18 dicembre 2014

"Cosa vuol dire scrivere" di Francesca Rossi

COSA VUOL DIRE SCRIVERE
(Consigli da una che se lo chiede ogni dì)

Scrivere vuol dire mostrare una parte di noi. Possiamo farlo senza filtri, oppure celando la nostra identità dietro mille veli di parole, significati e rimandi, o ancora frammentandola in ognuno dei nostri personaggi. Esistono molti modi e ogni scrittore è libero di scegliere quello che preferisce in base all'inclinazione caratteriale o del momento.
La scrittura, dunque, è una questione molto soggettiva, intima direi. Persino se ci troviamo tra le mani un romanzo storico o di fantascienza; dietro alla ricostruzione dettagliata di ambienti e situazioni, o tra le regole di un nuovo mondo da noi creato, infatti, c’è sempre la nostra anima e non dobbiamo mai cercare di soffocarla.
Cos’è uno scrittore? Chi è? Credo sia una persona che scrive ogni giorno, che ci sia il sole o la pioggia, che sia di buon umore o triste. La scrittura è proprio così, come la musica o l’apprendimento di una nuova lingua. Dobbiamo praticarla ogni giorno, costantemente, con la voglia di migliorarci.
Ecco, sì, ho detto proprio migliorarci e qui la questione si fa più complicata; migliorare, infatti, sottintende tre elementi importantissimi: tempo, pazienza e quella che io chiamo “indifferenza creativa”.
Partiamo dalla prima, ovvero il tempo: se scrivete pensando di diventare Wilbur Smith con il primo romanzo o per fare soldi, vi consiglierei di rivedere le vostre priorità. Non solo per le questioni economiche attuali, non certo per disprezzo verso il denaro. Anzi, vi dico che i colpi di fortuna possono capitare e ve li auguro di tutto cuore. Sarebbe meraviglioso fare della scrittura un lavoro a tempo pieno ma… non fateci troppo affidamento, perché la maggior parte delle volte il colpo di fortuna non accade, oppure sfuma dopo poco tempo. Sognate pure, sognate in grande, ma ricordate di tenere i piedi ben ancorati per terra (anche perché, purtroppo, qualcuno potrebbe tentare di approfittarsene anche se siete molto scaltri). Datevi tempo, concedetevi la possibilità di creare il vostro mondo di riferimenti letterari, il vostro stile e la vostra voce. Per tutte queste cose il tempo deve consumarsi secondo la gradualità che tutti conosciamo. A voi servirà per “farvi i muscoli”, allenarvi, diventare più forti e non rischiare di costruire un castello di carte che al primo soffio vola via.
Il fattore pazienza ha molto a che vedere con il tempo, ma vi dico un’altra cosa: non ha a nulla a che fare con la rassegnazione. Non vuol dire sedersi ad aspettare, ma agire. Ovvero lasciarsi trasportare dalla corrente e, nello stesso momento, dare bracciate per aggiustare il tiro. La scrittura, lo dico spesso, è un viaggio che si compie ogni giorno. Non guardate il traguardo, (all’inizio è probabile che neppure lo vediate) godetevi ogni tappa. Forse non ve ne siete resi conto, ma non state gareggiando con altri, bensì con voi stessi. Scrivere non è una corsa a chi arriva primo, è una sfida amichevole con il vostro inconscio. Per questo motivo evitate sempre (anche nella vita in generale) i paragoni; non servono, sono dannosi e non vi aiutano a capire quali sono i vostri punti di forza e di debolezza. Abbiate la pazienza di studiare, imparare ogni giorno, soprattutto quando è più faticoso, quando sembra non ci sia una via d’uscita. Questo è un altro sistema per gettare solide basi nella costruzione della vostra scrittura. 
Arriviamo al terzo elemento: “l’indifferenza creativa”. Bene, avete la giusta dose di pazienza, siete seduti comodi e vi prenderete tutto il vostro tempo per tirare fuori la storia che avete nella testa. Siete prontissimi ma… state dando una sbirciatina a Facebook? NO! (Perdonate le maiuscole). Vi capisco; dentro di voi c’è ansia, avete, forse, anche un po’ di paura di sbagliare. Poi vedete che altri scrivono romanzi in due giorni (?!) e vi demotivate. Per prima cosa calma: chiudete i social network e qualunque altra fonte di distrazione, fate il vuoto nella vostra testa. Concentratevi solo sulla storia. Non vi interessano più le critiche ricevute, i no e nemmeno i graziosi micetti di Fb. Ora c’è spazio solo per il nulla intorno a voi e per i personaggi dentro di voi. Non rimandate, iniziate e basta, non ponetevi problemi inesistenti e, soprattutto, non date mai retta a ciò che riflettono gli specchi, come dico io, ovvero evitate di ascoltare chiacchiere varie, pettegolezzi, critiche, tentativi di dissuadervi e di guardare i “giochi di prestigio” di chi adora apparire anche perché ha poco altro. Create intorno a voi una sana indifferenza a tutto ciò che non sia la scrittura. 
Piccola nota: poco importa se siete dei self o meno; la scrittura non ha “colore” in tal senso. Pensate, invece, a fare le cose per bene, sia che abbiate un contratto con una CE, sia che decidiate tutto da soli con il self. Non impelagatevi in discussioni sul self/non self (soprattutto se il vostro personaggio è lì ad aspettarvi) e riflettete su ciò che volete voi, che è più giusto per voi. L’importante è che facciate un buon lavoro di cui andare fieri, il resto può attendere.


Francesca Rossi




6 commenti:

  1. Ottima riflessione, sono completamente d'accordo. Aggiungerei, quando si parla di praticare la scrittura ogni giorno, che anche la lettura, la buona lettura, contribuisce a questa pratica.

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    1. Verissimo. Hai pienamente ragione, soprattutto se pensiamo che, per alcuni aspiranti scrittori, leggere è "faticoso" e poco importante. Alcuni si nascondono persino dietro alla frase: "Non leggo per non essere influenzato". Una scusa secondo me. Di più: ben vengano le influenze (non quelle stagionali) perché aiutano la mente a creare nuove alternative e a rielaborare e ad arricchirsi. Grazie per questo suggerimento prezioso.

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  2. Mi ritrovo molto in questo editoriale. (Aspettate, chiudo Fb e spengo la TV)...
    Amo molto il silenzio quando scrivo, scandito solamente dal ticchettio dei tasti e dell'orologio che da sempre mi rilassa...
    Snobbo anche la tv, ''accendendo'' un libro e guai se mi si interrompe per cose futili...
    La scrittura è il mio mondo, il mio relax, la mia gioia... non ne faccio però una malattia come purtroppo ho sentito dire da una collega, perdendo il sonno... no, la scrittura credo debba essere solamente gioia, e fa nulla se non sono al top delle classifiche.

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    1. Verissimo cara Marika. E' vero, non scriviamo per noi stessi, ma nemmeno dobbiamo farne un'ossessione. L'importante è trovare un giusto equilibrio. Ci vuole pazienza anche qui, ma si può e si deve.

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  3. Bellissimo articolo, Francesca, sono pienamente d'accordo. Anche con Roberto sull'importanza della lettura (è lì che si forma lo stile personale, assimilando e rielaborando le influenze degli altri scrittori, e ben vengano!) e con Marika sul "divertimento senza dannazione". Se non ti appassioni tu per primo, scrivendo, come puoi pretendere che lo faccia chi ti legge?
    Davide Zardo

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  4. La scrittura è una cosa talmente intima e personale che è difficile trovare regole e punti di vista assoluti adattabili a tutti. C'è chi ha bisogno dell'ansia di una scadenza per un editoriale di successo, chi si perderà cinque anni nelle stesse pagine, chi è da subito cosciente di voler divulgare e chi forse non lo sarà mai, perché lo nega a se stesso o perché davvero scrive solo per soddisfazione personale. Ci sono biografi che sanno coinvolgerti nella vita di qualcuno come se l'avessero vissuta, e copy che scrivono testi tecnicamente eccelsi ma senza anima. C'è chi lo fa per lavoro ma comunque con passione, chi per frase fatta dichiara che scrive solo e unicamente per passione, come se lavoraci eliminasse per forza la passione. Insomma, la scrittura è un mondo in cui le sfumature sono ben più di 50 (perdonate la battutaccia). Come ogni arte va esercitata e non si è mai sul piedistallo, anche dopo innumerevoli successi. così come si ha pari dignità se si scrive bene e con soddisfazione e si viene letti da quattro amici. Molto bello confrontarsi con questi editoriali, pur consapevoli che i consigli sono utili e costruttivi, ma ogni scrittore deve prima essere sincero e onesto con se stesso. Perché è il nostro "io oggettivo" il nostro primo vero lettore da convincere.
    Complimenti a Francesca per gli spunti di riflessione.
    MC

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