13 febbraio 2017

Recensione "Sono cose da grandi" di Simona Sparaco

Prima di leggere questo libro, pensavo a Simona Sparaco come a una brava scrittrice. Ora, penso a Simona Sparaco come a una madre che di mestiere fa la brava scrittrice. Trovo che sia una differenza di una certa importanza, soprattutto considerato che in questo libro lei si apre completamente al piccolo Diego, il figlio al quale questa lunga lettera è destinata, in un futuro che lei stessa guarda avvicinarsi giorno dopo giorno.

Fa impressione riconoscersi così profondamente in qualcuno che ti è estraneo. Non in tutto ovviamente, ma è addirittura sconvolgente leggere tra le righe di un libro un pensiero che è tuo, che ti accompagna giorno dopo giorno, che cresce e cambia accanto a te, come una creatura che non è te, ma è complementare a te. Ti riempie, ti completa. Simona Sparaco dice che il mondo di una donna viene sconvolto dalla nascita di un figlio. Io sono una madre e sono d’accordo. Una delle cose che cambia immediatamente, è la percezione della paura. Non è più grande o più importante rispetto ad altre paure: è solo diversa. Si consegna un figlio al mondo e si consegna un mondo a un figlio. Ecco che allora ci facciamo carico di questa missione, che è allo stesso tempo un viaggio meraviglioso: preparare i nostri figli ad affrontare un mondo che intanto cerchiamo di migliorare al fine di renderlo più accogliente. Una bella responsabilità. Sembra già complicato così, eppure a un certo punto si passa a un livello superiore, quello in cui la paura la riconosci negli occhi di tuo figlio. E diventa insopportabile. Vorresti proteggerlo, vorresti prendertela tutta tu quella paura e liberare lui. Ma sai che non si può, sai che il tuo compito non è quello di sottrarlo a questo sentimento, ma piuttosto aiutarlo a riconoscerlo e affrontarlo. Simona Sparaco mi insegna che c’è una grande differenza tra paura e terrore: la prima è quella che ti aiuta a crescere e ti rende scaltro e vigile. Il secondo è quello che insidia e ti consuma, ti toglie lucidità e giudizio. Saper individuare il confine tra l’una e l’altro può aiutarci a guardare avanti con più ottimismo. A guardare dentro di noi e spronarci a cercare il nostro talento, quello che ci rende speciali. Simona parla di tutto questo a Diego, con dolcezza e sincerità, scoprendo anche le sue fragilità che sono le stesse comuni a tante mamme, perlomeno a me sicuramente. Le sue parole mi hanno toccata nel profondo, laddove si annidano quegli strani sentimenti che si mischiano in un groviglio difficile da decifrare. 

Un passaggio del suo scritto mi ha commossa e divertita allo stesso tempo: noi mamme che sgridiamo i nostri figli, li costringiamo a chiederci scusa perché così risolviamo il conflitto e abbiamo l’alibi giusto dietro cui nascondere il nostro bisogno di fare subito pace, perché restare arrabbiate va al di là delle nostre capacità. Quanto è vero. E quanto non lo credevo possibile prima di diventare madre. Così come non credevo possibile provare la felicità assoluta nel vedere mio figlio giocare sereno e stupirsi delle piccole cose che per me sono così ovvie e scontate. Anche su queste cose bisogna soffermarsi, trovare il tempo di gioirne e concentrarsi sul "qui e ora". Qui e ora. Buffo, era lo stesso messaggio che avevo colto nel libro che ho letto precedentemente a questo. Parlava di anziani che del "qui e ora" fanno la loro filosofia di vita. In questo libro invece parliamo di bambini, che nella loro inconsapevolezza hanno una concezione alterata del passato e del futuro e quindi vivono appieno il loro presente, "qui e ora". A ottant'anni come a quattro anni. 

Ci sarebbero mille altre cose da dire, ma mi fermo qui e ringrazio la delicatezza e il coraggio di Simona Sparaco, che in un’unica frase sa racchiudere l’amore, la paura, la meraviglia, la forza:
Guarda mamma, una faffalla!”.

(La Books Hunter Barbara).




Un giorno, davanti alla televisione, per la prima volta Simona riconosce negli occhi del figlio la paura. E non è la paura catartica delle fiabe, è quella suscitata dalla violenza del mondo. La frase usata fino ad allora per proteggerlo - «sono cose da grandi» - non funziona più. Così decide di rivolgersi a lui, con semplicità, per dirgli ciò che sulla paura ha imparato. Ma anche per raccontargli la dolcezza di una vita quotidiana a due, tra barattoli pieni di insetti e scatole magiche dove custodire i propri desideri. Scrivendogli scopre la propria fragilità, e in questa fragilità, paradossalmente, una forza.

Titolo: Sono scose da grandi
Autore: Simona Sparaco
Editore: Einaudi
Pagine: 98
Prezzo di copertina: € 12,00 - ebook € 7,99
Uscita: 24 gennaio 2017
ISBN-13: 978-8806233976


Simona Sparaco, scrittrice e sceneggiatrice, è nata a Roma. Dopo aver preso una laurea inglese in Scienze della Comunicazione, spinta dalla passione per la letteratura, è tornata in Italia e si è iscritta alla facoltà di Lettere, indirizzo Spettacolo. Ha poi frequentato diversi corsi di scrittura creativa, tra cui il master della scuola Holden di Torino. Nel 2009 ha pubblicato il romanzo Lovebook e, nel 2010, Bastardi senza amore, tradotto anche in lingua inglese. Nel 2013 è uscito per Giunti Nessuno sa di noi, un istantaneo bestseller del passaparola, ristampato in 21 edizioni, vincitore del Premio Roma e finalista al Premio Strega. Nel 2014 è uscito, sempre per Giunti, Se chiudo gli occhi (Premio Selezione Bancarella, Premio Salerno Libro d’Europa e Premio Tropea). Vive tra Roma e Singapore.

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