25 ottobre 2016

Cover della settimana: "Il contrabbandiere di parole" di Natalio Grueso

Buongiorno lettori, oggi è martedì ed è ora del nostro appuntamento della sera con gli amici di "Leggiamoci di torno", La Ross e Alex, per lo spazio "un libro non si giudica dalla copertina... O forse sì!".

Questa settimana vi parleremo del primo libro dell'autore spagnolo Natalio Grueso, "Il contrabbandiere di parole" edito da Salani.


Torniamo a discutere di scelte editoriali, fra cover e titoli.

Il romanzo di cui vi parleremo in radio ha senza dubbio un titolo che acchiappa. Il problema è che va a cozzare con tutto il senso del romanzo. Il filo conduttore viene praticamente reciso, sebbene il titolo sia stato preso dall'interno del romanzo.
Ne avevo già parlato ampiamente nell'Editoriale “La delusione da Titolo” di Jessica Moro. Qui spiegavamo di come stravolgere il titolo originale dell'opera, in questo caso è "La soledad", fosse stata una pessima scelta. Perché? Beh, il filo conduttore della storia, è proprio la solitudine. Come lo spieghi meglio se non mantenendo quel titolo?
 Il romanzo è diviso in racconti, anticipato da un monologo che introduce il tema stesso dell'esser soli. In ogni racconto ci sono diversi personaggi: un cacciatore di sogni e la ragazza giapponese Keiko, che fra le numerose lettere ricevute sceglierà l'uomo con cui andare a letto per una sola notte. Secondo Keiko, l'importanza della parole e della cura con cui esse vengono scelte per scriverle, fornisce la chiave. Quindi non importa se il prescelto è bello o brutto, ricco o povero: le parole sono tutto.
Poi c'è Horacio, un prescrittore di libri. Una specie di medico che anziché prescrivere pillole, per curarsi prescrive libri. C'è anche il cacciatore di sogni, colui che non può esser chiamato, lui sa a che porta bussare e che sogno realizzare.
Un libro in cui è facile smarrirsi, in cui la narrazione pare contrastarci in continuazione. Quando chiudi il libro capisci che il titolo doveva essere quello originale, che la cover forse non è proprio quella giusta, per via soprattutto del vizietto dei palloncini e dello sfondo azzurro.
In conclusione: avrebbe potuto funzionare se le scelte fuorvianti di titolo e cover non avessero deluso le aspettative. I libri devono impattare visivamente, non possono dimostrarsi fasulli e incoerenti nel loro messaggio iniziale più importante.
Salani peccato, a nostro avviso hai toppato.

Ne parliamo questa sera ONAIR!
(Leggiamoci di Torno è in diretta su NeverWasRadio dalle 21.00 alle 22.30)

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