31 maggio 2016

Recensione "Nuovi delitti di lago" di AA. VV.

"Nuovi delitti di lago" regala una visione del mondo lacustre intrisa di sangue e mistero. Un concentrato di bellezza e castigo che influisce sulla visione a volte buia, a volte lucente, dei nostri laghi.

L’anticamera della realtà scritta fra le righe della solita storia d’amore. Comincia tutto per amore e finisce tutto per soldi nel racconto di Cristina Bellon. Fra finzione e realtà si snoda la storia raccontata da Emiliano Bezzon e Cristina Preti, dove vecchie storie vere fanno da contorno al mistero del ritrovamento sul lago di Ghirla. Interessante quando l’invenzione parte dalla storia reale del territorio.
Angela Borghi ama il mistero e ambienta il suo giallo in uno dei più suggestivi angoli di Lago Maggiore, l’Eremo di Santa Caterina del Sasso. Una danza assurda in corsa con la morte, dove alla fine ogni cosa si fa uomo. Suggestivo. Punta al classico mischiando gli ingredienti più comuni ovvero intrighi, bugie, fiducia mal riposta, molti soldi, Alessandro Marchetti Guasparini: la mera realtà che sfiora le superfici lisce del lago Maggiore.
Di due destini e due verità si compone il racconto di Erika Adale, dove un panorama spettacolare fa da sfondo a un diario di verità nascoste in verticale. Una visione distorta di colori, un’idea di sorellanza decisamente puntata verso il mistero e, sempre in famiglia, ritroviamoci a connettere i fili di un’altra storia, quella di Marcedes Bresso dove le relazioni diventano pericolose, dove chi si salva, lo fa davvero per un soffio.
Il passato e il presente in una formula matematica per Andrea Dallapina. Un ritrovamento che darà vita a una catena di eventi che spargeranno morte e daranno vita a fraintendimenti. Una vicenda che fa pensare agli infiniti modi di uccidere, sorprendendo il lettore. Quello di Aldo Lado invece è un mini capolavoro, un racconto pieno di ardore e dolore. Ha aperto il ricordo di una lettura e di un film: Lenny di “Uomini e Topi” di John Steinbeck e Il gigante de “Il Miglio Verde” con la sua assurda storia. Questo racconto strappa il cuore. Assurdamente meraviglioso.
Le donne in fuga sono sempre argomento di racconti, come in quello di Cristina Origone. Anche lì sul lago di Mergozzo, non c’è panorama che tenga, la vendetta gioca le sue carte e ogni cosa prima o poi torna a svegliarsi insieme alla brezza del mattino. La commedia gialla degli equivoci per Alberto Pizzi, che ricorda le vicende narrate da Andrea Vitali. Il sindaco e il commissario, una coppia che non si può fare.
Un binomio assurdo quello di Sergej Roic, che racconta della vita e della morte con parole e ricordi confusi, che se volevano confondere anche il lettore, oltre al personaggio, ce l’hanno fatta. Gli ingredienti classici anche per Elena Vesnaver, che usa ricchezza, potere e tradimenti per raccontarci un giallo dal sapore amaro, dove vivere sotto lo stesso tetto con la servitù, puoi rivelarsi divertente e alla fine anche qualcosa che non ci si aspettava affatto.
E sempre di soldi si parla con Massimiliano Govoni, che punta su una donna per risolvere l’omicidio a cui ha dato vita. La riscossa della Marescialla, il non smettere mai di credere al proprio istinto. E il fulcro di tutto sono le piante, nella storia di Patrizia Franchini Pasteris, che racconta delle conseguenze della guerra. Chi sopravvive con il ricordo di chi ha perso la vita, morirà un po’ per giorno aspettando l’occasione per vendicarsi.
Il numero tre si fa un numero unico nel racconto di Antonella Mecenero. Un ritrovamento assurdo è teatro di un mistero che sembra collegarsi a un affresco medioevale nella chiesetta sul Lago d’Orta. Un finale inaspettatamente meno chiassoso di ciò che si credeva. Per Massimo Tassistro il giallo è vendetta. La dedizione di un’infermiera per i suoi malati, sarà la sua più grande colpa per chi non accetta il corso della vita annebbiato com’è dalla crudeltà della morte.
La classica vendetta lavorativa è il centro della storia narrata da Gianluca Veltri, il cui personaggio viene accecato dalla delusione e tradito dalla troppa sicurezza. Fra un mojito e l’altro, si può pensare che forse non doveva andare proprio così. Una bella associazione quella trovata da Alessandra Guzzonato, che unisce un romanzo al racconto per spiegare le conseguenze di un delitto apparentemente scontato, e tutto in una semplice parola. L’interpretazione conta.
Per Giorgio Maimone tutto si svolge fra i rumori secchi e insopportabili di una azienda da cui tutti vorrebbero fuggire. I delitti sono atroci conseguenze dell’ossessione e dell’impotenza di cambiare le fila del destino. L’epilogo è la risposta scontata della morte.

Chi deciderà di leggere "Nuovi delitti di lago" con attenzione e diluendoli un po’ per sera, scoprirà che ci sono diverse similitudini e coincidenze nei racconti. Strano vero? Se fossero collegati in qualche modo? Se si scoprisse che il delitto in villa ha parentela con il delitto avvenuto dall'altra parte del lago? I nomi si rincorrono, forse anche gli altri autori leggendo i racconti dei colleghi potrebbero notarlo, o magari no. Eppure a me è sembrato che un filo invisibile in qualche caso collegasse personaggi e delitti. Curioso, vero?

Posso affermare con decisione che ad avermi letteralmente colpita e affondata è "Il gigante e la bambina". Mi ha trasmesso quell’emozione strisciante, immersa fra paura, rabbia, sconfitta, apprensione, dispiacere e tenerezza che io cerco sempre in ciò che leggo. Quella cosa che resta, come un tatuaggio. Quella sensazione che non è finita lì, il tonfo pesante dei fatti che ti suscitano orrore e insieme, dolore. L’ingiustizia, quando si pensa di aver fatto giustizia.
Dovete perdonarmi, forse non sono fatta per il classico delitto di famiglia, dove la cameriera sa e non parla per paura, o dove i soldi rendono l’avidità la complice perfetta per eliminare chi cerca di vivere elegantemente in questa società liquida. Preferisco il delitto che nasconde e percuote i sensi e graffia lentamente la pelle, raccontato con la garbata voce di un narratore che si fa assassino e vittima, insieme. Amo le storie a doppio senso: la triste realtà portata sulle pagine di un libro e un libro che racconta la triste realtà.
(la Books Hunter Jessica)

Ovviamente a tutto questo manca all’appello un racconto: il mio.
Non ho avuto recensioni (fino ad ora) dagli altri autori... per questo mi sono affidata al giudizio della vincitrice della scorsa edizione, Rossana Girotto e di Barbara Podetta che de “Lo sguardo di Jake”, mi hanno scritto questo:

“Il racconto di Jessica Moro è quello che, nell'intera antologia, esprime al meglio il rapporto con il lago. Talmente evocativo e profondo per i due protagonisti - la giovane Giulia e il cane Jake – da entrare nelle loro percezioni, nei loro ricordi, nei loro sguardi che superano il Tempo. Una simbiosi lega le tre anime – la donna, l’animale, il lago – che l’autrice rende così naturale da non sorprendere il lettore quando l’onda lunga del paranormale arriva a bagnare la soluzione dell’enigma e a portare a galla la verità sul delitto.
La scrittura perfetta sa bilanciare la dolcezza del paesaggio con l’asprezza di certe sensazioni, ed è proprio questo “l’essere lago” . Qualcosa che Jessica Moro, evidentemente, vive ogni giorno.”
(Rossana Girotto)

“No, vi prego, non pensate che io sia di parte mentre penso e scrivo queste parole. È vero, lei è per me la sorella che non ho mai avuto. Conosco bene il cane dal pelo lungo e nero che l’ha ispirata nella creazione del suo Jake, quello fatto d’inchiostro. So quanto ami il lago e in particolare quanto “si senta a casa” proprio lì, a Cerro, dove il racconto è ambientato. So quanto sia forte la sua voglia di guardarsi dentro e fare altrettanto con le altre persone. Percepisco nettamente i momenti in cui è concentrata e creativa. So quanto ami le parole e quanto valore attribuisca a ognuna di esse, quando le scrive o le pronuncia, quando le legge o le ascolta. Lei le parole le sente con il cuore. Ama costruire storie e raccontarle con grazia e io adoro leggerle perché in ognuna trovo un pezzo di lei… nascosto ma io lo scovo sempre. La conosco da una vita ma riesce ancora a sorprendermi, come in questo racconto, in cui parla di sguardi che arrivano dritti all'anima. Ed è proprio questo che mi torna di lei in questo racconto: anche i suoi occhi non si fermano a uno sbirciata superficiale, vanno oltre, vanno infondo, fino al respiro e cercano il calore dell’anima. Ecco io vi dico che so tutto questo e se leggerete il suo racconto, be’ allora lo saprete anche voi.”
(Barbara Podetta)

Titolo: Nuovi delitti di lago
Autore: A.A. V.V.
Editore: Morellini Editore
Genere: Racconti Gialli
Pagine: 336
Prezzo (cartaceo) : € 14,90

Trama:
I laghi sono la scena del delitto di questa avvincente antologia.
Venti voci diverse, venti modi di raccontare il lago. Autori dei racconti sono: Erika Adale, Cristina Bellon, Emiliano Bezzon e Cristina Preti, Angela Borghi, Mercedes Bresso, Andrea Dallapina, Patrizia Fanchini Pasteris, Massimiliano Govoni, Alessandra Guzzonato, Aldo Lado, Giorgio Maimone, Alessandro Marchetti Guasparini, Antonella Mecenero, Jessica Moro, Cristina Origone, Alberto Pizzi, Sergio Roic, Massimo Tassistro, Gianluca Veltri, Elena Vesnaver.
Da Angera a Brissago, passando per Stresa, Santa Caterina del Sasso, Lesa, Laveno, Pallanza, Biganzolo, Luino e Maccagno un’ondata di sangue tinge di rosso le acque del Lago Maggiore. Non meno efferati sono i delitti perpetrati a Mergozzo, Pettenasco, Gozzano, Armeno, Ghirla e Porto Ceresio.

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