8 luglio 2015

"Seguito sì o seguito no?" di Monia Colianni

J.K. Rowling e E.L. James. Che cosa hanno in comune queste due scrittrici di fama mondiale, oltre la fama mondiale?
A ben pensarci, è già immediata e curiosa la similare costruzione del loro pseudonimo letterario. Fino a prova contraria può essere solo una coincidenza. Eppure, se per caso ci vengono in mente la comunicazione fonetica o le strategie di marketing, potremmo presupporre che la costruzione di un nome accattivante da apporre in copertina sia stato per entrambe un piccolo, forse impercettibile primo passo verso la creazione del fenomeno di successo.
Attenzione, se così fosse, non avremmo certo scoperto l’acqua calda, e i loro agenti non avrebbero inventato nulla: lo studio dei suoni per far rimanere impresso ciò che interessa avveniva già in tempi non sospetti. Pensiamo, per esempio, al fatto che le leggi antiche di Roma e di Atene fossero scritte in versi, per permettere al popolo di ricordarle meglio. Se qualcosa suona bene, ci rimane più impresso. Bene, se il primo passo funziona e a esso si aggiungono tutte le componenti proprie del successo letterario moderno, a quanto pare per gli autori non è così facile uscirne. Ecco quindi il punto in comune sul quale voglio porre l’accento, tra la madre del maghetto Harry Potter e la madre del tenebroso mister Grey: essere entrambe oggetto del tormentone mediatico e popolare del “ci sarà un seguito?”.
Proprio in questo periodo le notizie in questa direzione sono state particolarmente intese, sia per l’una sia per l’altra. Dopo mesi dalla conclusione della saga libresca e cinematografica di Harry Potter, e dopo il compimento delle focose sfumature, sia la Rowling che la James si sono ritrovate a rispondere alle richieste - quasi maniacali – di un seguito. Ormai poco importa che il seguito narri vicende che partano dal “dove eravamo rimasti”, perché il popolo si accontenta anche di eventuali prequel o spin off, ciò che conta è che le opere del proprio scrittore preferito continuino a gravitare attorno ai loro beniamini.
A qualunque narratore è capitato - specie con le prime opere - di affezionarsi ai personaggi, e non è sempre facile staccarsene in tempo, per l’esattezza prima di esserne assorbiti e perdere creatività e credibilità. Ora immaginiamo quanto possa essere difficile per due autrici di saghe famose, che per anni hanno visto le loro storie prendere vita sugli schermi di mezzo mondo, stimolare masse e - nei casi peggiori - generare del reale fanatismo. Aggiungiamoci i soldi che sono stati smossi e guadagnati, la pressione editoriale, la nascita di veri e propri parchi e marchi a tema, il piacere di vendere milioni di copie, e il gioco si complica ulteriormente: mollare o ritornare? dimostrare che si merita l’Olimpo letterario scrivendo tutt’altro o fossilizzarsi e giocare sicuro? Tra le due, la Rowling è quella che a parole esprime una volontà più netta di non tornare indietro.
Nonostante tutto, da diversi anni, ci dimostra che non è affatto pronta ad abbandonare del tutto il “suo mondo”. Così ci gira attorno da lontano, scrivendo o sceneggiando storie che ne approfondiscono l’ambientazione, senza intrecciarsi direttamente con le vicende del giovane Potter, oppure rilanciando retroscena e chicche sui personaggi attraverso siti e interviste. Insomma, pare che Rowling “si stacchi sì e si stacchi no”.
Più netta la posizione della James: lei non dice affatto addio e accontenta i fans; proprio in questi giorni milioni di persone hanno prenotato la copia di “Grey”, il nuovo libro legato alla trilogia. In che modo l’autrice ha continuato la storia? Semplice, cambiando punto di vista. Dalle prime informazioni pare che ciò che avete già letto sulle vicende della coppia sia stato riscritto dal punto di vista del protagonista maschile; le stesse scene che avete già vissuto vengono così riproposte con l’intermezzo dei suoi pensieri mentre si compiono.
In questo rimanere legati in qualche modo al proprio fenomeno, ci piace di più la schiettezza letteraria della James o il modo più sottile delle Rowling? Rispetto agli scrittori del passato - che spesso sono diventati “grandi” solo post mortem - oggi la massa di lettori arriva prima, è invasiva, chiede a gran voce di non uscire dalle storie che la appassionano. Ha i mezzi per conoscere, acquistare, partecipare al fenomeno, gli editori e i produttori conoscono bene il meccanismo e lo osservano. Con tutta l’onestà intellettuale possibile, noi ci resteremmo su un carrozzone di successo anche se non abbiamo niente di davvero nuovo da aggiungere? O lo molleremmo definitivamente cercando di confermare la nostra capacità letteraria con tutt’altro, accollandoci il rischio?
Una cosa la possiamo dire: nel caso di incertezza ci resta la via di mezzo “alla Rowling”, che forse è consapevole di non aver nulla di nuovo da dire, ma tenta di mantenere il focolaio acceso nel caso in cui Potter tornasse a suggerirle novità. Così fosse, come darle torto?

 Monia Colianni

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