8 maggio 2015

Recensione "Il grande Gorsky" di Vesna Goldsworthy

L’abitudine di pensare in grande di certi uomini, li ha portati a conquistare ben più di ciò che meritavano di avere. In altri casi gli è stata restituita una parte della fortuna che hanno donato al mondo. Non so in quale delle due sezioni collocare il protagonista “ricco” di questa storia, sicuramente “grande” per la potenza dei soldi che gli girano fra le mani, ma pur sempre un uomo nel pieno delle sue debolezze. E come ogni storia che si rispetti, la debolezza di un uomo di quel calibro la fa una donna. Certo, una donna per cui fare tutto, una che non aspettava altro che lui, il principe azzurro pronto a salvarla dal destino triste, colui che ritrova i pezzi del puzzle che erano andati persi.
Ma dentro questo romanzo, c’è anche la bellezza dei libri. Sembra partire infatti tutto da essi. Ed è lì che troviamo il nostro “povero” libraio. Un personaggio che parla di passione ma che non riesce suo malgrado a raccontarcela. In tutto questo manca l’esplosione, il colpo al cuore. Anche se indubbiamente ben scritto e ricco di riferimenti a grandi autori, è come rimanere ai margini e poter solo sfiorare appena i protagonisti.
I personaggi sono descritti bene nei loro abiti più o meno ricchi, e anche la loro storia emerge di quando in quando, eppure quello che mi è mancato, è conoscerli sul serio, mi sono fortemente mancate le emozioni. Quelle che avrebbero dovuto suscitarmi Natalia e Gorsky che si perdono e poi si ritrovano e poi… Quelle dei libri, ricercati dal giovane libraio per riempire quella “biblioteca romantica”. Invece purtroppo ho solo visto soldi, soldi ovunque. Ostentazione. Forse era questo che dovevo vedere. Dovevo capire quanto il dio denaro sia bravo a distruggere le cose e le persone, oscurando chi nella storia tenta in qualche modo di emergere per altro.
Ovviamente l’autrice si è ispirata al Grande Gatsby, il tema portante è la ricchezza e la distruzione che grandi personaggi possono auto-infliggersi. E l’amore ovviamente, conquistato nella maniera sbagliata.
Da lettrice, ho visto tutto da fuori senza potervi mai partecipare. Il tempo è trascorso veloce fra un evento e l’altro, tanto da non permettermi il lusso di afferrare le vite che scorrevano tra le righe. Mi sarebbe piaciuto un confronto più lento, dei fatti sì dolorosi, a volte forti, ma raccontati con l’enfasi giusta, con quell’emozione toccante che si cela fra due innamorati che si ritrovano. Queste sensazioni, seppur narrate dal punto di vista del libraio, avrebbero potuto toccarlo in maniera più profonda e forse questo avrebbe permesso alla storia di spiccare il volo, magari incanalando delusione, sorpresa, rabbia, consapevolezza, verso lo scopo finale: la biblioteca.
Mi ero aspettata qualcosa di diverso, lo avrete capito. Forse l’ho cercato troppo, pensando fin dal principio a qualcosa di differente, di più toccante, quel messaggio che spesso romanzi che vedono come protagonisti dei librai, riescono a darci, infondendoci un diverso senso della ricchezza.
Il Grande Gorsky comunque ha avuto un potere: quello di farmi riflettere sul significato delle storie che raccontiamo. Ognuna di esse, che sia un’esperienza positiva o negativa, per noi che leggiamo, ha comunque il pregio di smuoverci un’opinione. Anche questa l’ha fatto, sebbene mi abbia lasciato un po’ di amaro in bocca.
(La Books Hunter Jessica)


L'autrice:
Vesna Goldsworthy è nata a Belgrado nel 1961 e vive a Londra. Scrive in inglese, la sua terza lingua. È autrice di memoir, raccolte di poesie e scritti letterari. Il Grande Gorsky è il suo primo romanzo.

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