7 aprile 2017

Recensione "La più amata" di Teresa Ciabatti

Ok, non me lo aspettavo. Non mi aspettavo un libro così. Con questo contenuto e scritto con questo tono. Mi è piaciuto? Sì. Per questo contenuto e questo tono. Teresa Ciabatti racconta e si racconta senza filtri, senza sconti. Parla della sua famiglia, di sé, della sua ossessione, sfiora temi bollenti che hanno caratterizzato un periodo storico della nostra Italia, che tuttora resta oscurato da un alone di mistero. Riguardo a questo ultimo punto, Teresa Ciabatti parla di Licio Gelli, massoneria, di P2, della Loggia di Firenze, del Golpe Borghese, fa svariati nomi e cognomi, ma non approfondisce l’argomento, non è questo lo scopo di questo suo viaggio. Serve, indubbiamente, ma solo per collocare la sua esperienza in un periodo storico ben definito e per capire come la scoperta della verità, di una parte della verità, possa diventare una missione di vita. Teresa Ciabatti è stata una bambina felice (davvero?) e un’adolescente infelice (davvero?) e ora è una donna che si autodefinisce “incompiuta”. Nel libro scrive anche “anaffettiva”, in un’intervista dice “cattiva”. Non si concede sconti, vuole solo capire perché: per quale motivo ora lei è “questo tipo di adulto?”, per colpa di chi?

Forse di suo padre: Lorenzo Ciabatti, il Professore, uomo stimato, no… temuto, che è molto diverso. Lui che tutto poteva, lui che tutto muoveva. Lui che curava la povera gente, che prestava la sua altissima conoscenza (addirittura approfondita in America!) a coloro che ne avevano bisogno, senza distinzione di portafoglio. Lui che rinunciò alla gloria del primariato presso un ospedale di gran fama, per restare umile, a servizio di un ben più modesto nosocomio di paese. Ma davvero andò in America per la specializzazione? Davvero il suo lavoro era a beneficio della gente comune, in un ospedale comune? O era solo una mossa strategica per esercitare il suo immenso potere dalla seconda linea? Perché avevano la villa più bella dell’Argentario, con una piscina che tutti invidiavano, una delle prime che si vedevano, il segno distintivo del lusso? E perché avevano un bunker? Perché il Professore fu oggetto di un sequestro lampo? Teresa Ciabatti era davvero “la più amata”? O alla fine era una vittima, addirittura una delle tante? Sarà dunque per colpa di quest’uomo che lei è stata un’adolescente capricciosa e viziata, felice solo quando si sentiva onnipotente e al di sopra di tutto e tutti? Sarà colpa del Professore se lei cercava un alibi ai suoi mille disagi, insinuando nella sua stessa mente il dubbio che qualcuno molto cattivo le stesse facendo qualcosa di molto brutto? È dunque stata l’ossessione per la verità a farla diventare quella che è ora? È forse stato il traumatico disincanto raggiunto dopo il decadimento delle finanze, dei valori e dei principi? 

Forse di sua madre: Francesca Fabiani, donna romana e ribelle, anticonvenzionale per gli standard delle aspettative della Grosseto influente, persino inadeguata. Una donna innamorata, una donna che guardava con gli occhi del cuore e non con quelli della coscienza, che le avrebbero fatto vedere un uomo diverso da quello che lei immaginava di avere al suo fianco. Troppo accondiscendente lei, Francesca, troppo debole per affrontare. Depressa? A un certo punto, forse anche quello. È quindi per colpa della fragilità della sua genitrice che Teresa Ciabatti è quella che è? È forse perché ha dovuto vedere sua madre addormentata per un anno intero, un anno di buio in cui si è persa tutto di lei e del suo fratello gemello Gianni? Quale donna avrebbe accettato di farsi addormentare dodici mesi, consiglio (consiglio?) del Professore, ovviamente! Sei depressa, devi curarti. Sono Dio e ti posso addormentare per un intero anno. O è forse perché questa madre non è stata forte abbastanza da sopportare, e ha distrutto una famiglia? Francesca lasciò Lorenzo Ciabatti e tornò a Roma, dando il via a una guerra che lasciò lei e i suoi figli sul lastrico. Non poteva immaginarselo che il Professore li avrebbe puniti? È stata quindi colpa sua?

Forse di nessuno: e se infine non fosse colpa di nessuno, e noi siamo quello che siamo perché abbiamo il dono del libero arbitrio e le nostre scelte determinano i nostri comportamenti? Se fossimo solo noi gli artefici di noi? E se essere incompiuti, anaffettivi, cattivi, dopotutto fosse solo il prodotto di se stessi, e non fosse tutto questo male?

Con un tono tagliente e sprezzante, a tratti ironico, Teresa Ciabatti si apre con sincerità, si auto giudica severamente, scoprendo di non avere scuse (forse), e iniziando (forse) ad accettare e accettarsi. Un viaggio introspettivo difficile e lungo, faticoso. Per il lettore, un tuffo nel privato di una donna, di una famiglia, con uno scorcio sul tema sociale e pubblico che caratterizzò il nostro Paese negli anni ’70 e ’80.
(La Books Hunter Barbara)




Un'autofiction sincera, feroce, perturbante, che nasce dall'urgenza di fare i conti con un'infanzia felice bruscamente interrotta.



Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quarantaquattro anni e non trovo pace. Voglio scoprire perché sono questo tipo di adulto, deve esserci un'origine, ricordo, collego. Deve essere successo qualcosa. Qualcuno mi ha fatto del male. Ricordo, collego, invento. 

Cosa ha generato questa donna incompiuta? 

"Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quattro anni, e sono la figlia, la gioia, l'orgoglio, l'amore del Professore." Il Professore - un inchino in segno di gratitudine e rispetto - è Lorenzo Ciabatti, primario dell'ospedale di Orbetello. Lo è diventato presto, dopo un tirocinio in America, rinunciando a incarichi più prestigiosi, perché è pieno di talento ma modesto, un benefattore, qualcuno dice, un santo. Tutti lo amano, tutti lo temono, e Teresa è la sua figlia adorata. È lei la bambina speciale che fa il bagno nella smisurata piscina della villa al Pozzarello, che costruisce un castello d'oro per le sue Barbie coi 23 lingotti trovati in uno dei cassetti del padre. Teresa: l'unica a cui il Professore consente di indossare l'anello con lo zaffiro da cui non si separa mai. L'anello dell'Università Americana, dice lui. L'anello del potere, bisbigliano alcuni - medici, infermieri e gente del paese: il Professore è un uomo potente. Teresa che dall'infanzia scivola nell'adolescenza, e si rende conto che la benevolenza che il mondo le riserva è un effetto collaterale del servilismo nei confronti del padre. La bambina bella e coccolata è diventata una ragazzina fiera e arrogante, indisponente e disarmante. Ingrassa, piange, è irascibile, manipolatrice, è totalmente impreparata alla vita. Chi è Lorenzo Ciabatti? Il medico benefattore che ama i poveri o un uomo calcolatore, violento? Un potente che forse ha avuto un ruolo in alcuni degli eventi più bui della storia recente? Ormai adulta, Teresa decide di scoprirlo, e si ritrova immersa nel liquido amniotico dolce e velenoso che la sua infanzia è stata: domande mai fatte, risposte evasive. Tutto, nei racconti famigliari, è riadattato, trasformato. E questa stessa contrarietà della verità a mostrare un solo volto Teresa la ritrova quando si mette a scrivere, ossessivamente prova a capire, ad aggrapparsi a un bandolo e risalire alle risposte. Esagerazione, mitomania, oppure semplici constatazioni? Con una scrittura densa, nervosa, lacerante, che affonda nella materia incandescente del vissuto e la restituisce con autenticità illuminandone gli aspetti più ambigui, Teresa Ciabatti ricostruisce la storia di una famiglia e, con essa, le vicende di un'intera epoca.

Titolo: La più amata
Autore: Teresa Ciabatti
Editore: Mondadori
Pagine: 218
Prezzo di copertina: € 18,00
Uscita: 28 febbraio 2017
EAN: 9788804664529

Teresa Ciabatti è nata (5 maggio 1975) e cresciuta a Orbetello, e vive a Roma. I suoi romanzi sono: Adelmo, torna da me (Einaudi Stile libero), I giorni felici (Mondadori), Il mio paradiso è deserto (Rizzoli), Tuttissanti (Il Saggiatore), La più amata (Mondadori). 
Collabora con "Il Corriere della Sera" e con "la Lettura".
foto ©grazia ippolito

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