4 marzo 2015

"Ma questa passione è sempre gratis?" di Monia Colianni

Guarda, ci sarebbe un progetto…” Quante volte, con questo esordio, si ricevono le proposte più disparate? E quante volte l’epilogo di questi fruttuosi e allettanti progetti è il simpatico pagamento “in visibilità”? magari seguito dalla frase urticante che spiega “è un periodo difficile per tutti, dobbiamo farlo per passione”. O ancora, nella frase bluff “guarda, ne troviamo altri mille che lo fanno gratis”. E non parliamo di una piaga che affligge solo gli scrittori (qualche esempio). Ora, mi sembra davvero scontato ripetere il concetto che chi scrive, dipinge, fotografa, debba essere mosso innanzitutto dalla passione. Lo sappiamo, e definirei tediosi e detestabili coloro che sentono la necessità di specificarlo ogni secondo, quasi da farmi pensare esattamente il contrario nei loro confronti. E sappiamo anche che - come in tutte le categorie - ci sono i soliti deviati che fanno eccezione, iniziando a fare arte o a scrivere solo nella speranza di diventare “ricchi&famosi” (e di solito coincidono con quelli che lo fanno malissimo). Diamo quindi per assodato che le persone coi piedi per terra, mosse da autentica passione, un quadro o un libro lo fanno a prescindere dai soldi e dai risultati. Ma qual è il limite entro il quale la nostra passione giustifica la pretesa altrui di sfruttarci gratis, sempre e comunque? E perché questo concetto della passione, ha generato quella che pare una vera e propria speculazione delle competenze altrui? 
Immaginiamo un attimo che il nostro meccanico abbia scelto la sua professione per passione. Già da bambino montava e smontava pezzi della sua minimoto, e la cosa lo divertiva un sacco. Crescendo, si accorge che questa cosa può diventare un lavoro. Da adulto, dopo anni di scuola e di gavetta presso un meccanico più anziano, finalmente la sua professionalità è riconosciuta. Bene. In questo scenario, che probabilmente è la storia del 99% dei meccanici esistenti, immaginate che quando ci si rompe l’auto, e chiamiamo quel professionista a sistemarcela, alla fine del lavoro gli si dica: “guarda, coinvolgerti nel progetto della mia auto è stato davvero bello. Ti pago in visibilità parlando di te con tutti i miei amici, ma soldi proprio non ne ho. Sai, c’è crisi, e io credo che tu debba aggiustare motori innanzitutto per passione”. Credo che questo pensiero abbia fatto sorridere chiunque, talmente assurdo. Perché nella nostra forma mentis sociale, chiamare un professionista vuol dire remunerarlo. Ha lavorato bene anche grazie al fatto che il suo lavoro lo appassiona, ma non per questo è concepibile che i suoi clienti non gli riconoscano un compenso monetario. Ecco, ora il domandone: perché questo, applicato ai lavori creativi, diventa utopico e pretenzioso? Per quale motivo chiamare una persona che ha perfezionato la propria scrittura in ambiti più specializzati, quali il copywriting, il giornalismo professionista, l’editing, la scrittura in ambito di web design, merita solo e solamente pagamenti “in gloria”? Perché un fotografo dovrebbe farci i set gratis solo perché non ha ancora un nome internazionale? Perché un disegnatore dovrebbe illustrarci una storia confidando solo nel pagamento “in visibilità”? Forse perché non sono professioni? Ma se non sono professioni, allora perché ce n’è bisogno? Chi si muove in questi ambiti sa bene che la crisi è forte, e che oggi basta un tutorial per improvvisarsi. Eppure, quando serve un prodotto fatto bene, la figura professionale viene ricercata, nonostante si sia ancora portati a pensare che un logo, un headline, una brochure o un’ora di lezione di scrittura, siano tutte cose che non meritano retribuzione perché divertenti e meno concrete di aggiustare un motore. Per i cosiddetti creativi è normale pensare agli scambi commerciali volontari, o alla gavetta gratuita per farsi conoscere. Altra cosa è, invece, essere contattati da qualcuno con la pretesa che la professionalità e il tempo del creativo non vadano retribuiti, guadagnando alle spalle degli eterni sognatori con passione. Del resto, se qualcuno ci contatta è perché ha bisogno di noi, e perché in qualche modo ci riconosce già una certa competenza; ciò significa che la nostra eterna gavetta sta portando i suoi frutti. E allora, siamo davvero disposti a cedere sempre al sottile ricatto del “lo devi fare solo per passione altrimenti passi per presuntuoso”? 
Io inizio a pensare che la crisi esista, ma esista soprattutto per quelli che cedono costantemente a questo ricatto. E che, a volte, un sano rifiuto ci farà passare per presuntuosi, ci farà perdere fantomatica “visibilità”, ma forse salverà la nostra dignità personale e la dignità di certe professioni. Che è giusto - visto il tempo e i soldi spesi a specializzarsi – siano tutelate come tali. E chi, se non chi le pratica, può lottare per questa tutela invece di svendersi di continuo pur di fare? 

Monia Colianni

5 commenti:

  1. Ecco, mi sono ritrovata in queste situazioni tantissime volte: passi creare un progetto di comune accordo, in cui tutti ci mettono del proprio gratuitamente perché tutti i partecipanti hanno bisogno di farsi conoscere, di essere "lanciati" e nontrovando sponsor adeguati alle loro esigenze magari si uniscono per spalleggiarsi a vicenda, senza pretese ma libera adesione e soprattutto occasioni che capitano UNA TANTUM; ma quando, appunto, 10 persone su 10 che ti contattano vogliono il tuo lavoro (che significa tempo, ingegno e abilità) e lo pretendono sempre gratuitamente (anzi, qualcuno ha anche avuto il coraggio di chiedermi pure di pagare per dar loro il mio tempo e i miei lavori) allora diventa inaccettabile. Il periodo è difficile per tutti, in tutti i settori, ma non vedo come "lavorare gratis" (cosa che ho comunque fatto per "passione"prima di sganciarmi per seguire altre priorità personali) possa risolvere la situazione, anzi mi sembra una scelta dannosa, proprio perché si rischia di capovolgere definitivamente l'ordine naturale delle cose in un rapporto lavorativo (do ut des)

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  2. Cara consorella, purtroppo quello dei libri è un mondo che non paga. La gente legge meno di quanto non abbia bisogno di un meccanico. Farsi una ragione di questo è giusto, ma la soluzione è evitare che perlomeno ci mangino le persone che propongono questi progetti. Se deve essere gratis che lo sia con chi vogliamo. Che la Dea ti benedica, Anonima Strega

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