8 aprile 2015

"Un, due, tre… Strega!" di Monia Colianni

2015: cambia il regolamento del celeberrimo Premio Strega. Ed è subito polemica, altrimenti non sarebbe celeberrimo e, nel bene e nel male, comunque discusso. Vediamo cos’è accaduto.

L’antefatto (sospetto?)
Come molti sapranno esistono gli Amici della Domenica, i quattrocento uomini e donne di cultura che propongono i libri da esaminare e che costituiscono parte consistente della giuria. Ogni libro in gara è presentato da due “amici” (definizione che in un paese come il nostro, si tira addosso la maldicenza senza troppi sforzi). Quest’anno, due di questi amici di cultura, Roberto Saviano e Serena Dandini, propongono con convinzione il libro di Elena Ferrante (pseudonimo che nasconde una miriade di ipotesi che non stiamo a dire, ma che inevitabilmente fa marketing), con il suo “Storia della bambina perduta” (quarta parte di una saga). Suddetta Elena Ferrante, però, non corre per una scuderia big: il suo editore rientra nella piccola editoria. La storia dello Strega ci insegna che tra i cinque finalisti - e quindi conseguenti vincitori - per i piccoli non c’è mai stato posto. 


Il fatto (che rende sospetto l’antefatto?)

Guarda caso, proprio nel 2015, le regole dello Strega subiscono una variazione notevole a vantaggio della piccola editoria: tra i cinque finalisti dovrà per forza comparire almeno un libro edito da piccolo-medio editore. Viene cambiato anche il sistema di votazioni (le preferenze passano da una a tre) e quindi la cinquina potrebbe diventare sestina o settina a seconda delle preferenze. Tutto molto bello, di primo acchito. Poi il pensiero, che riporta i malpensanti all’antefatto raccontato. Questo cambiamento è del tutto casuale? o serve a spianare la strada al libro sponsorizzato dagli amici Saviano-Dandini? Nel frattempo – forse per evitare polveroni che creano più danno che gloria - il portavoce della Ferrante fa sapere che la proposta del libro è stata fatta spontaneamente da Saviano, l’autrice non c’entra nulla e tra l’altro pare che “non le interessi vincere”. Per tali motivi, il portavoce conclude dicendo che al momento la Ferrante non conferma la partecipazione allo Strega. Una mossa per aggiustare il tiro? Il dubbio verrebbe anche a un monaco benedettino. Ovviamente le notizie ufficiali dello Strega fanno sapere che queste modifiche nascono per adattarsi al cambiamento culturale in atto, per facilitare la bibliodiversità, la pluralità e cose belle di questo tipo.


Sta di fatto che - Ferrante o non Ferrante - le regole sono cambiate, e gli esordienti di piccole case editrici per un attimo hanno gioito, colti da euforia. Poi l’insidia. È vero che nella cinquina finalista deve esserci almeno un libro della piccola editoria, ma per essere parte dei dodici libri proposti, l’editore deve spedire gratuitamente 500 copie cartacee. Ho scritto bene, 500. E lo sottolineo, affinché resti impresso nelle vostre menti. La piccola editoria alla notizia è esplosa. Gli autori pure. Un piccolo editore non potrebbe mai permettersi di inviare un numero tale di copie, anche se ritenesse di avere tra le mani un capolavoro. Parliamo di una spesa di circa 7000 euro, se consideriamo il costo medio di un cartaceo. E se consideriamo che un esordiente vende di media trecento copie scarse quando gli va bene, giungete da soli all’assurdità di questa proposta, che si macchia giocoforza di presa in giro. E l’euforia si trasforma in rabbia e polemica, perché per un secondo hanno regalato un sogno che ai piccoli sembrava irraggiungibile, per poi distruggerlo il secondo dopo: E’ come essere invitati a un party solo se si indossa uno smoking da 3000 euro, chi non se lo può permettere resta a casa. Il party se lo facciano tra loro”. Questa di Gianluca Ferrara (della Dissensi Edizione) è una delle tante dichiarazioni lette, che meglio interpretano lo stato d’animo della piccola editoria a riguardo.

In conclusione, penso che se lo Strega vuole davvero aggiornarsi - per adattarsi alla rivoluzione culturale - con proposte di questo tipo, o continuando (per esempio) a non considerare gli e-book come libri da ammettere, direi che siamo anni luce dal vedere una reale coerenza tra ciò che gli “amici” predicano e ciò che attuano. Nel 2015 pretendere 500 copie cartacee invece di un pdf, è assurdo. Nel 2015 fermarsi alla forma e non andare alla sostanza escludendo gli e book dalla gara, è assurdo.

Forse, nel 2015, parlare ancora di Strega con aspettative reali, è il massimo dell’assurdo. 
Lo so.   
Monia Colianni



7 commenti:

  1. Devo dire la verità. Ignoravo questi meccanismi che stanno sotto il premio Strega e ne prendo conoscenza ora. Ottimo editoriale, oggettivo e con spunti per la riflessione che, profonda o meno, competente o superficiale, sempre nello stesso punto va a finire: lo sconforto che si tinge di rabbia.

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    1. Sconforto, poi rabbia. Verissimo. Ma ci resta la denuncia, e questa non ce la toglie nessuno. Non avrei mai scritto, né parlato di una lobby come lo Strega, ma in questo caso è giusto che la gente sappia e si ponga quantomeno domande. La rabbia passa, la loro magra figura mica tanto. ;)

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  2. Più che un'apertura alla piccola editoria, si direbbe un'alzata di scudi a difesa di interessi consolidati. Complimenti all'autrice dell'articolo.

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    2. Esatto, un consolidamento travestito da sostegno dei piccoli e da sostegno della bibliodiversità. Certo, per chi ci crede. Mi colpisce molto vedere "gente di cultura" che offende in questo modo l'intelligenza di chi ama e fa davvero cultura, seppur nel proprio piccolo. E a noi piccoli, ancora svegli, non resta che parlarne e far sapere ai "grandi" che non siamo stolti come credono loro.
      Grazie per i complimenti, Mario.
      MC

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  3. Adoro i tuoi editoriali... grazie per informarci e aprirci gli occhi ^_^

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  4. Grazie mille. Più che aprire gli occhi, di cui non ho presunzione, ma auguro che ci si ponga delle domande. Quelle che spesso mi pongo davanti alle ipocrisie che si nascondono dietro al complesso mondo editoriale.

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