6 maggio 2015

"# Io leggo TUTTO e perché" di Monia Colianni

Scegli un problema. Cerca l’obbiettivo rispetto a quel problema. Mettici una giornata mondiale. Crea iniziative. Aggiungi un hashtag e il gioco è fatto: ecco un’iniziativa che diventerà di dominio pubblico e coinvolgerà gli enti interessati, gli interessati, e a cascata anche l’ultimo dei disinteressati al problema. Questo perché oggi - in questa primavera dei social - la divulgazione diventa virale in un modo che le iniziative di un tempo potevano solo immaginarsi. Negli scorsi giorni questo fenomeno - chiamiamolo di sensibilizzazione verso un problema - ha toccato anche la lettura. Il problema? La gente non legge. Obbiettivo? Portare i non lettori a leggere. Giornata mondiale che concentra il clou delle iniziative: 23 aprile 2015. Hashtag: #ioleggoperché. Iniziative che ruotano intorno a tutto ciò? Moltissime, tra le quali la possibilità di diventare messaggero della lettura, per scovare i non lettori e poi ingolosirli, donare gratuitamente testi, creare iniziative sul territorio. Inoltre è stato aperto un apposito portale (ioleggoperchè.it) nel quale chiunque poteva divulgare pensieri, estratti, citazioni per condurre “i reietti” verso le meraviglie della lettura. Ora. Prima di esporre il mio pensiero, dividerei l’aspetto macro di questo progetto dalle piccole iniziative messe in atto dai veri appassionati di letteratura. Per intenderci, quelli che lo fanno tutto l’anno e con tutti i libri. Parto dal presupposto di non subire quasi mai il fascino delle giornate mondiali, avendole sempre percepite come un grande baraccone di ipocrisie, tornaconti e speculazione, che spesso nulla hanno a che vedere con il problema, strumentalizzato per guadagni di pochi eletti che non conosceremo mai. Niente di più facile: sensibilizzare l’opinione pubblica con temi quali la guerra, le malattie, i poveri, e lucrarci disperatamente. Anche su “ioleggoperché” il dubbio mi ha sfiorata. Mi è bastato definirlo per trovarmi in testa un grosso punto interrogativo intermittente: una grande macchina di coinvolgimento sponsorizzata da letterati big, attori, registi, personaggi famosi, nel quale sguazzano pure grandi librerie e grandi editori. E tutti che, improvvisamente, si propongono nella veste di messaggeri della lettura. Bene. Da narratrice che divulga i suoi testi dovrei vederci positività e vantaggio. Eppure, vedo di nuovo il grande baraccone. E lo vedo perché - proprio da autrice di una piccola casa editrice - trovo quotidianamente gravi dissonanze tra il messaggio che i Vip dell’editoria hanno lanciato negli scorsi giorni, e quello che avviene tutto il resto dell’anno. Quale lettura hanno divulgato veramente? Cosa succede quando le luci del grande evento si spengono? C’è stata democrazia in questa sensibilizzazione? No, io credo che a livello macro questa macchina si sia mossa per la solita letteratura contemporanea di serie A, quella dei soliti Vip. La mia esperienza, che si unisce a un coro di centinaia di romanzieri esordienti, è un’esperienza che va da tutt’altra parte e - alla luce di questo improvviso amore nazionale e mondiale per la lettura - credo vada detto: quando sei uno scrittore agli esordi, seppur scelto da una CE non a pagamento - vai misteriosamente a sbattere contro un muro che mai pensavi di trovare. No, non parlo della difficoltà di trovare lettori. Il paradosso è quando i potenziali lettori ci sono, e il muro è posto dalle librerie. Sì, proprio loro. Decine di persone restituiscono la stessa lamentela: “ho chiesto il tuo libro, ma dicono che non lo ordinano”, “editore troppo piccolo, distributore sconosciuto, troppo cavilloso mandare mail alla CE”. È questo, signori, quello che accade fuori dai grandi slogan e dalle giornate mondali. Anche se un libro esiste ed è in catalogo, e anche quando basta una mail e l’editore lo consegna a spese proprie, la grande libreria non si scomoda a ordinarlo. Perché l’autore non è nessuno, perché nella grande editoria non esiste. Quindi, vi chiedo: questo è promuovere la lettura, oppure ostacolarla? Si promuove solo l’editoria di serie A? E ancora, solo perché un libro non è abbastanza famoso, allora il lettore che lo chiede ha meno diritto di avere ciò che desidera leggere? Perché se così fosse, allora non abbiamo solo scrittori di serie A e di serie B, ma anche lettori di serie A e di serie B. A voi tutte le risposte e conclusioni, che siate nella prima o nella seconda categoria.
Come dicevo all’inizio è d’obbligo scindere l’ambito macro dalle iniziative buone che vanno salvate e nominate, onde evitare inutile benaltrismo che non è di mio gusto. Sento quindi di dare merito e ringraziare – un esempio fra tutti – i blogger che ospitano emergenti e che lo fanno tutto l’anno. Come questo, in cui leggete i miei editoriali. Loro sono stati autentici messaggeri di #ioleggoperché, e chi segue questi spazi lo sa. Leggono, recensiscono e promuovono i buoni libri, che essi siano grandi uscite o storie senza scuderia big alle spalle. Questo, a casa mia, è promuovere la lettura.
Concludo rivolgendomi in modo ipotetico ai colossi dell’editoria, delle catene librarie e del giornalismo, grandi porta bandiera di questa giornata mondiale, con quello che è stato il mio unico post it virtuale legato a questa iniziativa:

Io leggo perché… le mie storie non mi bastano, perché non ho una macchina del tempo, perché ogni tanto qui c’è bisogno di scappare, e mentre leggi nessuno può trovarti. Ma leggo anche per l’editoria tutta. Leggo aldilà degli hashtag e delle giornate mondiali. Leggo anche i non Vip, perché a volte la tua storia del momento l’ha scritta uno sconosciuto, sponsorizzato da un piccolo marchio che il libraio non ordina con piacere o non ordina affatto. Leggo perché ho la libertà di leggere tutto. E che tutto sia.

Monia Colianni


Nota di Jessica e Barbara:
Cari lettori, come ben sapete il Books Hunters Blog si è attivato come Messaggero per l'intera iniziativa #ioleggoperché. Le motivazioni che ci hanno spinte a buttarci a capofitto in questa bella avventura, sono state ben motivate in primis dalla passione che ci lega a doppio nodo con il mondo del libro, e in secondo luogo dalla genuinità dell'iniziativa stessa.
Conosciamo perfettamente il divario tra la piccola e la grande editoria, ci rendiamo conto delle difficoltà degli autori esordienti e delle loro CE che faticano a promuoverli sul mercato. Proprio per questo siamo attive per aiutarli entrambi a farsi conoscere dal pubblico (come sottolineato da Monia nell'articolo).
Su alcune cose però dobbiamo prendere le distanze da questo editoriale. Abbiamo creduto nell'iniziativa di #ioleggoperché, l'abbiamo promossa, sostenuta e ci siamo amalgamate con essa. Per noi questo grande evento è stato importantissimo. Perché regalare 240.000 libri non è una cosa che tutte le CE possono fare, è vero, ma è qualcosa, è un'inizio. Inoltre fra i titoli proposti spiccano anche case editrici meno conosciute, non solo grossi marchi e questo ci ha fatto enormemente piacere. E i "nuovi lettori" sono importanti per tutti e una volta finiti con entrambi i piedi nel mondo dei libri, potranno spaziare a loro piacimento nel mondo dell'editoria cercando anche autori che non appartengono a grosse case editrici.
I lettori del futuro, saranno lettori liberi da vincoli.
Per concludere: in questa e in tante altre iniziative di questo genere, vogliamo prendere il buono, quello che fa bene alla cultura, quello che fa bene ai lettori. Perché al di là del pensiero personale di ognuno, noi che l'abbiamo vissuta sul campo, ci siamo divertite e ne abbiamo tratto grandi soddisfazioni.

1 commento:

  1. Il problema evidenziato nell'editoriale è indipendente dalla giornata mondiale del libro, è quello endemico dell'editoria italian, dominata da grandi interessi e piccole (nei numeri) passioni. Sappiamo tutti che la qualità delle proposte non è quasi mai proporzionale ai riscontri da parte dei lettori. Monia stessa, nel suo articolo, ribadisce la funzione vitale dei blogger nel portare alla luce il lavoro della piccola editoria. Non ci resta che rimboccarci le maniche e insistere in questa "missione". Sperando in tempi migliori.

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