19 febbraio 2015

Recensione "Ogni giorno come fossi bambina" di Michela Tilli

La dolcezza e la schiettezza dei bambini, ci rendono ancora liberi. Quando diventiamo adulti perdiamo la loro visione del mondo, dimenticandone il calore, soffermandoci solo sulle cose futili. Arriva poi quell’età, in cui inizia a scolorire il ricordo, a sbiadire l’immagine, a perdersi la voce. Le braccia possono cedere, le gambe smagrire, i capelli ingrigire. Nessuno però può portarci via il sentimento e l’ardore che esso rievoca, anche quando è lontano.
“Ogni giorno come fossi bambina” è un susseguirsi di immagini, di riflessi. Una pellicola a tratti a colori a tratti in bianco e nero. La vita che corre, che ci lascia indietro. Riuscire a stare dietro alla vita è difficile. Il tempo non ci aspetta. Questo libro ci guarda da dentro. A volte si ha l’impressione di scorgere in se stessi le paure delle protagoniste. Immediatamente le si spinge via, piano, per non farsi sentire.
Le protagoniste sono due donne, due mondi separati alla nascita, due vite che apparentemente non possono appartenersi, due universi staccati ed eternamente divisi dalle epoche.
Arianna e Argentina. La prima, adolescente precaria. La seconda, anziana in cerca di spazio. Arianna ne occupa troppo, vorrebbe scomparire. Argentina sta sparendo… Il loro incontro è per forza una compensazione! Come se i lati di una moneta si potessero finalmente vedere.
In questo libro c’è la ricerca, l’indecisione, ma anche la fusione di epoche diverse al confronto. Una con i suoi ricordi sbiaditi, ma vivi, l’altra con la sua tecnologia, capace di darle ciò che le serve per sopravvivere in un mondo complicato, in cui le relazioni vengono sempre meno. Ogni volta che un adolescente prova a gridare al mondo la sua paura, la sua voce è muta. Ogni volta che un anziano prova a gridare al mondo di esser vivo, nessuno sente la sua voce. La gente dà tutto per scontato, ma non c’è poi tanta differenza a quanto pare.
Leggere questo libro è stato un susseguirsi di emozioni, di casini emotivi. Sì, perché ci sono stati dei momenti in cui i ricordi di Argentina, mi hanno ricordato quanto sia bello aver qualcuno in grado di raccontare vecchie storie, perdendosi nei suoi ricordi, nelle sue gioie passate, facendoti apprezzare cose che non ci sono più. E poi quella storia d’amore, i sorrisi… quanta vita c’è dietro uno sguardo!
“È tra gli occhi e ciò che guardano che si annida la bellezza.” 
E se da una parte c’è la paura di dimenticare o essere dimenticati, dall’altra c’è quella di non essere abbastanza, il bisogno di scomparire. Arianna, l’imperfetta, incapace Arianna. Perfetta però per un viaggio, capace di ricongiungere delle storie. Vittima dell’imperfezione degli altri che non sanno, e che a volte agiscono senza vestirsi di lei. Eppure c’è un momento per tutti in cui si sboccia e ci si rende conto di chi si è veramente. Come presentarsi a se stessi e dirsi ciao per la prima volta, facendo un dispetto a tutti gli altri.
“Non era più vera paura, era una paura da raccontare, un sentimento di quelli che si provano leggendo […] quel piacere che trasforma il dolore in eroismo e la passione in nostalgia.”
I segreti danno forma al mondo così come i sogni. Ci permettono di restare e combattere una battaglia silenziosa per tenerli vivi. Il cuore batte, il respiro si affanna. A volte abbiamo bisogno di una spalla su cui piangere, di un braccio a cui aggrapparci per sentirci saldi. A volte siamo deboli, altre forti. Siamo noi e siamo vivi. Abbiamo bisogno di tornare sempre, purché pensare alla nostra meta ci faccia battere il cuore durante tutto il viaggio.
(La Books Hunter Jessica)



L'autrice:
Michela Tilli è nata a Savona e vive a Monza con il marito e i due figli. Dopo gli studi in filosofia ha intrapreso la carriera di giornalista che ha poi lasciato per dedicarsi alla scrittura narrativa. È stata autrice per la TV e attualmente lavora per il teatro.

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