6 luglio 2015

"Quattro sberle benedette", non si levano a nessuno! Il libri di Andrea Vitali

Buongiorno cari lettori, oggi volevamo consigliarvi un libro esilarante, una letturina di quelle che immediatamente fanno sorridere, risvegliando la curiosità innata che c'è in noi, la voglia di spettegolare che possediamo e che puntualmente neghiamo.


Lettere anonime e il sospetto di uno scandalo vergognoso agitano la vita di Bellano.
In quel fine ottobre del 1929, sferzato dal vento e da una pioggerella fastidiosa e insistente, a Bellano non succede nulla di che. Ma se potessero, tra le contrade volerebbero sberle, eccome. Le stamperebbe volentieri il maresciallo dei carabinieri Ernesto Maccadò sul muso di tutti quelli che si credono indovini e vaticinano sul sesso del suo primogenito in arrivo, aumentando il tormento invece di sciogliere l'enigma, perché uno predice una cosa e l'altro l'esatto contrario. Se le sventolerebbero a vicenda, e di santa ragione, il brigadiere Efisio Mannu, sardo, e l'appuntato Misfatti, siciliano, che non si possono sopportare e studiano notte e giorno il modo di rovinarsi la vita l'un l'altro. E forse c'è chi, pur col dovuto rispetto, ne mollerebbe almeno una al giovane don Sisto Secchia, coadiutore del parroco arrivato in paese l'anno prima. Mutacico, spento, sfuggente, con un naso ben più che aquilino, don Sisto sembra un pesce di mare aperto costretto a boccheggiare nell'acqua ristretta e insipida del lago. Malmostoso, è inviso all'intero paese, perfino al mite presidente dei Fabbriceri, Mistico Lepore, che tormenta il prevosto in continuazione perché, contro ogni buon senso, vorrebbe che lo mandasse via. E poi ci sono sberle più metaforiche, ma non meno sonore, che arrivano in caserma nero su bianco. Sono quelle che qualcuno ha deciso di mettere in rima e spedire in forma anonima ai carabinieri, forse per spingerli a indagare sul fatto che a frequentare ragazze di facili costumi, in quel di Lecco, è persona che a rigore non dovrebbe. D'accordo, ma quale sarebbe il reato? E chi è l'autore di quelle rime che sembrano non avere un senso? Ma, soprattutto, di preciso, con chi ce l'ha?

Il commento del lettore:
Ma quanto ci piace ficcare il naso nelle cose altrui?
Facciamo di tutto per tenerci fuori dai pettegolezzi, ma a volte è così divertente...
Eh sì, quando si dice che di bocca in bocca le più effimere questioni, diventano questioni di stato, ingrandendosi sempre più... facendo di un piccolo scorcio di verità, l'assoluto scandalo.

"Paese piccolo, la gente mormora".

Questo romanzo è frizzante, scorrevole, divertente. Amo moltissimo il modo in cui Vitali delinea la vita dei suoi personaggi, dando a ognuno il proprio carattere e i propri parametri. Adoro la Ventolina quando parla in dialetto e adoro la naturalezza con cui l'autore dà vita a questa storia di provincia, di persone semplici, nell'Italia del 1929.
Un'intreccio esilarante, uno scandalo da contenere, delle lettere anonime, i Carabinieri e le atmosfere lacustri...
Insomma, "Quattro sberle benedette", non si levano a nessuno!
(Jess - Books Hunters Blog)

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