5 agosto 2015

"Certe volte è meglio non sapere: la nostra maratona" di Francesca Rossi

I nostri tempi sono caratterizzati dalla conoscenza a portata di click; non si tratta solo di nozioni, ma anche di notizie d’attualità o riguardanti la vita quotidiana dei nostri amici.
Con i social network possiamo sapere moltissimo, forse troppo e numerosi studi hanno dimostrato che il nostro cervello non può accumulare tante informazioni, poiché rischia un vero e proprio sovraccarico.
Questa è la prima parola chiave del discorso. Veniamo alla seconda: condividiamo una gran mole di status, foto, video e via dicendo e ci aspettiamo qualcosa in cambio, ovvero dei “mi piace”, magari delle condivisioni e dei commenti. In teoria nulla di strano, in pratica un meccanismo subdolo che può diventare un vero e proprio circolo vizioso, una ossessione. Questa è la nostra seconda parola chiave.
Non è finita qui: leggiamo fino a riempire la mente di notizie che non riusciamo a filtrare, molte delle quali inutili o dannose; vediamo, o meglio, ci sembra di vedere gli altri che si divertono, che hanno vite piene di “successo” (su questo termine avrei molto da dire, perché temo che l’abbiamo travisato) e, spesso, non ci rendiamo conto che la maggior parte degli utenti social sono come la luna: mostrano una faccia sola, la migliore. Talvolta misuriamo il successo dal numero dei “mi piace” e dei commenti, non rendendoci conto che le variabili in grado di decretare la popolarità di un post sono molteplici. Ed ecco la nuova parola chiave: il successo immediato, quello a colpi di click sul mouse (io adoro la traduzione spagnola “ratòn”; non c’entra nulla ma lo condivido restando, così, in tema).
Ricapitoliamo: sovraccarico, ossessione, successo immediato e quantificato. Non vi pare che queste parole siano come degli anelli di una catena? Una catena a cui siamo attaccati noi e che ci rende schiavi del pc e di quello che gli altri pensano di noi.
Ho sentito di persone che, prese dalla costante connessione e lettura dei post sui social, non riescono più ad aprire un libro. Eh già, perché dal libro non esce un pollicione rivolto verso l’alto, non c’è immediata gratificazione dell’ego, ma la pazienza e il silenzio “dell’ascolto con gli occhi” di una storia che non ha solo 140 caratteri. 

E gli scrittori?

Non vi pare che per uno scrittore, il quale, lo sappiamo, ha bisogno di silenzio e tempo per scrivere, tutto questo sia deleterio? Ho sentito frasi del tipo: “Non ho ricevuto mi piace sulla mia sinossi pubblicata su Fb, ma allora non piace” (notare l’ossessiva ripetizione di parole). “Ho postato il mio status, solo due mi piace. Dove ho sbagliato?”, “Perché il mio blog ha pochi commenti?”.
No ragazzi, nessuno di voi ha sbagliato. La popolarità e il successo da social sono effimeri. Volete scrivere? Perfetto, guardatevi dentro e tirate fuori la storia. Ci metterete lungo tempo, ogni giorno e nessuno vi solleverà il pollicione. Smettetela di stare a sentire i guretti social che credono di avere la verità in mano: “No, quel genere non vende, che lo scrivi a fare?” oppure “Noooooo!!!! Ho venduto 240 copie, mentre lui 242!!! Però io scrivo meglio, lui vende solo perché fa un genere che va di moda”.
No, no e poi ancora no. Certo, ci sono i generi letterari in auge e quelli più di nicchia e questo in ogni epoca, ci sono brutti romanzi che vendono e meravigliosi libri scoperti da pochi. Esistono status, sinossi, video orrendi su cui scattano valanghe di “mi piace” e altrettanti di “spessore” che notano in pochi. Ciò vale per scrittori e non. 
Va bene, chi se ne importa.
Non potete lasciarvi rubare un sogno, qualcosa che sentite dentro per una manciata di “mi piace” in meno. Non potete paragonare voi stessi e ciò che fate agli altri e a quel che loro fanno. Serve, in questi casi, un po’ di sano menefreghismo “asocial”.

Hai più “mi piace” di noi? Ok.

Hai venduto più di noi? Ok.

Il tuo genere va forte? Ok.

Hai una vita talmente a colori che devi inventarne di nuovi e vuoi per forza farcelo sapere? Ok.

Non facciamoci sovraccaricare il cervello, non ossessioniamoci con s@@@e mentali, non paragoniamoci agli altri: è inutile. Disconnettiamoci e scriviamo.
Non sapremo mai tutto, ma non è necessario. Ci sarà sempre qualcuno migliore di noi e va bene.

Volete scrivere un romanzo? Sì? E state ancora qui?

Volete aprire un blog? Sì? E state ancora qui?

Avete pochi “mi piace”, commenti, vendite? Sì? Non frignate e continuate a scrivere.

Dovete agire.

Stiamo correndo tutti una maratona, la nostra. Spezzate le catene, inspirate l’aria fresca (lo so, con questo caldo non è facile, ma cerchiamo di visualizzare). Certe volte è meglio non sapere, soprattutto quando non ci serve.
Ciò di cui abbiamo bisogno è la perseveranza, la nostra storia personale e la storia che vogliamo scrivere. 
Zittiamo le voci al di fuori di noi ascoltiamo quel che il nostro io ha da dirci.
Il successo non può essere ridotto a un numero; è vivere la vita (e scrivere) con pienezza e gioia.


Francesca Rossi

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