1 ottobre 2014

"Pompei" - Gaia Valeria

I raggi del sole si allungano come dita dorate sulle scanalature delle colonne giocando con i chiaroscuri. Elisa ne sfiora una. Sente sotto la sua pelle la ruvidezza della pietra che ha subìto le ingiurie del tempo e del Vesuvio, il gigante che svetta esattamente alle sue spalle. Il cielo è di un azzurro intenso, brillante come il topazio. Sospirando si avvia verso una strada laterale del foro di Pompei, la città antica. Entra nell’atrio scuro di una ricca domus. Il sentore di umidità è forte, ma lei non ci fa caso. Vuole tornare là, di fronte a quell’affresco a cui si sente legata da quando lo ha visto la prima volta su un libro di sua madre, archeologa giramondo. I capricci improvvisi di lei, bimba di sette anni, avevano ottenuto l’effetto di visitare gli scavi della città campana nel giro di pochi giorni. Era stata un’emozione enorme, indimenticabile. L’aveva osservato con quegli occhi verdi sgranati sulla parete antica. Rapita in una dimensione a cui in qualche modo sapeva di appartenere. 
Adesso, giovane donna, aveva sentito più che mai il bisogno di rifugiarsi in quel mondo che la ragione le diceva tramontato. Eppure il cuore, l’istinto si ribellavano all’evidenza. Stanca del suo recente passato di delusioni e inganni, si era imbarcata sul primo volo per Napoli, quasi senza riflettere. Le sue sneakers sono silenziose sul mosaico di tessere colorate. Eccolo. Un tuffo al cuore, come sempre. Un paesaggio marino, navi alla fonda con la vela quadrata avvolta intorno all’albero, altre in partenza, la prua rivolta verso il largo. Sul pontile, un dito scuro allungato nel mare impreziosito dal candore della schiuma, alcuni uomini hanno il braccio alzato. Salutano. A monte, ville lussuose, portici brillanti di marmo di Luni sotto il sole mediterraneo. La sua mano sfiora la parete, quasi un riflesso involontario. Una scossa elettrica le attraversa la pelle raggiungendo il cervello. Chiude gli occhi e di colpo scavalca le barriere del tempo e dello spazio. Respira il profumo salato del mare e quello pungente della resina dei pini. E’ immersa in infinite sfumature di verde e azzurro. Qualcuno le va incontro sorridendo.
Sa di avere raggiunto la sua meta, il suo posto nel mondo. Non si chiede nemmeno se sia la sua immaginazione. Sa che è reale.
“Penso che questo sia uno dei più suggestivi affreschi di Pompei.” Una calda voce maschile la obbliga a sollevare le palpebre e a separarsi con una fitta di dolore da quello sconosciuto che, avvolto in una corta tunica bordata di rosso, stava per parlarle. 
Due profondi occhi neri la stanno studiando con attenzione. Elisa prende un respiro, lo sconosciuto nella città perduta in fondo alla sua anima, è di fronte a lei.

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