19 aprile 2017

Recensione "Tutta colpa della mia impazienza (e di un fiore appena sbocciato)" di Virginia Bramati

L’impazienza di amare, di arrivare, di desiderare, di avere e volere.
La fretta, da sempre considerata una cattiva consigliera, a volte riesce in qualche modo a ristabilire le rotte dei nostri cuori, a darci lo slancio verso un finale inaspettatamente bello e sincero.

Agnese è una ragazza che di natura non sa attendere che le cose facciano il loro corso, lei odia i tempi morti, i modi di dire. Le piace che i nodi vengano subito al pettine e che ogni cosa abbia presto una spiegazione logica. La storia di Agnese inizia d’estate, o forse in inverno? Chissà… Ma inizia, questo è certo e lo fa in anticipo, per poi proseguire in maniera del tutto inaspettata.

“Tutta colpa della mia impazienza (e di un fiore appena sbocciato)” è un romanzo di quelli che ti accompagnano lungo la vita di persone esistenti (perché seppur inventate certe storie esistono, eccome!). Un racconto di vite, come le nostre, che a volte inciampano, ma che non smettono la propria autenticità.

Agnese ha quasi diciannove anni e gli esami di maturità da portare a termine. Ha una famiglia a metà. Un futuro scolastico indeciso, un trasferimento improvviso. E così mentre suo padre a seguito del grande dolore che entrambi si portano dentro, decide di prestare la sua professione di medico lontano da casa, l’estate di Agnese prende una piega diversa, il mare si fa lontano e la sua vita si sposta, dal caos di Milano, in un piccolo borgo della campagna lombarda, che fa di ogni angolo uno scatto fotografico.

Ognuno di noi affronta il dolore in maniera del tutto diversa, per questo c’è chi scappa e chi resta dedicandosi all’offensiva e cioè immergendosi completamente in ciò in cui crede, cercando di essere forte in ciò che le piace. Agnese arriva a Terzi sull’Adda e decide che può farcela ad affrontare lo scoglio degli esami anche se tutto è cambiato. Incontra quello che sarà il suo grande amico e poi un piccolo grande amore: i primi amori, quelli che non travolgono forse, ma ti segnano da qualche parte. Non solo, incontrerà una realtà inaspettata, imparerà a guardare i fiori, i colori della campagna, ad apprezzare i gesti cordiali della natura, osservandone le mutazioni segrete. E poi imparerà che dentro di noi esistono tanti tipi di amore. Quello che cresce pian piano, più labile ma comunque importante e quello che ti travolge e stravolge.
Il suo andare di fretta le ha sempre reso la vita un po’ movimentata e anche il mistero che regna a Terzi, le ricorderà quanto sia importante a volte fermarsi a pensare, specialmente quando le cose si fanno delicate. Questo passerà attraverso moltissime vicende, una delle quali regalerà a questo romanzo anche tinte gialle.

Rallentare in amore invece risulta sempre un po’ più difficile. Infatti, ben presto, la presenza del giovane medico, sostituto del padre, avrà su Agnese un effetto inaspettato e tutte le vicende che la coinvolgeranno, con anche gli esami e la ricerca della serenità dopo la perdita della mamma, contribuiranno a fare della sua impazienza, un modo per rallentare la visione dell’amore, per dargli la giusta prospettiva e collocazione.

Virginia Bramati racconta di quanta fatica si faccia a cercare di essere se stessi quando si è fuori dal proprio contesto di origine e di quanto sia difficile scegliere la propria strada quando si vive sull’onda di emozioni difficili da comprendere e di dolori difficili da accettare. Ci regala una protagonista ironica, contraria a certe imposizioni, una ragazza decisa, intensa, alla ricerca di risposte, una voce fuori dal coro.
Fra prima e dopo, una storia sulla semplicità dei gesti, sulla bellezza della natura, nei messaggi che ci lascia. Un romanzo scritto bene, davvero bene. Una storia autentica, che si fa leggere e ascoltare.

Per qualcuno che va, c’è qualcuno che arriva.
Per un amore che si allontana,
un altro ci sta già abbracciando, ma per capirlo, dobbiamo correre un po’ più piano.
(la Books Hunter Jessica)

Titolo: Tutta colpa della mia impazienza (e di un fiore appena sbocciato)
Autore: Virginia Bramati
Editore: Giunti
Genere: Romanzo
Uscita: 8 marzo 2017
Pagine: 240
Prezzo (cartaceo): € 14,90
ISBN: 9788809829411
Prezzo (ebook): € 8,99
EAN-13 9788809852129

Trama:
«Sono nata con due mesi di anticipo, odio i tempi morti, sono fisicamente allergica ai giochi di pazienza e adoro il tasto fast forward»: Agnese è così, una ragazza esuberante, autonoma, in­sofferente verso il principio dell'«ogni cosa a suo tempo».

Ma improvvisamente, ecco che la vita prende una piega terribilmente dolorosa e la scaraventa dal centro di una metropoli che non dorme mai a una grande casa lungo un fiume, lontana quanto basta per essere immersa nei ritmi lenti e immutabili della campagna. Non solo: quando l'inverno finalmente è alle spalle e tutto sta per sbocciare, si ritrova sola, con un esame importante da preparare e solo il ronzio delle api a farle compagnia. 

Impulsiva come sempre, Agnese non si arrende e riesce ugualmente a riempirsi le giornate con tutto ciò che non dovrebbe fare fino a che dalle pagine di un libro non spunta un piccolo dono prezioso: una bustina di semi di Impatiens, la pianta i cui fiori rosa hanno il potere di curare le ferite dell'anima e insegnare l'ascolto e l'armonia. 
Sullo sfondo di una campagna lombarda sorprendente e rigogliosa, non lontano dal magico borgo di Verate che le sue lettrici hanno imparato ad amare, Virginia Bramati ci regala ancora una volta una protagonista adorabile, piena di vita, alle prese con un mistero da risolvere, un esame da superare e soprattutto con il compito più difficile: scoprire che la felicità è molto più vicina di quanto pensiamo, se solo sappiamo rallentare e guardarla negli occhi.

L'autrice:
Virgina Bramati vive e lavora a Milano. Ha esordito in rete, con un ebook che si è presto trasformato anche in un libro di carta: Tutta colpa della neve (e anche un po' di New York) (Mondadori 2014) poi seguito da Meno cinque alla felicità e E se fosse un segreto?. Tutti i suoi romanzi ruotano intorno al piccolo, verdeggiante borgo di Verate, in Brianza: un luogo immaginario eppure più che mai verosimile, destinato a diventare per le sue protagoniste un vero luogo del cuore.

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