18 febbraio 2015

"L’editor dei commenti (aggressività social reprise)" di Roberto Bonfanti

Una donna entra in un tyre service (officina specializzata nel cambio delle gomme), si avvicina a un meccanico e gli dice: “Buongiorno, devo cambiare i pneumatici alla mia macchina. Mi può fare un preventivo?”.
L’uomo, guanti da lavoro anneriti e tuta leggermente sporca di grasso, la osserva per alcuni istanti, poi replica: “Signora, mi sa che ha sbagliato posto.”
“Ma, come…? Qui ci sono tutte queste gomme…”
“Vedo che lei è un’acuta osservatrice. Ma noi trattiamo GLI PNEUMATICI, non I PNEUMATICI! E poi di che tipo di MACCHINA sta parlando? Una MACCHINA DA CUCIRE? Una MACCHINA PER FARE LA PASTA? Qui montiamo GLI PNEUMATICI solamente alle autovetture, ai motoveicoli, ai furgoni, non alle MACCHINE generiche! Tenga!”, prende un voluminoso tomo rilegato da uno scaffale e lo porge alla donna, “Si studi un po’ il Devoto-Oli, prima di venire qui a farci perdere tempo!”
La signora, confusa, umiliata e rossa in volto, prende il dizionario, che mostra evidenti ditate nere sulla copertina, risale sulla sua automobile e si allontana piena di vergogna.
Questa è la trasposizione nella realtà di quanto avviene spesso nei thread sui libri nei social network.
Ovviamente la situazione va oltre il surreale, ma nelle conversazioni virtuali è quasi una norma: una virgola messa nel posto sbagliato, un articolo buttato un po’ a casaccio, una preposizione sospetta, un sostantivo poco consono, un refuso malandrino e l’editor dei commenti arriva e colpisce senza pietà. C’è un brutto termine gergale che identifica questi soggetti: grammar nazi. Certo, sono anch’io dell’avviso che, soprattutto disquisendo di letteratura e di cultura, si dovrebbe usare un italiano corretto, ammetto di non amare i “k” e le “x” ma, suvvia! Un po’ di elasticità mentale! Parlando di social, quando la valutazione dell’equilibrio tra sostanza e forma è fortemente sbilanciato verso quest’ultima credo che si sia perso il senso della misura. Nessuno scrive un post o un commento su facebook con l’intenzione di produrre della prosa immortale, semplicemente chi lo fa vuole esprimere il proprio pensiero. E spesso lo fa di getto, scrivendo da uno smartphone o da un tablet, pensando più a quello che vuol dire che a curare la correttezza formale. Ricordiamoci che i commenti sui social sono più simili alle conversazioni che ai saggi linguistici. Ciò non significa necessariamente che chi incorre in qualche errore in tale contesto lo farà anche se si dedica alla stesura di un elaborato più formale, libro, racconto o trattato che sia. Dovrebbe risultare chiaro che sono due tipi di approccio diverso allo scrivere.
Recentemente ho letto un articolo arguto sulle varie tipologie di scrittura, non ricordo la fonte, altrimenti l’avrei citata, nel mare magnum di internet è un attimo smarrire le isole che avvistiamo. A grandi linee l’articolo diceva che, come le calzature, c’è la scrittura adatta per ogni occasione. La metafora mi è sembrata particolarmente azzeccata. Ci sono scarpe eleganti per le serate di gala, pantofole per stare in casa, scarpe comode per le lunghe passeggiate. Non mi sento di criticare chi usa queste ultime per frequentare i social network; magari sono un po’ sformate e non lucidate alla perfezione, probabilmente hanno anche qualche graffio, ma sono le più adatte per andare di passo svelto e fare molta strada. Al contrario, capita che chi indossa i tacchi a spillo spesso non riesca a fare più di tre passi su un mattone.

Roberto Bonfanti


2 commenti:

  1. Gli editoriali di Bonfanti mi piacciono, perchè stanno seguendo una linea di pensiero, e mi piace il fatto che partano sempre da una metafora. La scrittura/comunicazione evocativa, che sia usata spontaneamente o no, è una bella dote, e rende la lettura coinvolgente. Mi piace.
    Sui gamma nazi, che dire: spesso fanno così quando non hanno contenuti per continuare ad attaccare qualcuno, infatti tutto ciò, come da titolo, si lega comunque all'aggressività social. Ok, ci vuole relax. Giustissimo. Sviste, virgole, accenti acuti anziché gravi passino pure e non siano motivo di "precisazione" estenuante. Però restiamo nel contegno che la scrittura "in pubblico" comunque un minimo richiede. Anche in semplici commenti. Soprattutto da parte di chi poi ama definirsi "scrittore" sul proprio profilo, e che forse ha un pochino di responsabilità in più, quando scrive. Come in tutte le cose, il giusto equilibrio, ma senza che nessuno si vesta da Grammar Zorro e vada in giro a cercare l'umiliazione altrui.

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  2. Ecco, appunto. Svista sul nascere! Gamma stava per grammar.
    -__-

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