19 maggio 2015

Recensione "Sei la mia vita" di Ferzan Ozpetek

Le cose familiari ci catturano prima di tutte le altre e ci sanno sorprendere. Inizia tutto dal niente e continua con un plurale che diventa un tutt'uno di colori, sapori e odori: quelli che possediamo quando decidiamo di essere un NOI. Nel nostro silenzio ci sono urla capaci di azzittire la folla, nel nostro urlo una voglia di libertà immensa. Il NOI fa parte ancora di quella libertà, quella che la testa della gente tende a chiudere in una stanza, portandosi via la chiave di una serratura che NOI e LIBERTÀ sanno già bene come scardinare.
SEI.LA.MIA.VITA. E’ un titolo forte ed evocativo. Mi fa venire in mente il tutto dentro al niente. Mi sa di mani che si intrecciano, di corpi che si baciano, di labbra che si incontrano, di vite che prendono fuoco e restano al caldo anche quando fuori piove. Non c’è possesso, è solo concessione. È come dire SONO.LA.TUA.VITA oppure “prendi la mia vita che te l’affido per quel che resta della tua”. Scambiarsi, amalgamarsi, incespicare… sì, perché è possibile trovare ostacoli.
Molteplici sono le angolazioni di ripresa della vita. Una telecamera non riuscirebbe in un’impresa così ardua, se non fosse alimentata dalla corrente di un cuore che batte dietro a essa. Ecco che allora le scene più scontate si trasformano in sorprendenti ciak, e gli attori improvvisamente smettono i loro panni convenzionali per diventare semplicemente se stessi, nudi. Leggeri, liberi, comodi e soprattutto unici. È questa consapevolezza a farci assumere il portamento migliore davanti alla cinepresa della nostra vita.
E allora non importa che tu sia etero, trans, gay. Non frega a nessuno come ti vesti. Conta solo ciò che dici e come lo dici. Contano anche la tua risata e la tua carezza. C’è quella regista famosa chiamata ESPERIENZA che ci vuole misurare, guardandoci dall'alto in basso. Ah, quanto ci fa correre e piangere, rotolare nel fango e bagnare di pioggia ed è lì che interviene l’attrice più in gamba: TENACIA, amica di FORZA, compagna di VOLONTÀ.
L’avrete capito cos'è questo romanzo: un mix di elementi ed emozioni forti come il migliore dei cocktail. Capace di stupirti per il gusto deciso e diretto e in grado di stroncarti le gambe come il migliore dei nemici. Un concentrato di vita personale senza giri di parole. Solo amici, amori, passioni e talvolta disordini e perdite. Ma quale guerra non ha vittime? Ogni guerriero che si rispetti almeno una volta ha pianto per paura… o per amore.
Raccontarsi non è facile. Scavare dentro se stessi, oltre la superficie, è il mestiere più arduo che una persona possa decidere di praticarsi. È come affondare le unghie nel profondo di noi sperando di non scalfirci troppo. È ammettere le proprie follie, i propri sbagli, le mancanze e i vizi, dando spazio sulla carrozza a chi non ci conosce. È come fare un viaggio dentro noi stessi, fatto di tappe e strade ingarbugliate. Costellato di NO, di attese e a volte pretese.
“Sei la mia vita” esplora la vita oltre i confini. Oltre quel falso che si stende a macchia d’olio, oltre la siepe, laddove non c’è luce. Fra le sue pagine trovi l’amore, quello di tutti, quello che vuole mostrarsi, quello che va chiamato a squarciagola. Trovi anche personaggi sinceri, (veri o finti che importa!), persone che hanno fatto della loro vita un punto di forza per quella degli altri.
“Diffido di chi procede per esclusione, di chi si fa guidare dai preconcetti. È come vivere in bianco e nero, rinunciando alle meravigliose sfumature che riscaldano l’esistenza.”
Un intreccio di storie e verità. Un diario della vita e delle aspettative. Fatti e ricordi che permettono al passato di riaffiorare nudo e crudo. Un libro che ci racconta com'è complicato girare il film della propria vita con le COMPARSE che ci mettono i bastoni fra le ruote. Un FILM che non importa se girato a colori o in bianco e nero, l’importante è girarlo bene, con cura, scrivendone il COPIONE insieme a chi ci ama, incondizionatamente.
(la Books Hunter Jessica)


L'autore:
Ferzan Ozpetek, regista e sceneggiatore, è nato a Istanbul, ma dal 1976 vive a Roma. Nel 1997 esordisce con Il bagno turco (Hamam), cui seguono Harem Suaré, Le fate ignoranti, La finestra di fronte, Cuore sacro, Saturno contro, Un giorno perfetto, Mine vaganti, Magnifica presenza, Allacciate le cinture. Ha inoltre diretto Aida (2011) e Traviata (2012). Ha vinto i più importanti premi e riconoscimenti cinematografici e nel 2008 il MoMa di New York gli ha dedicato una retrospettiva. Nel 2013 ha pubblicato il suo primo libro, il bestseller Rosso Istanbul.

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