23 giugno 2016

“La delusione da Titolo” di Jessica Moro

Vi è mai capitato di leggere un libro e accorgervi che il titolo non rispecchia perfettamente ogni parte del romanzo su cui è impresso?

Succede che le traduzioni siano poco fedeli alla narrazione originale, ma va là, l’importante è che resti intatto il senso di ciò che l’autore nella sua lingua ha voluto dire. Non è facile, me ne rendo conto. Un traduttore compie non solo un mestiere di traduzione, credo sia molto più di questo. Bisogna conoscere bene la lingua, ma anche esser bravi a tradurre le emozioni.
Ma il titolo? Beh, in genere il titolo, che siano una o più parole, deve “riassumere” il significato di ciò che troveremo fra le pagine e quando in corso di traduzione se ne sceglie uno differente, uno che non è la semplice traduzione letteraria in italiano dell’originale, si corre un rischio grosso. I casi sono due: o ne trovi uno migliore, ancora più convincente del primo, o ne metti uno che c’entra solo in parte o forse proprio per nulla.

A me è capitato con un libro di Salani. L’ho comprato perché il titolo era questo: “Il contrabbandiere di parole”. Capite bene che a una persona che ama le parole, questa era una forte calamita e, per di più, copertina azzurra, palloncino rosso, (forse anche questo un po’ trito e ritrito, ma in questo caso sono contate le quattro semplici, ma importanti parole del titolo). Il problema vero, è sorto quando sono arrivata alla fine. Innanzi tutto, ho notato che il titolo del libro corrisponde effettivamente a uno dei capitoli e fin qui va bene. Attenzione: ci tengo a precisare che non sto discutendo quanto questo libro sia bello o no. Quanto mi abbia colpita oppure mi abbia lasciata indifferente, no.
Il problema per me è decisamente un altro.
Per spiegarmelo sono tornata alle prima pagine, quelle dove trovate ISBN, anno della prima pubblicazione e… “Titolo originale dell’opera”.
Per tutto il romanzo ho avuto la netta sensazione che ciò di cui si stava parlando era il senso opprimente della solitudine nelle sue varie sfaccettature. E infatti il titolo originale è:
LA SOLEDAD.

È quindi naturale chiedersi come mai hanno usato un titolo alternativo seppur preso dall’interno dell’opera stessa. Perché sviare il messaggio iniziale? Soprattutto quando in effetti, è il filo conduttore dell’intero libro?
Certo, a volte le operazioni di marketing funzionano meglio se abbinate ad “accessori” più convincenti. Infatti chi ama le parole come me, a quel titolo si è subito fiondato verso la cassa. Immagino che questo non sia il solo caso e probabilmente voi lettori potrete segnalarcene altri più o meno eclatanti. Per quanto mi riguarda questo è il mio primo vero caso di “delusione da titolo”.
Non sembra cari editori, ma noi lettori siamo attenti, assorbiamo tutto, anche gli spazi vuoti fra le parole. Vi seguiamo nelle vostre scelte, alcune le approviamo, altre meno. Il mestiere dei traduttori è complicato e lo sappiamo, come anche quello degli scrittori. Siate fedeli all'opera, perché sarete fedeli anche ai vostri lettori e loro vi ricambieranno.

Parola di scout. :)


Jessica Moro

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