27 ottobre 2016

Recensione "L'uomo che non sono" di Cristina Bellon

Quanti altri noi abbiamo dentro che non conosciamo?

Parte da qui un cammino lungo pochi mesi, che sembra una vita, quella che non basterà mai per conoscersi veramente, per sapersi, per ammaestrarsi, per tacere e rinunciare, o forse, per amarsi e gridare.
I nostri spostamenti sono pesanti macigni sul mondo, un terreno cosparso di orme perennemente imbronciate, alla ricerca di una meta, forse un muro a cui fermarsi. L’esistenza consiste in cumuli di difetti e virtù, i primi possono cambiare faccia a seconda degli occhi che li incontrano, le seconde possono perdersi sotto i primi.
Ma chi siamo noi per cambiarci, amalgamandoci in una realtà che non è solo nostra ma di tutti? Modificarsi, estendersi fino dove prima non si arrivava nemmeno. Un fiume che si gonfia e sfonda gli argini e grida libertà, prima di distruggere ogni cosa sul suo cammino.

Quanto è giusto modificarsi per rendersi meritevoli di vite non cucite su di noi? Portatori di vestiti che ci stanno troppo stretti, deboli servitori del quotidiano, questo siamo. Incapaci di vederci nella nostra miglior versione: la nostra.

“L’uomo che non sono” è un viaggio che passa da piedi a mani, da mani a piedi. Estremità in disaccordo quando si tratta di scegliere. I piedi vogliono andar via, le mani già toccano. Un uomo, una vita alla deriva, un fuoco ormai spento fatto di legna ormai arsa e annerita. Scelte difficili da percorrere tutte, un filo sottile su cui camminare.
Giovanni Tosi, una vita da rincorrere, da riacciuffare, da prendere per i capelli. Uno sguardo spento, reso alla vita di sempre, incapace di ribellarsi ai disagi, per cui le decisioni sono impossibili da guardare negli occhi senza ricordarsi gli errori passati. Quest’uomo però dopo un matrimonio fallito e un lavoro che lo rende schiavo del silenzio, della non ribellione e amico della pazienza, subirà quel colpo, quello che serve a scuotere la vita che a volte dorme dentro di noi.
Un amico di sempre se ne va, Beppe, un compagno di giochi e poi di vita adulta. Esperienze diverse, ma stessa voglia di ribellarsi al nulla. Mentre Beppe si arrende alla vita, Giovanni capisce che la sua resa non può esser lasciata marcire in quella vecchia stanza. Un tasto premuto sull’ON, una spinta forse. Quel momento in cui non sai più chi sei e vuoi ritrovarti a tutti i costi, a costo di fare una pazzia, a costo di collezionare pericoli come figurine, a costo.
Una vita che cambia d’improvviso quella di Giò. Una situazione in cui il cane è d’impiccio, i denti troppo storti, i vestiti troppo logori. I soldi rendono le cose semplici, ma complicano le persone che non li sanno usare, che non ne hanno mai conosciuto il valore. Ma il valore dei soldi te lo insegna chi i soldi li ha sempre con sé, questo farà il misterioso signor V.S., darà a Giò un lavoro invisibile agli occhi di tutti che renderà Giovanni Tosi una persona diversa, capace di ogni cosa, anche di farsi del male, anche di perdersi, di allontanare le belle cose di un tempo. Di dimenticarsi che le origini non vanno negate, ma ricordate.
Il vecchio lavoro, quello di facciata inizierà a diventare un mezzo, perché ciò che Giò vuole è essere diverso e solo quei viaggi ben pagati a consegnare valigie dal contenuto ignoto, possono permettergli di essere qualcun altro, uno migliore, tosto, che può pagare donne e comprare la droga, quella droga che lo fa star male, ma che gli permette di scordare anche solo per un attimo le tristezze e le sconfitte. Ma ogni cosa facile porta sventura. Giovanni pagherà le conseguenze d’ogni scelta fatta.

Un libro quello di Cristina Bellon, che fa luce all'ombra delle cose buie. All'ombra sì. Perché anche le profondità possono avere altre profondità nascoste: una cicatrice che non vedi sulla pelle resa cadente dagli anni. Un protagonista da sempre seduto, si alza d’improvviso e si mette a correre senza sapere dove sta andando. “L’uomo che non sono” è la conseguenza dello spegnere i pensieri, dello smettere di farsi domande in un mondo che in prevalenza ormai ha solo quelle. È credere di potersi dimenticare di chi si è, cercando quella svolta epocale, che ci permetta di guardarci ancora allo specchio e, invece, ci incastra per sempre in un’immagine distorta la cui meta è il non ritorno.

Forse dobbiamo solo ammettere di essere chi siamo, provare a migliorare giorno dopo giorno, abituarci alla nostra immagine, scolpendo un po’ le imperfezioni, facendo nostro quel sorriso che regaliamo a tutti tranne che al riflesso. Dobbiamo imparare a negarci il nostro non essere e a ridarci l’essere che siamo.
(la Books Hunter Jessica)

Titolo: L'uomo che non sono
Autore: Cristina Bellon
Editore: Cairo Editore
Genere: Narrativa
Uscita: 13 ottobre 2016
Pagine: 240
Prezzo (cartaceo): € 15,00
Prezzo (ebook): € 6,99
ISBN 978-88-6052-747-9

Trama:
Una vita da travet con gli amici al bar, un’ex moglie da mantenere, uno schnauzer nero gigante e una datrice di lavoro ossessionata dal controllo. Una quotidianità priva di emozioni quella di Giovanni Tosi, quarantacinque anni, che dopo il divorzio si ritrova a vivere nel paese della campagna lombarda in cui è nato. Poco eccitante, anche se con una sua confortante monotonia. 
Poi, un giorno, avviene un fatto tragico. Beppe, il migliore amico di sempre, muore e Giò, stordito dal dolore, si scopre terrorizzato dalla prospettiva di troppi rimpianti. È l’inizio della metamorfosi: se la vita ti manda un segnale, sta a te coglierlo. Il cambiamento comincia dall’aspetto: ritrovare la forma fisica e rivoluzionare il guarda roba è certamente il primo passo per mostrarsi al mondo in modo diverso. Poi, un calcio alla tranquillità e si apre la caccia alle emozioni forti, ai guadagni facili, alle trasgressioni. Sì, forse alcune esperienze portano con sé una dose di rischio, ma anche la possibilità di toccare il cielo. Basta non farsi troppe domande. 
Dall’hinterland agricolo cristallizzato sotto la brina, il pericoloso apprendistato di Giò lotrascinerà, tappa dopo tappa, in un viaggio di perdizione. Fino all’inevitabile e drammatica resa dei conti in una città del Caucaso misteriosa e violenta, per scoprire che in quel nuovo cielo non si può volare.

L'autrice:
Cristina Bellon è una scrittrice, nata a Somma Lombardo (Va) nel 1968.
È opinionista e critico letterario per il settimanale di cultura e politica Arcipelago Milano, dove è responsabile della Rubrica Libri. Si occupa di divulgazione scientifica su La Stampa, Panorama, Donna Moderna, Starbene e altre riviste.
Coordina contenuti scientifici ed educativi di festival e mostre.
Ha partecipato all’evento multimediale “Futuro Remoto” (Città della Scienza, Napoli, 2012), dove ha contribuito anche con una parte narrativa.
Ha collaborato con il CIFS (Consorzio Interuniversitario Fisica Spaziale) di Torino per la pianificazione comunicativa del progetto di divulgazione della fisica.
Per Mondadori, ha pubblicato (2012) il saggio“Il futuro spiegato ai ragazzi”, ora tradotto in spagnolo (Siruela, Madrid, 2013).
Per Gruppo B Editore (Milano), il romanzo “L’Ora Breve”(2014), quarto classificato al concorso letterario internazionale “Vinceremo le malattie gravi” 2015.
È stata finalista nel concorso letterario GialloStresa 2014.
Per Morellini (Milano), il racconto “Il giorno del persico” dell’antologia “Delitti di lago” (2015).
Per Morellini (Milano), il racconto “Il prigioniero dell’Ade”, dell’antologia “Nuovi delitti di lago”(2016).
Per Cairo, il romanzo “L’uomo che non sono” (2016).

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