18 maggio 2017

17 maggio 2017: il cyberbullismo è legge. Editoriale: Bullismo e Cyberbullismo. Cos'è e come combatterlo. Libri, film e siti. A cura di Barbara Podetta

Aggiornamento del 18 maggio 2017

Ieri, 17 maggio 2017, è stata approvata la legge sul cyberbullismo.

Ecco le principali novità:

Definizione del cyberbullismo: 
«qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito dei dati personali in danno di minorenni, nonché la diffusione di contenuti online il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo».

Anche i minori possono denunciare:
È stata abbassata a 14 anni l’età minima per fare richiesta a siti che gestiscono dati o ai social network di rimuovere un contenuto sgradito, anche se apparentemente non prefigura ipotesi di reato; se il sito non provvederà a rimuovere il contenuto entro 48 ore, dovrà farlo il Garante per la protezione dei dati personali entro altre 48 ore. Se il responsabile è una persona che ha dai 14 ai 18 anni, inoltre, non scatterà un processo ma solamente la cosiddetta “procedura di ammonimento”: una serie di misure di dissuasione simili a quelle già previsto nella legge anti-stalking.

Insegnanti formati per trattare il fenomeno:
Verrà istituito un Tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo, di responsabilità della presidenza del Consiglio, e ogni scuola sarà invitata a nominare un referente «che avvii corsi di formazione per gli insegnanti così che possano avere le competenze per riconoscere questo tipo di comportamenti».

Più fondi alla Polizia Postale per la tutela dei minori sul Web.

Fonte: Corriere della Sera

Trovate il testo completo della legge, collegandovi al sito del Senato, qui.

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Buongiorno lettori di Books Hunters Blog, oggi vogliamo parlare con voi di un tema attuale e molto forte, su cui però c'è ancora troppa poca informazione e, forse, verso cui c'è ancora troppa poca sensibilità. Parliamo di bullismo, e in modo particolare di cyberbullismo. L'idea di questo editoriale nasce da un incontro a cui abbiamo assistito, nel corso del quale una psicologa e un avvocato hanno spiegato il fenomeno dai diversi punti di vista. Alla fine di questo stesso editoriale, trovere una lista con la bibliografia, la filmografia e la sitologia per potervi documentare al meglio.
Analizziamo gli aspetti sociali, psicologici e legali del cyberbullismo. 

ASPETTO SOCIOLOGICO E PSICOLOGICO 

Si parte con tre doverose puntualizzazioni: 
1) Le tecnologie non vanno demonizzate ma ben usate. 
2) Se un bambino viene a contatto con un contenuto inadeguato (immagini, filmati, concetti) o comunque difficile da interpretare e capire, l'importante è parlane subito dopo, in modo che il bambino si attivi. 
3) Tutti sappiamo che un conto è ricoprire il ruolo dello psicologo o dell'avvocato e un conto è fare il genitore: l'approccio è completamente diverso, così come il sentimento che si prova.

Parliamo ora di generazioni e tecnologia e della relazione che le lega: è importante capire come comportarsi.
1) Nativi digitali, o generazione Z, sono i nati dopo il 2000. Tutti noi sappiamo, o ci siamo accorti, che questa nuova generazione ha una padronanza impressionante delle tecnologie. Le conoscono, le usano, le desiderano. Molto spesso, il cellulare, è il primo oggetto che i neonati vedono, prima del viso di mamma e papà. Il bimbo nasce, si scatta subito la prima foto. Su Facebook, esistono pagine dove le donne fanno dirette durante il parto (ne è un esempio Channel Mum). Parliamo di una vera e propria moda social, che sta avendo grande successo. In situazioni come questa, o analoghe, il bambino vede come prima cosa un dispositivo elettronico (smartphone, tablet, telecamera). Pensiamo al famoso imprinting, e rendiamoci conto dell'importanza del primo contatto che il nascituro ha con il mondo esterno.
2) Immigrati digitali: non sono nati con la tecnologia, ma l'hanno acquisita in un secondo momento. A volte non hanno tanta dimestichezza con i dispositivi digitali. 
3) Deportati digitali: sono coloro che non vogliono avere a che fare con le tecnologie. Le ritengono fastidiose, superflue, persino dannose. 

Come si devono comportare gli immigrati e i deportati, nei confronti dei nativi? Interessarsi sempre e comunque al loro mondo virtuale e/o tecnologico, supervisionarlo. Condividere. Non sminuirne l'importanza, perché è evidente che ci sono approcci diversi verso queste esperienze. Non bisogna disinteressarsi perché questo concederebbe ai bambini/ragazzi troppa libertà. 

L'identità sociale di una persona è molto importante, è fondamentale. Oggi giorno avere un'identità sociale significa anche averne una social, in rete. Se un ragazzo chiede di voler accedere alla rete per creare la sua identità social, il suo bisogno va riconosciuto e non banalizzato. Per intenderci, non esiste un manuale che dica a che età sia giusto o meno entrare nel mondo web, questa è una decisione che spetta a ogni singola famiglia, ma quello che conta è parlarne e non ridicolizzare il bisogno espresso dal ragazzo con frasi come "ma cosa te ne fai? Ma a cosa ti serve? Non ne hai certo bisogno". Il dialogo deve essere più profondo e costruttivo, devono essere spiegate con argomentazioni ragionevoli le motivazioni di un eventuale rifiuto o si deve mediare. L'importante è che il ragazzo capisca che il genitore è consapevole del suo bisogno e che comunque ci sia sempre una forma severa di controllo. La vigilanza è NECESSARIA al fine di evitare che si vengano a creare situazioni o comportamenti come i seguenti:
1) Vamping: trascorrere numerose ore notturne sui social media. Tenere a portata di mano il telefono quasi tutto il giorno, notte compresa. Il 15% degli adolescenti si sveglia quasi tutte le notti per leggere le notifiche e i messaggi che gli arrivano, per non essere tagliati fuori. 
2) Likemania e followermania: condividere sul web tutto quello che si fa, comprese foto personali e private, mettendo tutto in vetrina, sottoponendolo alla valutazione del famoso “mi piace”. Tanti like e tante approvazioni accrescono l’autostima, la popolarità e quindi la sicurezza personale. Ovviamente, vale anche il contrario, ovvero commenti dispregiativi e pochi like condizionano l’umore e l’autostima in negativo.
3) Nomofobia: da No-mobile-phone, è la fobia legata all’eccessiva paura/terrore di rimanere senza telefono o senza connessione a internet. 
4) Challenge o Sfide Social: sono uno dei problemi del momento e racchiudono tutte quelle catene che nascono sui social network in cui si viene nominati o chiamati a partecipare da altri attraverso un tag. Lo scopo in genere è di postare un video o un’immagine richiesta, per poi nominare altre persone a fare altrettanto, diffondendosi a macchia d’olio nel Web, anche nell’arco di poche ore. 
Circa 1 adolescente su 10 ha preso parte a una catena alcolica sui social network, con la finalità in genere di bere ingenti quantità di alcol in pochissimo tempo e nei luoghi o posizioni più improbabili, altri hanno fatto selfie mentre vomitavano o in condizioni vicine all’intossicazione alcolica. A queste si aggiungono le mode in cui il corpo e la magrezza hanno un ruolo centrale: Thigh Gap (arco tra le gambe), Bikini Bridge (ponte nel costume da bagno sulla pancia), Sfida della clavicola, Belly Slot (fessura nella pancia) e Belly Button (far girare il braccio dietro la schiena fino a toccarsi l’ombelico).
5) Sexting e sesso online: fare sesso inviando foto e video su WhatsApp, sui Social Network oppure telefonicamente, o davanti a una webcam. Il tutto per mettersi in mostra. Questa pratica vale per se stessi ma si tende a pubblicare anche immagini e video intimi di amci o amiche. 
I ragazzi non si rendono però conto dei rischi cui vanno incontro, tra cui poter incorrere in una diffusione senza controllo delle proprie immagini nella rete, essere adescati da pedofili e possibilità che le foto o i video siano rivenduti al mercato della pornografia online. 
Si parla anche di vendetta pornografica ossia il pubblicare questo tipo di contenuti dopo essere stati lasciati o traditi, appunto per vendicarsi. 

Quello che bisogna tenere sempre ben presente, è che ciò che viene scritto sul web, non è scritto a matita e quindi cancellabile, ma si usa un inchiostro indelebile: resterà per sempre. Resterà quando il ragazzo crescerà e cercerà un lavoro (i datori di lavoro oggi cercano sempre di scoprire qualcosa in più sui candidati attraverso il web), quando diventerà genitore (i figli potranno vedere ciò che i genitori hanno lasciato sul web), e così via. Insomma, ricordiamoci sempre della WEB REPUTATION

Vediamo ora nello specifico, il fenomeno del Cyberbullismo.

Se il bullismo è un fenomeno diffuso, il cyberbullismo lo sta diventano ancora di più, soprattutto perché è più facile da attuare:
1) Il cyberbullismo può garantire l'anonimato.
2) Il cyberbullismo indebolisce le remore etiche: quando il bullismo si concretizza di persona, si vede la vittima in faccia, si vedono i suoi occhi, la sua reazione, la sua paura, e questo può in alcuni casi fare da ammortizzatore al comportamento negativo messo in atto dal bullo. Nel web questo non accade e diventa più facile per il bullo attuare il suo comportamento illegittimo.
3) Il web crea il cosidetto effetto moltiplicatore.

I dati sul cyberbullismo sono allarmanti, soprattutto perché il fenomeno è in aumento: dal 25% del 2015 si passa al 28% del 2016. Attenzione però a questo ulteriore dato, che ci fa capire il profondo disagio delle persone vittime di cyberbullismo: il 59% dei prevaricati digitali ha seriamente considerato il suicidio. Il 52% è composto da persone autolesioniste, persone cioè che si autoinfliggono il dolore fisico per alleviare il dolore dell'anima.

Il Cyberbullismo ha anche uno sviluppo nel cosidetto Shit Storm (letteralmente "tempesta di letame"). Vittime di questo comportamento illecito sono prevalentemente i ristoranti o gli alberghi: vengono presi di mira e denigrati con recensioni negative, ovviamente false. Secondo poi i meccanismi della rete, le vittime perdono punti, vengono scartate da algoritmi e indicizzazioni e questo le compromette inevitabilmente a livello economico, fino a portarle al fallimento. Questo fenomeno si sta allargando anche ad altri settori economici.

ASPETTO GIURIDICO

Parlando di diritto, si specifica quanto segue:

Articolo 2048 Codice Civile 1° C.
CULPA IN EDUCANDO e CULPA IN VIGILANDO dei genitori:
il padre e la madre, o il tutore, sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela.
I genitori sono responsabili dei figli minori sia per quanto concerne gli illeciti comportamenti che siano frutto di omessa o carente vigilanza, sia per quanto riguarda gli illeciti riconducibili ad oggettive carenze nell'attività educativa, che si manifestino nel mancato rispetto delle regole della civile coesistenza vigenti nei diversi ambiti del contesto sociale in cui il soggetto si trovi a operare.
Ricordiamoci che ai ragazzi al di sotto dei 14 anni di età che hanno commesso illeciti vengono applicate le misure di sicurezza, mentre i ragazzi che hanno compiuto il 14° anno di età sono giudicati dal Tribunale dei Minori.
Inoltre è da sapere che, in sede civile o penale, i risarcimenti per i danni cagionati (in Italia ad esempio un pugno in faccia è risarcito con circa € 50.000) sono attuabili attraverso l'aggressione al patrimonio presente e futuro del giudicato.

Va inoltre specificato che Internet e quindi i social, sono considerati dei mezzi stampa: questo comporta il delinearsi di reati ben specifici nel caso in cui, ad esempio, venga scritto in rete un insulto verso una persona. Chi ha pubblicato o postato l'insulto è punibile dalla legge ma lo è altrettanto chi compie l'azione di "apporre il like" o "condividere" l'articolo incriminato. Nella stessa maniera, se si sta compiendo un reato, chi riprende in video o scatta immagini di quello stesso reato per poi diffonderli in rete, è punibile nella stessa misura.

Il reato di Cyberbullismo non è ancora previsto nel nostro ordinamento giuridico, pertanto si applica il 612bis (la legge sul delitto di Stalking). Esiste comunque un disegno legge, il 1261/14, che dovrà essere approvato alla Camera. (Cyberbullismo, il Senato approva il disegno di legge: Il "bullo" over 14 sarà convocato dal Questore insieme a mamma o papà, e ogni scuola dovrà individuare tra i prof un addetto al contrasto e alla prevenzione del fenomeno. Il disegno prevede sostanzialmente misure di prevenzione e di educazione nelle scuole sia per le vittime, sia per i "bulli" - ANSA 6 febbraio 2017).

Nella regione Lombardia, a gennaio 2017 è passata la legge regionale in materia di prevenzione e contrasto al fenomeno del bullismo e cyberbullismo: 7 articoli e 300.000 euro di finanziamento per il 2017. Del problema se ne occupa anche la Disciplina Scolastica 
107/2015.

COME SI COMBATTE IL CYBERBULLISMO? COME POSSIAMO AIUTARE I NOSTRI RAGAZZI?

Prima di t
utto, i genitori (o i tutori) non devono colludere con il figlio che ha commesso il reato. Devono far capire al figlio l'errore commesso e non proteggerlo o difenderlo. Devono "metterci la faccia" anche sacrificando le apparanze: in questo si concretizza la loro responsabilità in educando. Se con la loro educazione non sono riusciti a impedire al figlio di commettere il reato, devono adesso fargli assumere tutte le responsabilità che il reato comporta (civili, penali, e di coscienza). 
I genitori devono prevenire che il figlio commetta il reato: in questo si concretizza la loro responsabilità in vigilando. Oltre all'educazione impartita, devono sorvegliarlo. Devono conoscere le password per poter controllare le attività in rete. Devono vigilare sulle attività intraprese sul web e nelle chat. Il ragazzo deve percepire l'interesse del genitore, per non sentirsi troppo libero.
I genitori devono schierarsi e prendere sempre una posizione.
Il bullismo e il cyberbyullismo si sconfiggono rimandando un'immagine positiva della vittima.
Se la vittima riceve 10 commenti negativi, i ragazzi e i genitori dovranno rilanciare 30 commenti positivi, per riabilitare il valore della vittima.
A favore della vittima devono schierarsi i ragazzi, i genitori, gli educatori.
Ci vuole alleanza, bisogna non lasciare sole le vittime.
Se la vittima è isolata, bisogna riabilitarla integrandola nella collettività: invitarla a casa per i compiti, per la merenda. Aiutare una vittima di bullismo significa fare squadra per rimandarne un'immagine positiva. L'importante è iniziare e sensibilizzare.
(La tecnica di riabilitazione della vittima, vale anche per contrastare il fenomeno Shit Storm spiegato sopra).

Il profilo della vittima e quello del bullo, molto spesso sono simili. Su questo lavorano gli psicologi, che sanno esattamente su quali punti intervenire. Ci sono proprio degli attimi nella dinamica in cui si consuma il reato, in cui ci sono dei tentennamenti quasi impercettibili, sia da parte della vittima sia dal parte del bullo, che però aprono la porta al percorso riabilitativo. Proprio su questi step lavorano i ragazzi insieme agli psicologi.

Infine, per i più piccoli (parliamo di bambini) i segnali per capire se sono vittime di bullismo sono:
- i bimbi piagnucolano (non proprio piangere) troppo frequentemente
- vengono scelti per ultimi nei giochi di squadra
- manifestano proprio una fobia scolastica
- peggiorano nel rendimento scolastico
- stanno sempre vicini alle insegnanti
- non parlano in classe e tendono a fare scena muta anche quando interrogati.

Ringraziamo la dottoressa Mastronardi e la dottoressa Muser per l'incontro e le informazioni fornite.

Ora, come promesso all'inizio dell'articolo, ecco un elenco molto ricco di materiale con cui documentarvi al meglio:

Il Safer Internet Day (SID) è un evento annuale, organizzato da INSAFE e INHOPE con il supporto della Commissione Europea nel mese di febbraio, al fine di promuovere un uso più sicuro e responsabile del web e delle nuove tecnologie, in particolare tra i bambini e i giovani di tutto il mondo. Nel corso degli anni, il Safer Internet Day (SID) è diventato un evento di riferimento per tutti gli operatori del settore, le istituzioni le organizzazioni della società civile, arrivando a coinvolgere, oggi, oltre 100 Paesi. 

Bibliografia:

Cyberbullismo. Guida completa per genitori, ragazzi e insegnanti 
M. Berti, S. Valorzi, M.Facci, Reverdito Editore, 2017 

L’età dello tsunami. Come sopravvivere a un figlio preadolescente 
A. Pellai, B. Tamborini, De Agostini, 2017 

Generazione Hashtag. Gli adolescenti dis-connessi 
M. Manca, Alpes, 2016 

Cyberbulli al tappeto. Piccolo manuale per l’uso dei social 
T. Benedetti, D. Morosinotto, Editoriale Scienza, 2016 

Tutto troppo presto. L’educazione sessuale dei nostri figli nell’era di internet 
A. Pellai, De Agostini, 2015 

Adolescenti navigati. Come sostenere la crescita dei nativi digitali 
M. Lancini, Edizioni Erickson, 2015 

Odio ergo sum. Studio semiserio del fenomeno degli hater 
P. Ruffini, Mondadori, 2015 

Il metodo anti-cyberbullismo. Per un uso consapevole di internet e dei social network 
C. Sposini, Edizioni San Paolo, 2014 

Cyberbullismo. Come aiutare le vittime e i persecutori 
F. Tonioni, Mondadori, 2014 

I nuovi bambini. Come educare i figli all’uso della tecnologia, senza diffidenze e paure 
P. Ferri, BUR, 2014 

La rete del bullismo. Il bullismo nella rete 
M. Manca, L. Petrone, Alpes, 2014 

Cyberbullismo. Ricerche e strategie di intervento 
M.L. Genta, A. Brighi, A. Guarini, Franco Angeli Editore, 2013 

Focus. Come mantenersi concentrati nell’era della distrazione 
D. Goleman, BUR, 2013 

Gli interventi anti-bullismo 
G. Gini, T. Pozzoli, Carocci Editore, 2011 

Il disagio adolescenziale. Tra aggressività, bullismo e cyberbullismo 
Z. Formella, A. Ricci, Editrice LAS, 2010 

Stop al cyberbullismo. Per un uso corretto e responsabile dei nuovi strumenti di comunicazione 
N. Iannaccone (a cura di), Edizioni La Meridiana, 2009 

L’immaginario prigioniero. Come educare i nostri figli a un uso creativo e responsabile delle nuove tecnologie 
M. R. Parsi, T. Cantelmi, F. Orlando, Mondadori, 2009 

Adolescenti e nuove dipendenze. Le basi teoriche, i fattori di rischio, la prevenzione 
A. Couyoumdjan, R. Baiocco, C. Del Miglio, Editori Laterza, 2006

Filmografia:

Disconnect 

Un film di Henry Alex Rubin. Con Jason Bateman, Hope Davis, Frank Grillo, Michael Nyqvist, Paula Patton. Drammatico, durata 115 min. - USA 2012. 



Trust 

Un film di David Schwimmer. Con Liana Liberato, Robert Axelrod, Pamela Croydon, Milica Govich, Gordon Michaels. Drammatico, durata 106 min. - USA 2011. 



The Social Network 

Un film di David Fincher. Con Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Justin Timberlake, Armie Hammer, Max Minghella. Biografico, durata 120 min. - USA 2010. 


The Truman Show 
Un film di Peter Weir. Con Jim Carrey, Laura Linney, Noah Emmerich, Natascha McElhone, Brian Delate. Fantastico, durata 102 min. - USA 1998. 

Exposed 
PukkaFilms, video, durata 10,34 min. - UK 2011 
Disponibile su youtube nella versione inglese sottotitolata in italiano 

Megan’s Story 
ThinkUKnow Australia, video, durata 1,53 min. - Australia 2010 
Disponibile su youtube nella versione inglese

Sitografia:








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(Books Hunters Blog)

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