29 agosto 2016

"Il giardino delle mosche" - Andrea Tarabbia, finalista al Premio Campiello 2016

Buongiorno lettori, oggi ci dedichiamo a un altro finalista al Premio Campiello 2016: parliamo di Andrea Tarabbia e del suo lirbo Il giardino delle mosche, edito da Ponte alle Grazie.

Nel suo blog (https://andreatarabbia.wordpress.com/) Andrea Tarabbia si descrive così:
Sono nato a Saronno, in provincia di Varese ma grazie a dio vicina a Milano, nel 1978. 


Ho pubblicato i romanzi La calligrafia come arte della guerra (Transeuropa, 2010), Marialuce (Zona, 2011) e Il demone a Beslan (Mondadori, 2011), il saggio Indagine sulle forme possibili (Aracne, 2010) e l’e-book La patria non esiste (Il Saggiatore, 2011). 
Nel 2012 ho curato e tradotto Diavoleide di Michail Bulgakov per Voland ed è uscito Il cimitero degli anarchici (Franco Angeli), un libriccino scritto per l’Archivio di Stato di Regione Lombardia. Nel 2013 è uscito il racconto La ventinovesima ora, pubblicato in versione e-book nella collana Mondadori Xs. 


Nel 2014 ho pubblicato per Manni un reportage, a metà tra il saggio e l’autofiction, sull’eutanasia: si intitola La buona morte. Nel 2015 è uscito il romanzo Il giardino delle mosche (Ponte alle Grazie). 
Vivo a Bologna con mia moglie e mio figlio.


Tra il 1978 e il 1990, mentre in Unione Sovietica il potere si scopriva fragile e una certa visione del mondo si avviava al tramonto, Andrej Čikatilo, marito e padre di famiglia, comunista convinto e lavoratore, mutilava e uccideva nei modi più orrendi almeno cinquantasei persone. Le sue vittime – bambini e ragazzi di entrambi i sessi, ma anche donne – avevano tutte una caratteristica comune: vivevano ai margini della società o non si sapevano adattare alle sue regole. Erano insomma simboli del fallimento dell’Idea comunista, sintomi dell’imminente crollo del Socialismo reale. Questo libro, sospeso tra romanzo e biografia, narra la storia di uno dei più feroci assassini del Novecento attraverso la visionaria, a tratti metafisica ricostruzione della confessione che egli rese in seguito all’arresto. E fa di più. Osa raccontare l’orrore e il fallimento in prima persona: Čikatilo, infatti, in questo libro dice «io». È lui stesso a farci entrare nella propria vita e nella propria testa, a raccontarci le sue pulsioni più segrete, le sue umiliazioni e ossessioni. Il giardino delle mosche è un libro lirico e crudele allo stesso tempo: la storia di un’anima sbagliata, una meditazione sul potere e la sconfitta e, soprattutto, una discesa impietosa fino alle radici del Male.

Titolo: Il giardino delle mosche
Autore: Andrea Tarabbia
Editore: Ponte alle Grazie
Pagine: 336
Prezzo di copertina: € 16,80
Uscita: 17 Settembre 2015

Non conoscevo Tarabbia e non ne avevo mai sentito parlare, ora non vedo l'ora di leggere ogni riga che ha scritto.
Un libro intenso, potente, con un'architettura narrativa solida come l'acciaio e un talento nella scrittura nel quale non mi imbattevo da anni.
Un senso della misura che porta a leggere le descrizioni degli omicidi di Citakilo (il mostro di Rostov) senza un grammo di pelosa morbosità.
L'angoscia montante di un paese che muore e di chi si piglia follemente carico della sua salvezza.
Tarabbia è del 1978 e ha già una completezza stilistica che uno si aspetterebbe da un autore anagraficamente molto più maturo.
Che talento, l'ho già detto?
Nicolas (Anobi)

La prima parte affonda nella materia narrativa trattata con la precisione di un bisturi, tanto che si esce sgomenti dalle visioni surreali raccontate dal protagonista, descritte con il medesimo crudo rigore dei brani più strettamente "realisti". Proseguendo la lettura si nota come lo schema tenda a ripetersi perdendo forse un poco della sua efficacia; nel complesso ci si trova comunque davanti a una prova più che convincente di una voce consapevole.
Lago (Anobi)

0 commenti:

Posta un commento