28 giugno 2016

"Un ponte fra scienza e ricerca (la scrittura come cura dell'anima)" - della Dott.ssa Annamaria Nappo

La scrittura come cura dell’anima


Anche la nostra anima ha male e i sintomi del suo malessere si evidenziano nel corpo.

E quando il corpo si ammala, anche la sua anima ha bisogno di cure. 


Sono indissolubili e legati da un patto di auto-mutuo aiuto, anima e corpo, che a un certo punto gridano il loro dolore.

Dice Luigi Solano nel suo libro ‘Scrivere per pensare’: “l’ipotesi traumatica della patologia, fortemente presente nel primo Freud, ha trovato una recente rivalutazione in diversi ambiti della psicologia, dalla psicoanalisi alle neuroscienze”.

Su questa base James Pennebaker, attualmente direttore del Dipartimento del Texas di Austin, ha sviluppato una ventina di anni fa una proposta di scrivere su una pagina di diario i pensieri e le emozioni connesse all'esperienza più traumatica della propria vita, ripetendo l’operazione per tre/quattro giorni.

Io e una mia collega stiamo conducendo una ricerca-studio sull'adattamento psicologico dei soggetti affetti da “Ipertensione arteriosa”, con l’obiettivo di valutare l’efficacia del paradigma dell’Expressive Writing di James Pennebaker nella riduzione dei sintomi connessi alla diagnosi e allo stato di malattia.

Pubblicheremo poi i risultati e ci affiancheremo ad altri colleghi che, sempre di più, stanno lavorando sull'importanza di dare spazio a una cura più umana, meno medicalizzata e di certo meno sofferente.

Queste ricerche allargate ad altre patologie come HIV, psoriasi, artrite reumatoide, cardiopatie, malattie oncologiche, dimostrano sempre di più che aprirsi, scrivere delle proprie emozioni, ha effetto positivo non solo sulla psiche, ma anche sul fisico in un’ottica di benessere sempre più consapevole.

Al di là dei traumi e delle patologie, la scrittura ci aiuta a svelare “il non detto” neanche a noi stessi. Quando scriviamo delle nostre storie traumatiche o comunque sempre emotive, iniziamo a organizzarle e a comprenderle. Cerchiamo di rendere meno complesso ciò che è aggrovigliato nel profondo e censurato dalla mente.

La scrittura quindi è uno stimolo per l’apprendimento e la creatività, perché ci obbliga a “confrontarci” o a essere “messi di fronte” ai fatti individuali, ma anche ai fatti di una storia letta o di un evento esterno a noi.

Pennebaker dice inoltre, nel suo libro: 'Scrivi cosa ti dice il cuore'"la scrittura è un’attività umana naturale, come il disegno"; parte del suo valore risiede nella sua utilità per l’organizzazione della nostra complicata esistenza.

Tale funzione, tutt'altro che banale, viene assolta in vari modi: la scrittura libera la mente; la scrittura risolve i traumi che ostacolano l’assolvimento di compiti importanti e ci toglie dai pensieri ossessivi; la scrittura aiuta ad acquisire e ricordare informazioni nuove; la scrittura favorisce la soluzione di problemi perché è più lineare del pensiero; la scrittura libera e facilita la scrittura forzata. 

Nel mio lavoro di psicoterapeuta so quanto è importante “ascoltare se stessi”, parlare con la nostra anima, anche se apparentemente il paziente parla con me…

Spesso consiglio di scrivere, di prendere appunti, di riprendere la vecchia e sana abitudine di tenere un diario o di incominciarne uno nuovo.

Questo significa dare importanza ai nostri pensieri, che quando vengono messi “nero su bianco” diventano ufficiali, nostri e spesso più semplici, più chiari, più vivibili e senz'altro più comprensibili.

Dott.ssa Annamaria Nappo

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