29 settembre 2016

Recensione "L'imperfetta" di Carmela Scotti

Questo è uno di quei casi in cui si finisce di leggere un libro e si vorrebbero dire molte cose, ma nel contempo sembra che ogni parola che si possa pronunciare o scrivere non ne sia all’altezza. Si potrebbe scrivere una recensione di 20.000 battute o di una sola parola: stupendo.

Questa è la storia di Catena, giovane donna che consuma la sua esistenza a Palermo, sul finire del lontano 1800. Con sé e dentro di sé porta l’eredità lasciatale da un padre tanto amato e adorato e prematuramente scomparso, lasciandola sola a vagare nel mondo. Catena non era un’orfana, almeno non per l’anagrafe, ma lo era nei sentimenti e nella vita: rimasta sola con la madre e due sorelle. Sola. Non circondata dall’affetto di una famiglia, seppur mutilata, ma soffocata da odio e indignazione, per essere un’imperfetta. Per essere figlia di un uomo che tanto amava i libri e che, come sua madre Agata prima di lui, aveva trasmesso questa passione alla sua progenie, trasferendo la conoscenza delle piante e relative proprietà, il mistero delle stelle e il fascino delle storie sussurrate davanti al fuoco scoppiettante di un camino. Catena è imperfetta, almeno è così che la vede la gente: una mavara capace di portare sfortuna e sventura. Una strega.
Già quando era bambina, oltre all’odio che le veniva regalato da chi invece avrebbe dovuto amarla incondizionatamente, Catena conosceva la violenza degli uomini, sapeva quanto male potevano farle, quanto erano prepotenti nel prendersi ciò che solo lei avrebbe avuto il diritto di concedere. Viveva all’inferno ma grazie ai libri sapeva volare in paradiso e sentirsi viva e felice.

«Vai nei campi», disse mio zio, «aiuta le tue sorelle. » Non risposi per paura delle botte, ma le dita sotto la coperta si piegarono a pugno, forti dentro la carne, forti che arrivò il sangue e lo leccai via. Appena se ne andò, strisciai sotto il letto, sollevai due mattonelle e tirai fuori i libri di mio padre. Pagine ingiallite e taglienti, di cuoio e di rame. Me li avrebbero portati via ora che lui era morto, al fuoco li avrebbero regalati, e al vento la cenere rimasta. Appoggiai la faccia su una pagina e respirai forte l’odore delle dita di mio padre, immaginando i suoi occhi spalancati sulla carta. Solo così divenni quieta e smisi di tremare.

Quando però tornava alla realtà, sentiva crescere dentro di lei qualcosa che nasceva dal profondo, una rabbia pericolosamente simile al concetto di vendetta. O forse semplicemente vicina al concetto di giustizia. Fu così che Catena cercò di liberarsi, scoprendo solo troppo tardi che da certe cose non si fugge, perché a ogni passo si corre lontano da un ricordo per inciampare e rovinare sul senso di colpa, fino a dimenticarsi di sorridere.

Com’è che si faceva a ridere? Si piegava in alto la bocca, si formavano piccole rughe agli angoli degli occhi, si scoprivano i denti, solo poco, si liberava l’aria, se ne accoglieva dell’altra. Provai, ma non era più il tempo: la mia bocca era dura, pericolante e storta come il muro di un vecchio rudere.

Ci sono situazioni in cui si è circondati solo da disperazione e paradossalmente ci si convince che solo il dolore può tenerci in vita. Catena questo lo sapeva bene, perché la sua esistenza era aggrappata a un dolore severo, eppure così vivo, pulsante. L’essenza e la mancanza erano il suo vero inferno. Lei era piena di vuoto.

Quel dolore io non lo curerò, perché è con me che deve stare, perché è il ricordo che non posso perdere, è la mancanza che non riempie, neanche con tutte le parole che il mondo contiene.

Catena così sopravviveva, ingannando la morte che spesso la andava a cercare,  le sfuggiva perché era capace di trasformare i ricordi dolorosi in carezze pure e caritatevoli. Non più memorie che la inchiodavano al buio della sofferenza, ma pensieri liberi e belli che la portavano via, lontana da lì. Lei trasformava le sue catene in ali.

La storia di Catena non è tutta qui, è molto altro. Ma non ne farò parola, perché questa vicenda non può essere raccontata, deve essere vissuta così come l’autrice l’ha progettata. Carmela Scotti ha deciso che nessuno avrebbe avuto pietà di Catena e nessuna pietà ha concesso al lettore, che si trova impotente di fronte alla durezza di questo racconto. Nessuno sconto, niente misericordia.

Un esordio potente e straordinario per questa giovane autrice, che regala al lettore una costruzione narrativa perfetta, abbinata alla struttura di un conto alla rovescia che toglie il respiro, il tutto condito con la delicata poeticità della parola.
Davvero imperdibile.
(La Books Hunter Barbara)


«Ripetevo le parole per tutto il tempo che durava il buio, e la mattina, quando il sole si alzava, avevo costruito una stella. Lucida, rifinita e brillante, come la lama del coltello quando l’arrotino l’accarezza. Così era la mia stella al mattino, e tutte le altre che sarebbero venute.»


Per Catena la notte è sempre stata un rifugio speciale. Un rifugio tra le braccia di suo padre, per disegnare insieme le costellazioni incastonate nel cielo, imparare i nomi delle stelle più lontane e delle erbe curative, leggere libri colmi di storie fantastiche. Ma da quando suo padre non c’è più, Catena ha imparato che la notte può anche fare paura e può nascondere ombre oscure. L’ombra delle mani della madre che la obbligano al duro lavoro nei campi e le impediscono di leggere, quella degli occhi gelidi e inquieti dello zio che la inseguono negli angoli più remoti della casa. Le sue sorelle sembrano non vederla più, ormai è la figlia imperfetta e il ricordo del calore dell’amore di suo padre non basta a riscaldare il gelo nelle ossa. Catena ha solo quindici anni quando decide che non vuole più avere paura. E l’ultima notte nella sua vecchia casa si colora del rosso della vendetta. Poi, la fuga nel bosco, dove cerca riparo con la sola compagnia dei suoi amati libri. È grazie a loro e agli insegnamenti del padre che Catena riesce a sopravvivere nella foresta. Ma nel suo rifugio, fatto di un cielo di foglie e di rami intrecciati, la ragazza non è ancora al sicuro. La stanno cercando e per salvarsi Catena deve ridisegnare la sua vita, la vita di una bambina che è dovuta crescere troppo in fretta, ma che può ancora amare di un amore forse imperfetto, ma forte come il vento.

Con questo romanzo potente, finalista al prestigioso premio Calvino, Carmela Scotti ci guida al cuore di una storia antica e insieme attualissima, illuminata da un’intensa e affilata voce femminile. La storia di una ragazza coraggiosa e troppo sola. Della sua voglia di vivere contro tutto e tutti. Di una stella che continua a brillare anche in un cielo coperto di nuvole.


Titolo: L’imperfetta
Autore: Carmela Scotti
Editore: GARZANTI
Pagine: 208 
Prezzo di copertina: € 14,90
Uscita: 25/08/2016
ISBN: 9788811688464

L'autrice:
Carmela Scotti si è diplomata in pittura e fotografia all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Ha vissuto a Palermo, a Roma e a Milano, facendo i mestieri più diversi. Oggi vive in Brianza e collabora con i settimanali «Cronaca Vera» e «Tu Style». L’imperfetta è il suo primo romanzo, ed è stato finalista al prestigioso premio Calvino.


Notte e giorno dicevo nella testa le parole dei libri di mio padre. Le avevo tutte nella memoria, nessuno può rubare i pensieri senza peso, sottrarli nel sonno a chi li tiene stretti.

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