23 giugno 2017

Recensione "L'anima della frontiera" di Matteo Righetto

Mi piace leggere storie di anime. Poco importa di chi sia, a chi appartenga. Sempre anima è. In questo caso specifico l'anima è quella di una frontiera, di un confine, di una cosa di per sé astratta che invece l'uomo pretende di definire con certezza assoluta, quando poi all'universo, di questa divione, non potrebbe interessare di meno
Questa è la mia terra, quella è la tua. Si toccano lungo una linea che io, uomo, ho tracciato, ma non possono e non devono avere lo stesso padrone, al di qua e al di là del confine possono esistere regole e leggi diverse che io, uomo, ho stabilito
Ok, ma prova a spiegarlo a un fiore, a un albero, all'aria, al sole. Puoi convincere il vento a soffiare a favore della tua terra snobbando l'altra che tua non è? 

Le frontiere esistono solo per l'uomo, e secondo il pensiero di Augusto De Boer, padre della Jole protagonista di questo romanzo, "Le vere frontiere, sono quelle tra prepotenti e poveri cristi, tra chi si sollazza di cibo e potere e chi invece patisce la fame e deve spaccarsi la schiena per un pugno di polenta. Ecco, queste sì che sono le uniche vere frontiere."

Poco importa se l'uomo si ingegni a migliorare la sua vita con l'ausilio di invenzioni, come ad esempio l'avvento alla fine del 1800 della prima ferrovia che scorre appena al di sotto di Nevada, in Val Brenta, dove si svolge la storia scritta da Righetto: convogli per il trasporto di merce e persone che consentirà di viaggiare più velocemente. Viaggiare, muoversi, attraversare terre, in modo più pratico e sicuro. Ma questo avrebbe cambiato lo spirito della frontiera?
A questo proposito Augusto dice "... i poveri diavoli sarebbero rimasti poveri diavoli per sempre e le frontiere, tutti i tipi di frontiere, non avrebbero mai cessato di esistere. Avrebbero semmai continuato a spostarsi un po' più in qua o un po' più il là, come avevano sempre fatto da quando esisteva l'uomo sulla faccia della terra".

Augusto la passa di frodo la frontiera, per contrabbandare il tabacco, rischiando la vita per guadagnarsi un margine sufficiente di sopravvivenza. Non di richezza, non scherziamo, quella per le persone come i De Boer non esiste. Fortuna che c'è Augusto, che ogni anno compie questo viaggio pericoloso per rendere dignità alla sua famiglia. E se Augusto poi, da uno di quei viaggi non fosse più tornato? Ma possibile che la vita possa infierire così, addirittura sulla miseria stessa? Oh sì! La vita è meravigliosa, ma è anche questo. Augusto non torna, di lui non si sa più niente. Ma la famiglia non può perdere la speranza e deve pur mangiare. Tocca alla Jole partire e seguire le orme dell'amato padre. 

Non posso raccontarvi del viaggio della Jole, perché sarete voi lettori a viverlo con lei, con voi stessi. Sarete voi a sentire sulla pelle il vento della frontiera, che grida parole di vita, di amore, di dolore e di vendetta. L'anima della frontiera parla in modo diverso a ognuno di noi, lei sa chi ha di fronte e sa come approcciarsi al viandante che la sfida o che da essa si fa coccolare.

Matteo Righetto, con uno stile pulito e diretto, sa portare il lettore a compiere un viaggio attraverso paesaggi meravigliosi o ostili, descritti con la stessa intensità, il bello e il brutto come parte di un unico insieme, raccontati con la stessa forza. Se ci pensiamo bene, l'anima della frontiera ha proprio ragione: la natura, tanto quanto l'uomo, sa essere benevola o terribile, sa accogliere e donare la vita, ma sa anche uccidere. Con la voce del suo vento sa arrivarci dentro e cambiarci, non limitandosi a indicarci la via da seguire, ma insegnandoci a ascoltare noi stessi per trovare da soli la strada giusta, che non può essere la stessa per tutti.

"Per qualche anno ancora il confine con l'Austria rimase lì dov'era, dove padre e figlia l'avevano conosciuto, valicato e sfidato più volte, là dove soffiava il vento delle altitudini e quello delle ingiustizie, là dove la Jole ne aveva sentito la profonda e inquietante voce dell'anima, là dove gli uomini si fronteggiavano e si uccidevano.
Là dove, sopratutto, lei aveva imparato a conoscere il senso profondo della frontiera, quel confine che da sempre e nettamente divideva il mondo di corone d'oro e corone di spine tra potenti e poveri cristi.
Ma aveva imparato a conoscere soprattutto la frontiera più profonda e intima, quella frontiera sottile che separa il bene dal male, quella linea invisibile di demarcazione tra ragione e follia che si cela in ogni animo umano, trasformando gli angeli in demoni e i demoni in angeli"

(La Books Hunter Barbara)


Nevada. Sembra il nome di un deserto, e invece è il luogo in cui vive la famiglia De Boer, in alta val Brenta. Una terra circondata da boschi aspri, dove le case si inerpicano su pendii vertiginosi. Sono gli ultimi anni dell'Ottocento e i De Boer, che lavorano nei campi di tabacco, il pregiatissimo Nostrano del Brenta, vivono consapevoli che solo nella muta e rispettosa alleanza tra uomini e natura selvaggia esiste una possibilità di sopravvivenza. Augusto è il capofamiglia, un uomo taciturno, lavoratore instancabile, capace di ascoltare la voce dei boschi e il fischio del vento. Jole, la figlia maggiore, ha la stessa natura selvatica del padre e una sfrenata passione per i cavalli. I proventi del tabacco però non sono sufficienti a far campare la famiglia con dignità. Ecco perché Augusto un giorno decide di tentare il viaggio oltre la frontiera austriaca per contrabbandare l'eccedenza del raccolto. Un cammino impervio attraverso sentieri e passaggi impraticabili, minacciato dalle bestie feroci, dagli agguati dei briganti e dalla sorveglianza dei finanzieri. Jole ha quindici anni quando suo padre stabilisce che è giunto il momento di portarla con sé: qualcun altro deve conoscere la strada. Non passerà molto tempo prima che la ragazza si trovi a dover compiere il viaggio da sola. Inoltrandosi con solenne lentezza in una natura maestosa, rifugio accogliente e poi, d'un tratto, trappola insidiosa, Jole cerca di portare al sicuro il suo prezioso carico e di capire cosa sia successo al padre, che tre anni prima non ha più fatto ritorno proprio da una spedizione in Austria. L'anima della frontiera è un romanzo unico, lirico e scarno, nitido come un cielo spazzato dal vento. Matteo Righetto descrive con maestria scenari naturali di grande bellezza e ne fa il correlativo oggettivo dell'anima delicata e forte della sua splendida protagonista. Un western letterario che con una scrittura pulitissima e quasi materica riesce a trasmetterci un'epica intima e solenne.

Titolo: L'anima della frontiera
Autore: Matteo Righetto
Editore: Mondadori
Pagine: 192
Uscita: 13 giugno 2017
Prezzo di copertina: € 18,00
EAN: 9788804680086 


Matteo Righetto è nato nel 1972 a Padova, dove insegna Lettere. Ha pubblicato Savana Padana (TEA, 2012), La pelle dell'orso (Guanda, 2013), da cui è stato tratto un film con Marco Paolini per la regia di Marco Segato, Apri gli occhi (TEA, 2016, vincitore del Premio della Montagna Cortina d'Ampezzo) e Dove porta la neve (TEA, 2017). Scrive articoli di cultura per Il Foglio. I suoi libri sono stati tradotti in diverse lingue e, in particolare, L'anima della frontiera è diventato un caso letterario con traduzioni già avviate in molti paesi, tra cui Gran Bretagna, Australia, Canada, Germania e Olanda, prima ancora della sua pubblicazione in Italia.

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