6 luglio 2016

Recensione "Borderlife" di Rabinyan Dorit

Amos Oz dice, a proposito di questo libro: «Una magnifica storia d’amore che la tragedia di due popoli non riesce a sopraffare». In realtà non mi trovo completamente d’accordo con questa affermazione. La storia d’amore è davvero magnifica, ma non sono sicura che non sia stata fortemente condizionata (o addirittura sopraffatta) dalle profonde ferite che questi due popoli continuano a infliggersi l’un l’altro, nonostante le cicatrici del passato. Mi spiego. Leggendo questa frase di Amos Oz mi aspettavo la storia di un amore che vince su tutto, che vince comunque. Insieme a prescindere, contro tutto e tutti. E forse, se così fosse stato, sarebbe risultato scontato e ordinario. 
 Quello di Liat e Hilmi è un amore sbocciato nella New York del dopo 11 settembre. Una città ancora sconvolta e sospettosa, diffidente, ma piena di speranza e voglia di ricostruire. Sensazioni che si respirano per le strade della città e che contagiano anche i cuori di una giovane donna israeliana, ebrea, e un giovane uomo palestinese, arabo. Lei è una traduttrice che grazie a una borsa di studio ha un visto a scadenza per soggiornare nella grande mela e un biglietto di ritorno per Tel Aviv in estate. Lui vive a Brooklyn e fa il pittore. Entrambi sono quindi lontani da casa e dagli affetti più cari. In una coincidenza inconsapevolmente creata da un amico comune, i due si incontrano. Si piacciono. Subito. Sanno che devono fermarsi prima che sia troppo tardi. Una ragazza ebrea e un ragazzo arabo. Sarebbe troppo complicato. Darebbero scandalo. Dovrebbero nascondersi. Ma vai a spiegarlo a due cuori che si cercano, si vogliono, si innamorano. Vai a dire a questi due cuori che devono assorbire e applicare dei concetti così brutalmente razionali: fermarsi, troppo tardi, complicato, nascondersi. No, non funziona. I cuori non ascoltano la mente, quasi mai. Esistono confini che si tracciano sulla terra, anche nella mente a volte, ma le anime trovano sempre un luogo comune d’incontro, in cui stare insieme. Ed è quello che fanno Liat e Hilmi. Si amano e lo fanno in un angolo di mondo che è tutto loro. Ma la verità è che non sono immuni alla realtà che li circonda. Spesso litigano quando parlano di confini e politica, di storia, torti e ragioni. Lei è una sionista convinta, lui invece sostiene lo Stato Binazionale come unica soluzione praticabile. E su questo si scontrano e difendono le loro ragioni. Liat è più accanita nelle discussioni. Anche se la testa le dice che forse ci sono delle posizioni discutibili e reazioni esagerate nei confronti dei palestinesi, durante i litigi non riesce a placare quel senso di appartenenza israeliano che le sale dalle viscere e le impedisce di essere accomodante come vorrebbe. Hilmi è più morbido anche se non vacilla nelle sue convinzioni radicali.

«E se non avesse nulla a che vedere con la terra?»
Rabbrividisco nel suo grembo. «Quale terra?»
«Quella per cui ebrei e arabi combattono da tanti anni», continua con gli occhi chiusi e un’ombra di sorriso amaro sulle labbra. «Se invece riguardasse esclusivamente il sole, tutta questa guerra?». Sembra sbigottito, quando bisbiglia: «Guarda tu, una guerra per il sole. Che roba…»

Liat tiene Hilmi nascosto a tutti, ha paura che qualcuno possa smascherare la loro relazione clandestina, ha il terrore che i suoi genitori scoprano lo scandalo. Hilmi invece la presenta addirittura ai fratelli e riesce a viversi la relazione con più spontaneità. Almeno a New York riescono a sentirsi normali, non un’ebrea e un arabo, ma solo due ragazzi che si vivono e si amano. Ma in entrambe le loro anime alberga la consapevolezza di essere una coppia a tempo. Non sarà per sempre. Finirà quando lei prenderà quel volto di ritorno per Tel Aviv e lui tornerà a Ramallah, per l’estate, dalla sua famiglia, in quell’appartamento al nono piano dal quale si vede il mare. Lo stesso mare che per lui è così difficile da raggiungere per via dei confini che gli uomini hanno imposto alla terra e agli altri uomini. Lo stesso mare sognato sempre e per sempre dal bambino che lui ostinatamente dipinge nei suoi quadri. 

Non più di settanta chilometri ci separeranno, un’ora e mezzo di viaggio. Però non ne abbiamo quasi parlato, sapendo che nonostante la vicinanza non potremo incontrarci. Sappiamo che fra quei due punti geografici non passa una linea retta ma una lunga e tortuosa strada, pericolosa per me, impercorribile per lui. L’indifferenza con cui abbiamo isolato la faccenda, la tacita comprensione, la rassegnazione quasi dimostrano che i blocchi che ci separeranno sono già fra noi.

E quel momento arriverà. Torneranno a casa, anima e corpo ma con il cuore itinerante senza più una fissa dimora. 
Non posso dirvi oltre perché svelerei qualcosa che può essere vissuto solo così come l’autrice ha voluto raccontarcelo, farcelo sentire sulla pelle. 
Le storie d’amore a volte pagano il prezzo di errori che gli stessi protagonisti non hanno neanche commesso e questa è una profonda frustrazione. A volte di questo grande sentimento non resta neanche uno scatto fotografico. Ma la storia d’amore è nata e esiste: non importa in quale spazio e in quale tempo. Che sia dunque questa la vera magia dell’amore?
(la Books Hunter Barbara)


È autunno, a New York. Il secondo senza le Torri.
Liat ha appena conosciuto Hilmi e gli cammina accanto nel pomeriggio che imbrunisce, mentre pensa: Non hai già abbastanza guai? Fermati, finché puoi! Ma fermarsi non può, perché, nonostante le ferite, la magia della Grande Mela è ancora intatta, e Hilmi ha gli occhi dolci e grandi, color cannella, riccioli neri e un sorriso infantile che spezza il cuore. Lei è di Tel Aviv, fa la traduttrice e si trova negli USA grazie a una borsa di studio. Ha servito nell’esercito e ama la sua famiglia (Che cosa penserebbero, se lo sapessero?). Lui vive a Brooklyn e fa il pittore, e nei suoi quadri c’è sempre un bimbo che dorme e sogna il mare, quel mare di cui da ragazzo poteva cogliere appena un lembo, da lassù, al nono piano di un palazzo di Ramallah.
Che questo amore sia un’isola nel tempo, si dice lei. Un amore a cronometro, un amore a scadenza, la stessa indicata sul visto, la stessa impressa sul biglietto del volo di ritorno per Israele, verso la vita reale. 
Finché, mentre oscillano tra l’ebbrezza della libertà e il senso di colpa, scoprendosi accomunati dalla nostalgia per quello stesso sole e quello stesso cielo, la vita reale non bussa davvero alla loro porta… 
Bandito dal ministero dell’Istruzione israeliano in quanto «minaccia all’identità ebraica», Borderlife, una grande storia d’amore impossibile fra un’ebrea e un palestinese, ha unito i lettori di un Paese diviso, guidandoli verso quei territori dell’anima che nessuno potrà mai occupare. 


Titolo: Borderlife

Autore: Rabinyan Dorit
Editore: Longanesi
Pagine: 384
Prezzo di copertina: € 16.90 - ebook € 9,99
In libreria dal: 28 Aprile 2016

Quali sono i confini degli uomini? E quali quelli del cuore?
Messo all'indice dal governo di Israele perché racconta la relazione sentimentale tra un palestinese e una israeliana, il romanzo ha vinto numerosi premi ed è sostenuto da pubblico e critica per l'alto valore letterario e commerciale.


L'autrice:
Dorit Rabinyan è nata nel 1972 in Israele, da una famiglia ebrea trasferitasi dall'Iran. Ha scritto due romanzi, un soggetto televisivo e alcuni libri per bambini. Uscito nel 2014 e vincitore nel 2015 del prestigioso premio della Fondazione Bernstein, Borderlife, bandito dalle letture liceali dello Stato di Israele, è diventato immediatamente un caso internazionale. 

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