3 giugno 2015

"L'esordiente impenitente" di Nameless (Barby)

Mi rivolgo a te, mio caro esordiente, perché nel nostro rapporto, qualcosa non funziona come dovrebbe.
Dunque, mi contatti perché hai visto che sul nostro blog offriamo una vetrina agli autori esordienti. Ci chiedi di darti una possibilità, e noi, con entusiasmo ben espresso, per niente celato, ti diciamo che certo, sarai nostro ospite nella rubrica. Non solo, ti diciamo che l’articolo che ti dedicheremo sarà condiviso in diversi gruppi letterari. 
Tu ci mandi il materiale, noi prepariamo il tutto, et voilà ci siamo! Ti scriviamo, ti tagghiamo, ti coinvolgiamo (ci mancherebbe, il protagonista sei tu!) e… a questo punto il meccanismo si inceppa e si blocca.
Premetto che i gruppi in cui condividiamo l’articolo che ti abbiamo dedicato, non sono scelti a caso. Sono gruppi a cui abbiamo chiesto, e ottenuto, il permesso di far conoscere i nuovi talenti, dove c’è la concreta possibilità di interagire con potenziali lettori interessati. 
Non è questo quello di cui sei in cerca?
Ma allora, perché non sfrutti questa possibilità? 
Non ti sto dicendo che devi consumarti le dita sulla tastiera cercando di ringraziarci per offrirti questa opportunità, per questo è più che sufficiente un (doveroso) grazie. Ti sto dicendo che questi sono il momento e il luogo giusto per parlare del tuo libro. Spammi il tuo lavoro a destra e a manca, a caso perlopiù, in maniera anche abbastanza sterile e quasi anonima, e quando invece è la situazione giusta in cui parlarne, da te arriva… il nulla. Niente commenti, niente interazione.
Allora, nel tuo interesse, magari te lo faccio notare e la risposta è quella in effetti più gettonata in assoluto: “non ho tempo”.  E come darti torto? Sono appena stata sul tuo profilo Facebook e ho visto che hai pubblicato sul tuo diario un post dal contenuto molto impegnativo, che sicuramente ti avrà portato via tempo e una certa dose di risorse. Non ricordo le parole esatte, ma era qualcosa del tipo “oggi piove, che noia”. E non era l’unico. Ce n’era uno anche sulla pizza che avevi mangiato la sera prima. 
Beh, non c’è che dire, in effetti questo genere di post ha sempre un alto indice di gradimento tra il pubblico, quindi meglio non risparmiarsi! 
Poi però, sul post del tuo libro, c’è un like solo, triste e soprattutto abbandonato.  Ma del resto è il post stesso a essere stato abbandonato, proprio da te, che invece avresti dovuto dargli valore e onore, parlando di te e del tuo lavoro, per dare modo ai lettori di conoscerti e far nascere la voglia e la curiosità di leggerti.
Non voglio farti il predicozzo, ma fidati, questo consiglio è per il tuo bene. Non voglio pungerti nel vivo della tua vanità, perché penso che un briciolo sia lecito averne, mischiata a un sano egocentrismo tipico di tutti gli artisti, ma se non sei tu il primo a metterti in gioco seriamente, nessuno lo farà al posto tuo.

                                                                                                                                             


Nameless
A questo punto siete abituati a leggere: Nameless, togli less e metti Jess.
Questa volta la voce è un’altra:
Nameless, togli less e metti Barby
(lo so non fa rima, ma cosa ci posso fare…)




2 commenti:

  1. Grande Nameless Barby! Un editoriale che racconta e trasmette un gran bene cosa ci sia dietro: delusione, qualche volta ("qualche" indica ottimismo). Nonostante tutto, in modo quasi stoico, dimostrate una gran pazienza, anche nel proporre un articolo che comunque sa di consiglio. Solo per questo vi proporrei come Sante! Il punto è: chi deve lo capirà davvero? O vince sempre e solo "l egocentrismo?" Condito di belle parole perché si viene taggati o di circostanza? Bè, direi che anche solo una pecorella smarrita nel mucchio, sarebbe già una conquista nel mondo esordienti impenitenti!

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    1. Come dici tu cara Monia: chi deve, lo capirà davvero? Ai posteri l'ardua sentenza...

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