28 gennaio 2015

"Schiettitudine... Addio!" di Nameless

Ogni onore e gloria a chi sostiene che la “schiettitudine” sia l’eco delle nuove irreprensibili generazioni. Ma siamo sicuri?

Amo le persone schiette”.
Che guarda caso però sono sempre quelle che prendono mazzate.

Amo chi dice sempre come la pensa”.
Sul mio vestito, sul mio colore dei capelli, sul mio fidanzato, sulla mia foto-profilo e/o copertina Facebook, sul mio libro…
Eh no, eh. Sul mio libro no, porca paletta sporca!

Quel labile confine fra… persona e autore.
Ma non sono la stessa “cosa”?

La “schiettitudine” è roba per pochi. Intanto devi avere un carattere forte e spavaldo per essere uno così. In campo libresco, poi non ne parliamo.
Si viaggia fra stelline e commentini, passando per recensioncine e sorrisetti.
Le opinioni non contano, punto.
Allora “caro il mio recensionista”, se vuoi rimorchiare l’autore devi mettere da parte il tuo spirito da giocatore corretto e farti una tequila. Spara a zero, purché sia sempre in positivo.
Mi spiego meglio: il libro non merita nemmeno di essere annoverato nella categoria “libri”? Fa niente! Spingicelo dentro, trova un appiglio. Presente “1984” di Orwell, ecco, usa la teoria del Bipensiero e fattene una ragione. È bello e merita cinque stelle! Della serie 2+2=5.
Magari poi la storia merita pure, ma è l’editing o la correzione di bozze a mancare? Guarda che tu devi recensire, eh? No, perché se ti azzardi a dire che ci sono errori che “manco tu nonna" o a suggerire un editing (la prossima volta), l’autore avrà tutte le ragione di farti una piazzata.
Che poi, tu credi di farlo per il suo bene, ma è lui che ti sta facendo un favore riportandoti sulla retta via (o sotterrandoti come emerito imbecille e incapace – qualcuno, pochi o molti, gli andranno dietro).
Oggi non funziona più il “Di’ ciò che pensi e ti ringrazierò”.
Oggi funziona così: “Dammi cinque stelle che devo resistere nella top 100, se no mi abbassi la media!
Oh, essere schietti è passato di moda. Se dici ciò che pensi parte la Saga dei Commenti su Social.
Quella/o là, che crede di capire tutto di libri! Faccia un corso!
Ma siamo sicuri che il corso non dovreste farlo voi autori? No, che avete capito? Non dico mica di scrittura (perché quello lo avete già fatto, vero?), dico un corso di riabilitazione all’accettazione dei “no”, “ti faremo sapere”, “carino ma si può fare di meglio”, “due stelle”, “ci vuole un editing”, “la correzione di bozze è una pratica ancora in uso”, “a volte dorme più lo sveglio che il dormiente”, “tre stelle”, “riprova sarai più preparato”, “accetta le critiche e usale per te stesso”, “taglia”, “rileggi”, “leggi”, “una stella”, “cestino”, “ricomincia da capo”…
Nel mondo social dire ciò che si pensa è già una fatica, se poi vi ci mettete anche voi autori…
Tanto l’hanno capito tutti che non è vero che si scrive solo per se stessi, è una cazzata!
Per cui, fate in modo di partire bene e accettare che qualcosa possa anche non funzionare.
Com’era quel detto? “Errare è umano, ma perseverare è diabolico”.
Ogni onore e gloria a chi adotta ancora la logica del 2+2=4.

Nameless


1 commento:

  1. Sono abbastanza d'accordo con le opinioni espresse nell'articolo, che parlano dell'altra faccia della medaglia stroncature interessate/recensioni di favore. Concordo anche con i commenti sul gruppo, tipo quello di Pierluigi, nei quali si dice di non confondere schiettezza con arroganza o supponenza. Sull'anonimato di chi scrive l'articolo non mi pronuncio, può sembrare un ossimoro logico parlare di "schiettitudine" senza mostrare la faccia, ma personalmente non ci trovo niente di fastidioso.

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