27 agosto 2015

Recensione "La pietà dell'acqua" di Antonio Fusco

La pietà dell’acqua”: un titolo evocativo.
Come se all’acqua si dovessero riconoscere devozione e reverenza… Forse, in questo caso, è davvero così.
L’acqua che, per l’ingegno dell’uomo che ne ha deviato il corso artificialmente, si è riversata su un intero paese, come lacrime d’acqua dolce, coprendo al mondo la vergogna di chi ha compiuto atrocità. Avendo pietà di chi, indifeso, ha subìto. Il lago di Bali è questo: una distesa d’acqua che sovrasta il vecchio paese di Torre Ghibellina, in Toscana, annegando la sua storia e quella di coloro che lì hanno vissuto.
Un luogo suggestivo, un’atmosfera che l’autore ha saputo rendere commuovente e intensa.
Così come è riuscito a farmi apprezzare e stimare il protagonista, il commissario Casabona. Un uomo che per via del suo lavoro è, ed è stato per anni, quotidianamente a contatto con il disagio e il malessere, individuale e sociale, senza per questo sentirsi immune dalle nefandezze di cui gli uomini sanno macchiarsi. Non lo stereotipo del super-eroe, ma un essere umano con tutti i suoi limiti e le due debolezze. Un individuo che non cerca la gloria per sé, ma che crede ancora che un lavoro di squadra sia indispensabile per la buona riuscita di una missione, perché fare giustizia è l’unica cosa che conta.
Senso di giustizia che a volte si confonde con propositi di vendetta.

Quello che doveva essere fatto, era stato fatto, ora si può anche morire sereni, con la bocca distesa in un lieve sorriso, consapevoli di aver riconsegnato la dignità ingiustamente tolta da chi il perdono non lo meritava. Perché, spesso, non c’è spazio per sentimenti di assoluzione e comprensione in un cuore affollato di dolore: solo la vendetta può dare l’illusione di un respiro di pace e sollievo. E proprio in questo riconosciamo la fragilità dell’animo umano. Ma riscopriamo nel contempo un aspetto straordinario di noi, che ci rende utili e ci fa sentire parte dell’insieme: la solidarietà.
E così, in questo noir dalla trama fitta e dal ritmo incalzante, dopo indagini copiose e ipotesi che prendono corpo passo dopo passo, anche il nostro commissario si troverà combattuto tra la difficoltà e la tentazione di capire, e l’obbligo di giudicare imposto dal suo ruolo. Dovrà scegliere se seguire l’istinto o la razionalità, o forse addirittura entrambe. Dopotutto, anche l’acqua è capace di provare pietà…
La verità si può nascondere, negare, modellare in nuove forme a seconda della convenienza, vestire con l’abito di una diversa apparenza, ma non si può cancellare”.

Sic transit gloria mundi”.


L'autore:
Antonio Fusco è nato nel 1964 a Napoli. Laureato in Giurisprudenza e Scienze delle Pubbliche amministrazioni, è Funzionario nella Polizia di Stato e Criminologo forense. Ha lavorato a Roma e a Napoli. Dal 2000 vive e lavora in Toscana, dove si occupa di indagini di polizia giudiziaria.

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