 9 settembre, presso il teatro La Fenice di Venezia, è stato proclamato il vincitore della 55esima edizione del Premio Campiello.

Scalando la cinquina che la vedeva in coda, è giunta al primo posto grazie alla giuria popolare: la vincitrice è Donatella Di Pietrantonio con il suo libro "L'Arminuta", edito da Einaudi.

«Dedico il premio alle mie due famiglie, quella che mi ha generato e quella che ho costruito. E ai lettori che hanno amato il mio libro. […] Voglio portare il premio in Abruzzo, la mia regione martoriata dal terremoto».


Donatella Di Pietrantonio è nata ad Arsita, in provincia di Teramo. Si è poi trasferita per studio all'Aquila, città cui è legata e dove, nel 1986, si è laureata in Odontoiatria nella locale Università. Da lungo tempo risiede a Penne, in provincia di Pescara, dove esercita la professione di dentista pediatrico.
Ha esordito nel 2011 con il romanzo Mia madre è un fiume, ambientato nella terra natale e vincitore della quinta edizione del Premio Letterario Tropea. Nello stesso anno pubblica il racconto Lo sfregio sulla rivista «Granta Italia» di Rizzoli.
Nel 2013 pubblica il suo secondo romanzo, Bella mia, dedicato ed ambientato all'Aquila.
L'opera, influenzata dalla tragedia del terremoto del 2009 ed incentrata sul tema della perdita e dell'elaborazione del lutto, è stata candidata al Premio Strega nel 2014. Nel 2017 esordisce con Einaudi pubblicando il suo terzo romanzo, L'Arminuta, anch'esso ambientato in Abruzzo anche se non in un luogo geografico preciso e definito. Lo stesso titolo è un termine dialettale traducibile in «la ritornata».
(fonte: Wikipedia)



Per raccontare gli strappi della vita occorrono parole scabre, schiette. Di quelle parole Donatella Di Pietrantonio conosce il raro incanto. La sua scrittura ha un timbro unico, una grana spigolosa ma piena di luce, capace di governare con delicatezza una storia incandescente.

«Ero l'Arminuta, la ritornata. Parlavo un'altra lingua e non sapevo piú a chi appartenere. La parola mamma si era annidata nella mia gola come un rospo. Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza».
– Ma la tua mamma qual è? – mi ha domandato scoraggiata. – Ne ho due. Una è tua madre.

Ci sono romanzi che toccano corde cosí profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con L'Arminuta fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell'altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia cosí questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all'altro perde tutto – una casa confortevole, le amiche piú care, l'affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l'Arminuta» (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo. Ma c'è Adriana, che condivide il letto con lei. E c'è Vincenzo, che la guarda come fosse già una donna. E in quello sguardo irrequieto, smaliziato, lei può forse perdersi per cominciare a ritrovarsi. L'accettazione di un doppio abbandono è possibile solo tornando alla fonte a se stessi. Donatella Di Pietrantonio conosce le parole per dirlo, e affronta il tema della maternità, della responsabilità e della cura, da una prospettiva originale e con una rara intensità espressiva. Le basta dare ascolto alla sua terra, a quell'Abruzzo poco conosciuto, ruvido e aspro, che improvvisamente si accende col riflesso del mare.

Titolo: L'Arminuta
Autore: Donatella Di Pietrantonio
Editore: Einaudi
Pagine: 176
Prezzo (cartaceo): € 17,50 - ebook € 8,99
Uscita di questa edizione: 14 febbraio 2017
ISBN: 978-8806232108


Al secondo posto si classifica Stefano Massini, con il suo libro "Qualcosa sui Lehman", edito da Mondadori (trovate il nostro approfondimento qui).
Terzo Mauro Covacich, con "La città interiore", edito da La Nave di Teseo (trovate il nostro approfondimento qui).
Quarta Alessandra Sarchi, con "La notte ha la mia voce", edito da Einaudi (trovate il nostro approfondimento qui).
Quinta Laura Pugno con "La ragazza selvaggia", edito da Marsilio (trovate il nostro approfondimento qui).


Il Premio Campiello Giovani è stato assegnato a Andrea Zancanaro, studente in Medicina, 21 anni, di Feltre (Belluno), che ha vinto con il racconto Ognuno ha il suo mostro, «storia eccentrica di un incontro tra due lucidi disagi psichici», dichiara la giuria dei letterati. 


Il Premio Fondazione Campiello alla carriera è stato assegnato a Rosetta Loy, scrittrice nata a Roma nel 1931, che arriva al successo con Le strade di polvere (1987) con cui vince il Premio Campiello e il Viareggio. Ricca è la sua produzione romanzesca e nel 2015 esordisce anche come scrittrice per ragazzi con tre libri sull'arte.
Matteo Zoppas, Presidente della Fondazione Il Campiello e di Confindustria Veneto, ha dichiarato: “Rosetta Loy ha sempre affrontato con signorile disincanto le memorie dell’adolescenza, gli inganni del tempo e le offese della storia, filtrandole attraverso le testimonianze di chi rivendica, pur nel dolore, una dignità morale mai scalfita. Di nuovo gli scrittori ci vengono in aiuto fornendo uno sguardo diverso, in grado di offrirci chiavi di lettura per comprendere il nostro presente e interpretarlo in maniera personale e consapevole”.

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