26 giugno 2015

Recensione "La ragazza del treno" di Paula Hawkins

Certe volte la nostra prospettiva del mondo può discostarsi di molto rispetto a quella degli altri. Se per alcuni gli alberi e l’acqua sono lo sfondo ideale per una cartolina estiva, per qualcun altro sono solo il fitto buio e l’abisso.
Il mondo cambia e lo fa in base a come decidiamo di guardarlo: nascosti nell'ombra, alla luce diretta del sole, da seduti, un po’ storti anche, a testa in giù magari o forse dal finestrino di un treno. È sempre lo stesso solo che, non sappiamo dire come, cambia.
Non sono tanto i colori a fare la differenza, ma come percepiamo, a seconda del nostro stato, le sfumature e le espressioni che ci vengono incontro.
È come se dovessimo predisporci all'ascolto, al risveglio dei sensi. La consapevolezza si assopisce solo se vogliamo che lo faccia, lasciando spazio alla fantasia, a quel lato di noi che cancella i profumi reali delle cose al solo scopo di vanificare i nostri tentativi di riconoscerne la provenienza. Così fantastichiamo e ci liberiamo di noi stessi. Quella è la miglior via in cui l’incoscienza ci raggiunge. O forse, è il solo e unico modo che abbiamo per estraniarci dal male che ci attanaglia il cuore.
Oggi ho visto il treno che scorreva veloce sui binari e ho ripensato alla storia che avevo appena finito di leggere. Tutti chini sui loro cellulari, i passeggeri si perdono le vite di fuori. Intenti a guardare quella scatolina rettangolare che pare contenere tutto e invece ha dei limiti enormi: manca il contatto.
Là, oltre i binari, che viaggiano in parallelo senza mai toccarsi, ci sono vite che si intrecciano e si scontrano. Storie, lasciate alle intemperie, che spaziano dall’amore, alla selvaggia e temibile ironia, passando per la violenza e la cattiveria.
Agli angoli di ognuno di noi, si nasconde una storia. Quelli smussati sono difficoltà superate, lasciate nella parte di noi che abbiamo affrontato e superato, quelli appuntiti, sono le paure, le mancanze che ancora ci tolgono il fiato e che spesso ci tolgono la forza di graffiare la vita. Si cade per colpa di essi e si fa fatica a rialzarsi.
È come prendere il treno sbagliato tutte le mattine, ed esserne consapevoli. Ribattere su quell'angolo comunque è essenziale per sentirlo vivo, per sapere che c’è un motivo per cui stiamo soffrendo, per non perdere la strada che ci ha portato fino lì, alla stazione.
“Noi sappiamo cosa significa essere spezzati.”
Rachel è quello stereotipo di persona che non vorremmo mai essere. Quella che se la incontri non sai cosa dirle. Ti fa pena, forse. Ti stuzzica la curiosità, anche. È una di quelle donne fragili, cadute nell'abisso, quelle che non vedono in un lago un paesaggio da copertina social. Sono sole con le loro fantasticherie, sognano il mondo perfetto, le persone giuste, la casa accogliente. Sono sfasciate dentro e per questo cercano la verità dentro una bottiglia, immaginando che le vite al di là del finestrino siano sintonizzate sull'amore e sul futuro.
“Ho perso il controllo di tutto. Anche dei luoghi che sono dentro la mia testa.”
Lei vede e vorrebbe toccarlo quell'amore, gli manca, lo brama, ne ha bisogno. L’abbandono è una brutta bestia, la depressione ci va a nozze. Sente il bisogno di ricamare nella sua testa ciò che ha perso. 
È che a volte per uscire dal caos che ci regna dentro, dobbiamo crearne altro. Prendere entrambi per la collottola e scuotere forte. Va reso tutto reale. Il vuoto non lo archivi, non lo impili fra i libri già letti e te lo dimentichi. Così, una piccola occasione ti sembra l’unica opportunità per redimerti, per esserti utile facendo qualcosa per gli altri… anche quando fare qualcosa significa mettersi a cercare una donna scomparsa . La senti forse vicina, ecco. Perché se è sparita forse era disperata come te.
L’esistenza di Megan si confonde un po’ con quella di Rachel. S’intersecano senza ritegno. Apparentemente per caso, poi per follia. Per Rachel diventa quasi un modo per uscire dallo strazio della sua. Prendere quel treno assume un significato più importante, che la tiene lontana dal suo dolore, ma che le ha concesso di vedere qualcosa che può spiegare la scomparsa di Megan. Sfilare col treno, dietro quelle case ogni mattina, non è stato solo una tortura personale, ma una concessione, una prova.
Così la vita di Rachel si incontra con quella di Megan che a sua volta si era incrociata con quella di Anna che ritorna a quella di Rachel. Sono donne con in comune molto, forse troppo. Donne confuse dagli uomini e dalle loro doppie personalità. Rachel, vinta dal sentimento di inadeguatezza che gli si è insinuato sotto pelle. Megan, impaurita dal passato, succube del presente. Anna, che crede di sapere tutto e invece non sa niente.
“Se non riesco a buttare fuori le parole, finiranno per mangiarmi viva.”
Tre punti di vista che ci regalano un thriller carico di colpi di scena, deliri e bugie. Quando sei convinto di sapere chi è il colpevole di tutto, vieni smentito. Scena dopo scena, pensi di avere tutti i particolari necessari eppure pagina dopo pagina, ne scopri di nuovi che mandano all'aria il tuo puzzle. I sentimenti, le insicurezze e l’incredulità di Rachel e Megan fanno a cazzotti con la spavalda sicurezza e la caparbietà di Anna.
Donne e uomini che celano segreti inconfessabili, fragilità, paure, intrusioni, ansie, vizi. Storie che danno vita a un romanzo dove la verità fatica ad avere un volto, offuscata dalle bugie, dagli inganni psicologici, dalla troppa convinzione di sapere tutto di sé e degli altri.
Ora che di treno ne sta passando un altro, sento che non sarà più la stessa cosa guardarlo e neanche salirci. Da giù, quelle persone ricurve su quelli che pensavo fossero cellulari, forse stavano trattenendo le lacrime. Quelle che guardano fuori, forse pensano che io sia una donna diversa da quella invece sono.
Da passeggera invece, guardare oltre il finestrino mi farà un po’ pensare a Rachel e alla sua voglia di cambiare in meglio ciò che scorre davanti ai miei occhi. Così, perché rendere migliori le persone a volte è l’unico modo per credere che ci sia una possibilità di stare meglio.
(La Books Hunter Jessica)


L'autrice:
Paula Hawkins ha lavorato quindici anni come giornalista prima di dedicarsi alla scrittura. La ragazza del treno è il suo primo thriller. Venduto agli editori di tutto il mondo prima ancora dell’uscita, è stato opzionato da Dreamworks.

"Un capolavoro di suspense. Mi ha tenuto sveglio tutta la notte."
(STEPHEN KING, su Twitter)

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