19 gennaio 2015

"Aggressività social" di Roberto Bonfanti

State guidando, un altro automobilista non vi da la precedenza alla rotatoria. Nove volte su dieci lavate l’affronto a colpi di clacson, gestacci e insulti. Nei casi estremi ci scappa la rissa, alcune volte, purtroppo, si va anche oltre. In un centro commerciale affollato un tipo carico di sporte e sacchetti vi urta alle spalle. Nove volte su dieci la cosa si risolve con uno scambio di battute del genere: “Mi scusi, non l’avevo vista”, “Fa niente, succede”.
Perché c’è una tale differenza nelle reazioni a eventi tutto sommato simili?
Sulla aggressività alla guida sono stati fatti numerosi studi, è stata coniata anche un’espressione per definirla, road rage, rabbia stradale, che presenta delle dinamiche che vanno oltre la frustrazione di trovarsi nel traffico, di essere in ritardo, dello sfogare le tensioni del quotidiano. Sostanzialmente si tratta di un mix di fattori: l’auto è vista come uno spazio proprio, una zona personale da difendere dagli attacchi degli altri utenti della strada, in più, alla guida di un’auto, c’è la sensazione di essere protetti da paraurti, portiere e finestrini, quindi ci comportiamo come guerrieri nella nostra corazza, pronti a rispondere colpo su colpo agli altri automobilisti, anch’essi minacciosi nei loro involucri di lamiera. Pensate che chi guida auto scoperte, quindi in condizioni meno isolate ha, di solito, livelli di aggressività più bassi. È proprio la sensazione di essere più vulnerabili, indifesi, che ci induce a comportamenti più amichevoli quando scendiamo dalla nostra auto e ci esponiamo al contatto fisico con le altre persone. Oltre al livello di civiltà di ognuno di noi, ovviamente.
Nelle discussioni sui social network spesso si assiste a dinamiche simili, in questo caso lo spazio personale e le barriere fra noi e gli altri utenti sono costituite dal distacco che si crea nell’interagire dal proprio pc, tablet o smartphone. In situazioni più sociali (e meno social), di solito i toni sono più pacati, le buone maniere e il rispetto prevalgono, gli insulti sono quasi del tutto assenti. Immaginate un qualsiasi thread di facebook o la pagina di commenti di un blog, quante volte l’opinione espressa da qualcuno viene tacciata di stupidità, commentata con sarcasmo feroce e denigrata? Trasponete la stessa discussione fra persone che si incontrano in un bar all’ora dell’aperitivo: la differenza vi dovrebbe risultare chiara.
I gruppi di facebook che trattano di libri non sfuggono a questa consuetudine, ma perché? Non dovrebbero trattare di letture, di scrittori, di arte, argomenti che si presterebbero a elevare lo spirito e il livello culturale degli utenti che li frequentano?
Perché in molti di questi gruppi si discute abitualmente di letteratura con un atteggiamento più consono agli ultras del Milan che incontrano per caso quelli della Lazio all’autogrill: slogan, insulti, dogmi, offese, qualche volta si passa alle botte (non me ne vogliate, ultras del Milan, della Lazio o di qualunque altra squadra di calcio, era solo per fare un esempio che anche voi potete capire). Sto generalizzando, ovviamente, ma alzi la mano chi non nota quotidianamente questa aggressività social.
Io mi sono stancato di questi ultras da tastiera, ce ne sono così tanti nello sport, nella politica, nella vita di tutti i giorni. Lasciate stare i miei amati libri, per favore.

Roberto Bonfanti



7 commenti:

  1. Il paragone con l'auto e il distacco fisico che crea rispetto al prossimo mi è piaciuto molto. Mi sono trovata a riflettere su questo editoriale e mi sono resa conto che è davvero così, è tutto vero. L'aggressività sui social è molto diffusa, appunto perchè fatta a distanza e molto spesso sotto la protezione di un nickname. E' come usare la vecchia lettera anonima per segnalare qualcuno o qualcosa, ripara dal coraggio delle proprie opinioni. E' un'arma potente nella società attuale e i blog letterari non ne sono certo esenti. Basta pensare all'arroganza di certi autori, alla prontezza della loro "corte" nel difenderli a spada tratta, ai fuochi accesi contro chiunque abbia un'opinione diversa. Non solo. Questa è l'aggressività che si vede, che rimbalza polemicamente ma non è quella più pericolosa. Ce n'è un altro tipo, quella silenziosa quasi omertosa. Quando si decide di non dare spazio a una certa persona, quando le si fa terra bruciata intorno, la si ignora, non la si considera perchè amica di o non abbastanza amica di...è mobbing virtuale vero e proprio. L'ho provato sulla mia pelle. In conclusione, sono d'accordo con Roberto e anch'io sarei stanca. Scusate il papiro.

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    1. Cara Katy non scusarti affatto per il "papiro". Siamo felici che tu abbia espresso la tua opinione. Grazie :D

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  2. Analisi perfetta, direi. Alla tastiera siamo un po' tutti come alla guida della nostra auto, e ci sentiamo protetti dalla lontananza fisica. Allo stesso tempo, gli interventi differenti dal nostro modo di pensare ci irritano perchè invadono il nostro spazio. Basterebbe pensare che a volte siamo proprio noi a trovarci nello spazio di un altro, sulla sua pagina o in un gruppo. Quello che dispiace è vedere tanta prosopopea e arroganza su argomenti "alti". E qui ci ricolleghiamo al discorso dell'umiltà dello scrittore, e anche del lettore. Ma questa è un'altra storia...

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  3. gli ultras da tastiera confermo che mi irritano e mi portano a evitare di discutere di qualcosa. mi chiedo a cosa serva se chi aggredisce non vuole mettersi in gioco... non dovrebbe sempre servire un admin nelle discussioni o la paura di essere bannati. ma tanto è purtroppo!

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  4. personalmente non risento di forme di aggressività né in macchina né sui social... anche se, a volte, è davvero dura mantenere la calma. Tuttavia, questo comportamento violento è ben presente su gruppi, bacheche e pagine... anche nelle chat

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  5. Credo che, spesso, certi scrittori si possano definire i ''proprietari di suv'', i classici ''io sono qualcuno perché ho pubblicato un libro con Tizio, Caio e Sempronio, tu non sei che il mio zerbino perché non passi le nottate a scrivere''.
    Dietro a un nick, a un nome, a delle immagini, ci sono persone con un'anima, con dei sentimenti, con un vissuto che solo lui conosce, e nessuno dovrebbe sentirsi in dovere di attaccare chi ha una 500 del '70 (magari) e preferisce dormire di notte, pubblicando con una sconosciuta CE.
    Ai ''proprietari di suv, amici di Tizio, Caio e Sempronio'', un giorno toccherà chiamare il carro attrezzi per portare dal meccanico i vari pezzetti della propria anima...

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  6. Il problema dell'essere nascosti dietro al nick e al proprio account, crea leoni che nella vita vera miagolano, più che ruggire. Ma non è solo un problema di gruppi, dove si è tutti sconosciuti. Non vi capita mai di conoscere qualcuno nella realtà, e notare che su FB è del tutto un'altra persona? Io lo definisco bipolarismo social. Quello che sottolinea questo articolo è la punta di un iceberg sociale parecchio complesso. Ed è verissimo, come ha già sottolineato qualcuno di voi, che spesso la parte social aggressiva, è solo un modo per rifarsi dalle frustrazioni della vita vera, dove invece si subisce da chiunque, per debolezza caratteriale.

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