16 giugno 2016

"Se avessero" - Vittorio Sermonti, finalista al Premio Strega 2016

Buongiorno lettori, inizia oggi il nostro approfondimento sugli scrittori che si sono guadagnati i primi cinque posti al Premio letterario più importante del nostro Paese.
Per conoscere il vincitore del Premio Strega 2016 dobbiamo aspettare il prossimo mese di luglio. Intanto conociamo meglio i cinque protagonisti della finale. 
Iniziamo da Vittorio Sermonti e il suo libro Se avessero, edito da Garzanti.


Vittorio Sermonti è nato a Roma nel 1929, sesto di sette fratelli, da padre avvocato di origini pisane, e madre palermitana: da bambino, vedeva circolare in casa personaggi come Vittorio Emanuele Orlando (suo padrino di nascita), Luigi Pirandello, Alberto Beneduce, Enrico Cuccia. Suo fratello Giuseppe è un genetista di fama mondiale. Un altro suo fratello è Rutilio Sermonti, scomparso nel 2015.
Scrittore, saggista, traduttore, regista di radio e tv, giornalista, docente di Italiano e Latino al liceo «Tasso» di Roma (1965-1967), e di tecnica del verso teatrale all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica (1973-1974), consulente CEE (1985-1988), poeta e lettore di poesia — si occupa da sempre dell'energia vocale latente nei testi letterari, ossia del rapporto fra la scrittura e la voce.


Cresciuto nel perimetro di Niccolò Gallo con Giorgio Bassani, Cesare Garboli, Antonio Delfini, Pier Paolo Pasolini, Goffredo Parise e molti altri; Sermonti fu promosso per le stampe da Roberto Longhi (è redattore di «Paragone» dal remoto 1954). Nel 1963, tardivamente, si laureò con lode all'Università Sapienza di Roma in Filologia Moderna con una tesi su Lorenzo Da Ponte, avendo come relatori Natalino Sapegno e Giovanni Macchia. Nel 1956, per meno di un anno, fu iscritto al PCI. Nel 1956-57 visse a Brema, nel 1967-68 a Praga, dal 1975 al 1979 a Torino, dove diresse il Centro Studi del Teatro Stabile.
Sermonti collaborò a diversi giornali: L'Unità, tra il 1979 e il 1982; a Il Mattino, 1985-86; al Corriere della Sera, 1992-94). Nelle sue centoventi regie per la radio (1958-1984), ha lavorato con i più grandi attori del tempo: da Renzo Ricci a Vittorio Gassman, da Paolo Poli a Carmelo Bene, da Sarah Ferrati a Valeria Moriconi.


Dal primo matrimonio con Samaritana Rattazzi (figlia di Susanna Agnelli) ha avuto tre figli: Maria, Pietro e Anna; vive dal 1983 a Roma con Ludovica Ripa di Meana, poetessa, che sposò nel 1992.

Oltre alle sue opere di saggistica e poesia, spiccano i suoi scritti in narrativa:
La bambina Europa, Sansoni, 1954
Giorni travestiti da giorni, Feltrinelli, 1960
Il tempo fra cane e lupo, Bompiani, 1980
 Collana La Scala, Rizzoli, 1989
Novella storica su come Pierrot Badini sparasse le sue ultime cartucce, Garzanti, 1988


Il libro:
Un libro coraggioso e autentico, la rivisitazione sincera 
di un’esistenza coerente con la propria verità.
Vittorio Sermonti ci regala un romanzo fortemente autobiografico, 
lucido e politicamente scorretto, 
raccontando della vita e dei fantasmi di un’intera nazione, 
di un dopoguerra ostinato che sembra non ancora finito.

Una mattina di maggio del 1945 tre (o quattro) partigiani si presentano col mitra sullo stomaco in un villino zona Fiera di Milano alla caccia d’un ufficiale della Repubblica Sociale (o forse di tre), lo scovano, segue un ampio scambio di vedute, e se ne vanno. Da questo aneddoto domestico, sincronizzato bene o male ai grandi eventi della Storia, si dipanano settant’anni di ricordi di un fratello quindicenne, confusi ma puntigliosi, affidati come sono agli «intermittenti soprusi della memoria»: il nero-sangue e il gelo della guerra, la triste farsa di sognarsi eroe, poi il «passaggio dalla parte del nemico» (iscrizione al PCI), e poi ancora un titubante far parte per se stesso; e il rapporto di reciproca protezione con il padre fascista; e la famiglia «feudale» della strana mamma; ma anche una collana di amori malriposti, le letture, il teatro, la musica, il calcio, gli amici. Testa e cuore però non fanno che tornare a quella mattina di maggio, a quell’ipotesi sospesa, a quell’eccidio mancato. Così, nel tentativo di fare i conti con i propri fantasmi, Vittorio Sermonti ci regala un libro sconcertante, tracciato nella forma di una lunga canzone d’amore per un tu che ha smascherato molti di quei fantasmi del «narrator narrato», e gli dà ancora la voglia di vivere: un libro che è anche la cronaca minuziosa di un Paese e di un interminabile dopoguerra, e, spesso mimando pensieri, lessico e voce d’un ragazzino d’antan, ci fa riflettere sulla tragica e ridicola ricerca di noi stessi che ci affligge giorno per giorno, uno per uno: «non contiamo niente, perché ognuno conta purtroppo tutto».

Titolo: Se avessero
Autore: Vittorio Sermonti
Editore: Garzanti
Pagine: 224
Prezzo di copertina: € 18.00
Uscita: marzo 2016 
ISBN 978881167017-9 

«Bastano poche pagine per testimoniare l’acutezza e lo stile di Sermonti.»
Paolo Mauri, la Repubblica

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