5 agosto 2015

Recensione speciale... "Sull’esordio di Jessica Moro" in "Exponovels" AA.VV.

Ho sentito la voglia di scrivere per voi un pezzo extra, oltre al mio editoriale mensile, per dire cosa penso su un esordio narrativo che ho tanto atteso e letto con molto interesse. Mi riferisco a quello della nostra Jessica Moro.
Il suo esordio è un racconto uscito all’interno dell’antologia Exponovels (Edizioni dEste maggio 2015) dal titolo “Cosa vuoi che sia” (versione inglese “Never mind”). Jessica, qui molti lo sanno bene, è colei che rende e ha reso possibile tutte le vicende e le opportunità date a noi scrittori e lettori sul Books Hunters Blog, insieme alla sua “sociamicasorella” Barbara Podetta. Ecco perché questa vuole essere una recensione dell’autrice e della persona Jessica, e non solo del suo racconto.
Con Jessica è nata così: trovo il loro blog, mi piace e chiedo un’intervista. Dalle loro domande e dalle mie risposte è subito simpatia. Scopriamo di abitare nella stessa Provincia. Pare finita lì. Qualche settimana più tardi, invece, Jessica legge di sua iniziativa il mio primo romanzo, A proposito di Dafne. Mi ricontatta per dirmi che ha scritto una recensione sul blog, e spera mi faccia piacere. A quel punto leggo la recensione più bella di sempre. La recensione del proprio libro può piacere, accattivare, deludere, ma non mi era mai capitato mi emozionasse tanto. Più la rileggevo, più mi stupivo per il tempo che indubbiamente Jessica aveva dedicato alla lettura del testo e alla stesura della recensione. Io sono per definizione un’emergente anomala, perché non sono mai andata a caccia di recensioni concordate, e difficilmente chiedo ai lettori di mettere online il parere che mi hanno dato in privato; lo faccio pur consapevole che questo mi renda molto meno visibile di quel che potrebbe essere; e lo faccio perché leggo spesso le recensioni in scambio tra scrittori “sulla stessa barca” e, nonostante loro ne vadano fieri, trovo che cinque stelle e cinque righe di sinossi-rielaborata scritte tanto per, non portino niente alla mia persona e alla mia crescita. Sono così, scrivo e vorrei arrivare, e se le recensioni devono esserci, voglio siano vere e meglio ancore inaspettate. E sì, oscillo tra lo stupido e il surreale, lo ben so. Ma è proprio questo che mi ha toccata molto nelle parole di Jessica: non le aveva scritte tanto per, e non aveva letto il mio libro al solo scopo di accontentarmi o di pubblicizzare il suo blog. Era entrata davvero nella storia, carpendone aspetti che mi restituivano chiavi lettura di cui io stessa non ero consapevole. Oltre alla sua capacità di emozionare, noto subito una bella scrittura e capisco che è proprio vero: chi è umile e non se la racconta da solo è colui che spesso nasconde capacità sorprendenti. Era lei una delle più brave scrittrici del gruppo per il quale lavora. Perché anche una recensione bisogna saperla scrivere, sia dal punto di vista contenutistico che stilistico, essendo una vera e propria tipologia di saggio.
Forse le è servito il suo tempo per scoprirlo e capire che poteva regalarci cose preziose, oltre ad articoli e recensioni, o forse aspettava in sordina la sua vera prima occasione. Sta di fatto che lo scorso inverno arriva la possibilità di Exponovels. Per Jessica è l’esordio nella divulgazione, per chi la conosce e tifa per lei la fine dell’attesa. Nel racconto “Cosa vuoi che sia” Jessica non delude affatto le mie aspettative. È difficile parlare della trama di un racconto di poche pagine senza fare spoiler, quindi mi limiterò a dirvi che è un breve viaggio nei sentimenti di una ragazza alle prese con l’innamoramento, le speranze e le aspettative disilluse proprie della sua età, che però non si risolve nelle vicende della protagonista. Letto con attenzione, e con la giusta sensibilità che Jessica, a mio parere, è capace di tirare fuori da ogni lettore, ciò che accade alla protagonista (divisa tra una certa quantità di sfiga e di piacevole autoironia) ci conduce in quel posticino strano, quello in cui tutti abbiamo già ciò che ci serve, in cui tutti sappiamo bene chi sono le vere persone che contano, e i reali sentimenti che muovono la nostra storia. Ciò che nel racconto sembra in prima lettura una presenza marginale, di circostanza o un espediente narrativo, in realtà è la vera chiave per farci scoprire quel posto, e il vero senso della storia. Jessica Moro non cade nella trappola dello scrittore alla prima divulgazione, che spesso cerca di snaturarsi in uno stile pretenzioso, arcaico e surreale. Si capisce bene che oltre alla “dote” c’è alla base studio ed esercizio. Le sue frasi scorrono con piacevolezza e semplicità, costruite nella dicotomia tra una sensibilità più poetica e una penna più schietta e ironica. Una miscela stilistica che potrà darci molte altre soddisfazioni. Quindi, oltre a consigliarvi per prima cosa il suo esordio, consiglio a lei di continuare a scrivere, sperimentare e divulgare, perché ha molte cose da dire, una penna davvero interessante con la quale farlo, e la giusta umiltà per essere compresa da chi vuole leggere una vera promessa, in un mare di “prime donne” dalla penna molto meno valida, nonostante la miriade di stelle.

Monia Colianni


Da una conversazione privata post lettura:

Jessica Moro
Momò, ti basti sapere che ho una strana voglia di piangere... ok, le lacrime ce le ho già
non so cosa dire se non grazie per avermi compresa...
e aver capito che anche io ho bisogno di una parola in più, quella parola in più... quella che incoraggia.

Monia Colianni
Sono felice ti sia arrivata come volevo arrivasse...

2 commenti:

  1. Risposte
    1. Grazie Monia, che ci sei, sempre. Queste parole danno forza! E sappi che la cosa è reciproca. Jess

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