24 marzo 2015

"Nameless Revelation" di Nameless

Jeans, infradito, cappello, camicia, cravatta o nudo. Ogni persona che si rispetti sa cosa deve indossare per sentirsi bene. Conosco uno che in inverno si aggira con T-Shirt e infradito. Voi direte: “Non sta bene”. Io rispondo: “Effettivamente…”. Però il tizio in questione ha il suo stile e guai a chi glielo ammazza. Stile. Una parolona. Dato che siamo in campo letterario-culturale, possiamo concentrarci sullo stile inteso come stile di scrittura, senza perdere di vista chi siamo. Un giro di parole per farvi capire che la libertà viene prima di tutto anche quando si scrive. Fino qualche tempo fa mi credevate un estraneo incapace di profanare il vostro essere. Oh beh, io per molti di voi rimango un estraneo dal nome traducibile in niente. “Nameless” toglie e non dà. C’è quel “less” poi…
Eppure ho il mio stile, le mie idee, il mio modo di muovermi nel mondo, a volte silenzioso a volte ingombrante. Molti di voi hanno bypassato la mia maniera di relazionarmi, distaccata e anonima. Altri invece si sono sentiti traditi da un’entità che esprime il suo parere senza mostrarsi al mondo. Ma siamo tutti dietro uno schermo. Allora dovremmo essere tutti fake o troll? In realtà siamo tutti a portata di click. Io pure…
Schiettitudine era il tema del mio primo articolo, uscito di getto. Così sentito e vero. Un esperimento che mi ha fatto capire quanto siamo diversi. Non un esperimento con le persone, ma con gli “utenti”. Mi par quasi di capire che metterci la faccia è fondamentale. Se mi fossi presentato al bar che frequentate solitamente per un apericena e mi fossi presentato tipo: “Piacere, Nameless.” avreste degnato di attenzione le mie idee sulla schiettitudine? Mmm. Non so.
Sperimentare è una cosa che piace fare al Books Hunters Blog. L’avrete capito. Non è un modo per giocare, ma per conoscervi. Quante volte siete coinvolti nelle avventure del blog? No, non cercate un numero, la risposta è sempre. Il blog, vi pensa in continuazione. Questa non è una sviolinata, è pura realtà. Perché? Perché tutto quello che deve fare un buon blog è mettere al primo posto chi lo segue. Books Hunters Blog l’ha fatto con il mio primo articolo!
Iniziamo col dire che voleva studiare i vostri modi di vedere le cose. Allora ha preso me e mi ha sparato in rete con un articoletto anonimo, senza darmi possibilità di replica vera e costringendomi a stare zitto. Eh sì, dovevo recitare la mia parte per capire come sono le vostre idee. Mi è piaciuto, ma è stato faticoso. Era più facile sapere come la pensavate senza esserci piuttosto che esserci e temere che qualcuno si risparmiasse di darmi contro, e comunque avrebbe cambiato tutto il senso della storia.
Capite quello che voglio dirvi? In molti si sono altamente fregati di chi ero e da dove venivo, semplicemente perché si sono concentrati sulle mie parole, sul Nameless pensiero. Se mi hanno dato ragione o torto questo non importa. Conta che abbiano condiviso con me qualcosa. Che mi abbiano dato modo e motivo di restare o svanire. Altri si sono concentrati su di me, sul difficile connubio fra anonimato e schiettezza d’opinioni. Volevo capire, ho capito. Mi è piaciuto conoscere i lati di voi che, se ci fosse stato il mio nome vero, forse non avrei conosciuto. La forza che vi contraddistingue nel dire ciò che pensate, o quella che vi fa andare oltre l’account. Mi piace che qualcuno si sia battuto per la mia idea, per i miei rimproveri, per il mio argomento senza ricordarsi che non avevo un nome.
Amo anche chi mi ha letto e mi ha ammonito. Dietro ci ho visto solo il bisogno di trasparenza. È un mondo già difficile, fatto di Internet, social, messaggini. Un mondo dove gli autori si nascondo senza pietà dietro un link. Amo il fatto che nel gruppo si abbia voglia di conoscere. Io vi ho conosciuto un po’ di più, sperimentando“vi” con Books Hunters Blog.

Nameless era una provocazione. L’avete capito ora qual è il mio nome?

A questo link il precedente articolo di Nameless: http://bookshuntersblog.blogspot.it/2015/01/schiettitudine-addio-di-nameless.html

Nameless

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