5 ottobre 2016

"La curiosità uccise il gatto" di Barbara Podetta

Buongiorno lettori, oggi parliamo della notizia che impazza (sì, impazza) sul web e sulla carta stampata: hanno scoperto la vera identità di Elena Ferrante. O no? Se ne parla da tanto tempo e in questi giorni la rivelazione sembra diventata uno scoop sensazionale (mah). Dietro lo pseudonimo di Elena Ferrante si nasconderebbe (il condizionale è ancora d’obbligo) Anita Raja, moglie dello scrittore Domenico Starnone.

L’articolo rivelatore (o delatore, a seconda dei punti di vista) è stato pubblicato dal giornalista Claudio Gatti lo scorso 2 ottobre sull'inserto Domenica del Sole 24 Ore.
Da allora la notizia è rimbalzata in mezzo mondo e sui social, è un susseguirsi di prese di posizioni di chi difende la privacy di un’autrice che non vuole rivelarsi e chi giustifica un “sano” (forse le modalità con cui le ricerche sono state condotte non sono proprio sane) interesse giornalistico per un personaggio pubblico.

Noi avremmo voluto stare in silenzio per non buttare benzina sul fuoco, ma in quanto blog letterario a 360° non sarebbe stato corretto tacere. Da questa premessa partiamo per arrivare a porre dei quesiti ai nostri lettori, come invito a riflettere.

Ci sono dei casi in cui, secondo noi, uno scritto può assumere una declinazione interpretativa diversa a seconda di chi ne sia l’autore. Ad esempio, se leggessimo un libro che parla del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, nel quale la sua figura venisse osannata e celebrata, e scoprissimo che la penna che lo ha scritto è stata guidata dalla mano del suo antagonista di sempre Massimo D’Alema (anche se dicono di giocare dalla stessa parte del campo), la nostra interpretazione dello scritto sarebbe condizionata e non poco. Sicuramente affronteremmo la lettura in modo diverso se l’autore fosse, invece, un suo fan e sostenitore. E qui arriva la prima domanda: possiamo paragonare un caso (seppur ipotetico) come questo ai libri della Ferrante? Davvero, nel suo caso, farebbe la differenza sapere chi davvero lo ha scritto? Sarebbe davvero influente (o addirittura fuorviante) ai fini dell’interpretazione del significato del libro, sapere chi si nasconda dietro al nome d'arte?

Inoltre, siamo abituati a leggere, leggere ancora, sempre. Non solo autori affermati, ma anche esordienti. Non sempre conosciamo la loro vita, il pensiero, possiamo sbirciarne le biografie certo, ma sappiamo bene che il modo migliore per arrivare al loro cuore, all’anima, è catturare la loro essenza attraverso le parole che ci regalano. È uno sforzo dovuto. È il bello del viaggio. E qui arriva un’altra domanda: Elena Ferrante si è fatta conoscere nei suoi libri? Ha saputo costruire una sua immagine attraverso le storie che ha scritto? E non parliamo del libro tirato in ballo da Gatti, La Frantumaglia, l’autobiografia in cui la scrittrice fornirebbe, secondo il giornalista, indicazioni non corrette (del resto stiamo dicendo che la Ferrante non vuole essere riconosciuta quindi forse non è così strano che fornisca indicazioni svianti, posto che siano svianti). Parliamo della sua intera produzione letteraria. Ci ha parlato di sé? E soprattutto, può bastarci?

Infine, un’ultima riflessione. Per arrivare a attribuire una fondamentale correlazione tra l’identità di uno scrittore e quanto ha scritto, dobbiamo conoscere in modo approfondito i libri (possibilmente tutti) e la personalità dell’autore: come ha vissuto e come vive, cosa pensa e come si pone rispetto ai temi che tratta nelle sue storie. Paradossalmente dobbiamo conoscerlo al di là dei suoi libri. E quindi: conosciamo bene tutti i libri di Elena Ferrante? Conosciamo Anita Raja come si deve? Siamo in grado davvero di mettere in relazione i libri della Ferrante e la persona di Anita Raja e decretare che sì, questa relazione può cambiare il messaggio che abbiamo colto dagli scritti?

Era davvero necessario tutto questo clamore? 
Che non si dica, come invece ha detto Gatti, che il polverone è stato sollevato da coloro che la sua notizia l'hanno commentata con passione: quando la bomba si innesca, c'è una forte probabilità che esploda...

Barbara Podetta


1 commento:

  1. E' così importante sapere chi è la Ferrante? Lei non vuole farcelo sapere, tant'è. Sceglie di raccontarsi attraverso le sue storie. Non so, magari mi leggo i suoi libri prima di interessarmi a tutto il resto. Di una cosa sono sicura: non mi interessa incrociare dati, preferisco incrociare parole. (Ottimo editoriale, socia!) (Jess)

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