22 giugno 2016

Recensione "Leaving" di Jodi Picoult

“Ma c’è una linea sottile che differenzia un momento negativo da uno traumatico. I momenti negativi vengono ricordati. Quelli traumatici vengono dimenticati o distorti a tal punto che diventano irriconoscibili…” (Jenna)

La frase con cui ho voluto iniziare la mia recensione di questo nuovo lavoro della Picoult, è a mio avviso tutto ciò che occorre per capire al meglio come intraprendere questa lettura. È sapere che i traumi (qualsiasi essi siano) sono il principio delle nostre lacune, sono quelle cose che aleggiano in un territorio nascosto di noi e non si fanno trovare.
La distorsione dei fatti traumatici rappresenta, nella maggior parte dei casi, il fulcro delle nostre sofferenze, sia per eccesso che per difetto. Cosa voglio dire? Beh, le vittime di fatti traumatici, possono distorcere la loro sofferenza senza nemmeno rendersene conto e alla fine forse o soffrono troppo, o troppo poco. Sta di fatto, che in entrambi i casi, manca loro qualcosa di sé.

E a Jenna manca una parte importante: sua madre Alice.

Forse era troppo piccola per ricordare certi dettagli della sua sparizione, mentre in altri casi, pare troppo piccola perché possa ricordare certi gesti e profumi. Come tutti in questa storia, anche Jenna dovrà scoprire qualcosa di sé. Per farlo, dovrà incontrare persone che sono votate (senza saperlo) alla stessa identica ricerca. Se per questa ragazzina tutto gira attorno alla madre scomparsa dieci anni prima, per Serenity e Virgil tutto ruota intorno a meccanismi che seppur simili a quelli di Jenna, hanno un perno differente attorno al quale rincorrersi.

Questa storia si snoda attorno all’aspetto comportamentale degli elefanti. Alice, studiosa di questi pachidermi, spiega come certi loro modi di reagire somiglino alle persone. L’autrice trova la maniera di fornici, attraverso le teorie della madre di Jenna, la chiave di lettura del mistero che avvolge questa storia. E vi dirò… comunque, difficilmente ci arriverete se non verso la fine. Le ipotesi saranno molte, io avevo la mia teoria su Alice, che con mia grande sorpresa si è rivelata errata. Un romanzo che fa pensare, che proprio grazie alla narrazione comportamentale degli elefanti, ci pone dei quesiti rispetto ai protagonisti umani della vicenda.

“Un livido è il modo in cui il corpo ricorda di aver subito un torto.” (Alice)

Jenna cerca disperatamente sua madre, con ogni mezzo. Incontra Virgil e Serenity, il detective in proprio e la sensitiva.
Alice potrebbe essere viva, ma anche morta. Eppure c’è qualcosa che spinge Jenna al bisogno estremo di avere un punto nella sua vita, di chiudere quella parentesi, aperta ormai da troppo tempo, anche se questo le fa correre il tremendo rischio di sentirsi dire che lei non c’è più. Abbiamo “bisogno” di risposte, sempre e in ogni caso, per andare avanti.
Ma cosa successe nel rifugio per elefanti dieci anni prima, Jenna non lo sa, e nemmeno suo padre Thomas, che alla fine (o forse già prima) era impazzito ed è ricoverato in psichiatria e che, quando la vede, la confonde con sua madre Alice. Come si fa a contare su mezzi così precari?
Per questo Serenity e Virgil diventano in qualche modo alleati: hanno tutti e tre il bisogno di scongiurare i loro passati. Virgil per non aver indagato a sufficienza quando quel caso dieci anni prima gli era stato affidato e per Serenity è la ricerca della sua “sensibilità” persa o gettata via, in seguito a un solo errore.

“Quello che penso è che non c’è prospettiva nel dolore, o nell’amore. Come potrebbe esserci, quando una persona diventa il centro dell’universo, o perché si è persa o perché è stata trovata?”
  
La ricerca tiene in pista l’animo di Jenna, facendola inerpicare su montagne di paure. Non c’è freno in chi cerca risposta, solo l’estremo sentimento ci spinge a essere qualcosa che non pensavamo di essere. Ci fa sentire vivi
Naturalmente queste sensazioni possono non essere capite o travisate dagli altri. Solo chi possiede una spiccata sensibilità a certe situazioni, sa confortarci e capirci, intraprendendo con noi un percorso votato all’unanimità.

Jodi Picoult riesce ad affascinarmi con ogni storia che scrive. Ha una naturale sensibilità per quei percorsi capaci di incollarci alle espressioni di personaggi fatti di parole e carta. Ogni intreccio è perfettamente riconducibile all’inizio dei fatti. Ogni personaggio presenta caratteristiche che si evincono in ogni parte del romanzo.
In Leaving è riuscita a intrecciare la vita degli elefanti alle vicende umane, dandoci la possibilità di comprendere non sono la parte più teorica del mondo dei pachidermi, ma quella più complessa dei loro sensi. Del loro modo di esserci, di esprimersi, di soffrire e amare. Ci ha raccontato che gli elefanti sono sensibili quanto lo siamo noi. Naturalmente con questo libro ha anche cercato di sensibilizzare le coscienze, facendosi portavoce della protezione di questi animali.

Leaving nasconde un mistero, è una figlia che cerca sua madre e la verità.
Questo libro è prender coscienza di chi siamo attraverso lo sguardo degli altri.
È sapere che a volte ce ne dobbiamo andare da noi stessi per ritrovarci.
(la Books Hunter Jessica)


Titolo: Leaving (titolo originale Leaving Time)
Autore: Jodi Picoult
Editore: Corbaccio
Genere: Romanzo
Pagine: 432
Prezzo: € 18,60 (disponibile anche in ebook)

Trama:
Sono passati dieci anni da quando Alice Metcalf, etologa presso il Rifugio per elefanti del New England, è misteriosamente scomparsa in seguito a un grave incidente. La figlia Jenna aveva tre anni all’epoca e da allora, a dispetto della ostinata rassegnazione di sua nonna e della totale assenza di suo padre, non ha mai smesso di pensare a sua madre e di sperare di vederla ricomparire all’improvviso. Finché un giorno si fa coraggio e decide di chiedere l’aiuto di due improbabili alleati: Serenity, una sensitiva ormai non più sulla cresta dell’onda, e Virgil, il detective che conduceva le indagini sul caso e che ora, tra un whisky e l’altro, svolge in proprio inchieste di ogni tipo. Jenna cerca gli indizi di una possibile traccia nel diario di sua madre, e apprende che Alice era particolarmente interessata a studiare il rapporto che gli elefanti femmina instaurano con i loro figli, a come elaborano il lutto e a come è organizzata la loro memoria. Pur temendo di averla persa per sempre, si convince ancora di più che sua madre non può averla abbandonata di sua volontà, che il legame che aveva instaurato con lei da bambina era speciale e che qualcosa l’ha indotta a fuggire. Grazie anche all’aiuto di Serenity e Virgil, la memoria di quel che accadde si fa in Jenna sempre più circoscritta, le immagini della madre e degli eventi di cui è stata protagonista diventano sempre più nitide e iniziano a susseguirsi a ritmo crescente. In un vortice ipnotizzante di ricordi, i tre si trovano coinvolti in una ricerca ricca di colpi di scena il cui esito nessuno di loro può dare per scontato. Ma per scoprire cosa è successo veramente ad Alice, si renderanno conto che dare una risposta a domande difficili implica anche essere pronti ad affrontare risposte ancora più difficili da accettare…

L'autrice:
Jodi Picoult, la regina delle classifiche americane, vive a Hanover, New Hampshire, con il marito, i tre figli e numerosi animali domestici. I suoi romanzi sono pubblicati in 35 paesi. Ha vinto numerosi premi letterari fra cui il New England Bookseller Award for Fiction, il Book Browse Diamond Award, il Fearless Fiction Award, il Virginia Reader’s Choice Award e molti altri ancora americani e inglesi. In Italia, Corbaccio ha pubblicato «La custode di mia sorella», «Il colore della neve», «Senzalasciare traccia», «Diciannove minuti», «Un nuovo battito», «La bambina di vetro», «Le case degli altri», «L’altra famiglia», «Intenso come un ricordo», «La solitudine del lupo» e «Leaving».


Della stessa autrice in Books Hunters Blog: "Recensione: La bambina di vetro"

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