1 ottobre 2014

"Ombra" - Dario Carraturo

Troppa luce nella stanza.

Il suo filo tagliente mi penetra come la lama di un coltello e io agonizzo per qualche attimo, fino a che non ci tuffiamo nella penombra del salotto. Qui c’è solo una lampada a stelo, nell’angolo, e posso rigenerarmi dal nulla espandendo le mie percezioni. 
Sono questi gli attimi in cui mi è concesso di esistere realmente, il resto della mia vita è solo nulla, e questo rende ancora più preziose le ore che Edward e io trascorriamo sulla poltrona del salotto... finalmente uniti.
Ora siamo qui, comunque, davanti alla nostra libreria, su una vecchia poltrona che ha accolto i nostri padri prima di noi, con un bicchiere di whiskey sul tavolino...
Siamo qui.
E questo è già molto.
Perché sei triste Ed? Non sopporto questa tua aria malinconica. Il tempo passa, e allora?
Certo, il nostro viaggio, prima o poi, si concluderà, ed è giusto che sia così. Altri stanno già partendo, tutt’intorno a noi. Non vedi come si affannano? 
Quanti di loro riusciranno davvero a realizzare qualcosa?
Quanti di loro capiscono davvero a cosa stanno andando incontro?
E, del resto, noi l’avevamo capito?
Che il mondo fuori continui a bruciare, come questo tramonto. Noi abbiamo già combattuto le nostre battaglie. Ora meritiamo un po’ di riposo.
I nostri figli hanno già preso il nostro posto.
Sono loro che adesso infiammano le notti con i loro sogni, ma non lasciarti ingannare dalle apparenze, non sono né più belli né più vivi dei nostri... sono solo diversi, e se adesso devi inforcare gli occhiali anche per guardare nello specchio dei ricordi, non sei per questo un uomo finito, non più di quanto lo sia io, almeno.
Perché noi siamo uguali.
Certo, tu vivi in un mondo fatto di colori e di luce. 
Il mio è un universo più precario, fatto di grigio su grigio. Un mondo più ambiguo in cui la luce di una lampadina può fare la differenza tra la vita e la morte. Ma, in sostanza, è solo questione di prospettive diverse che non puoi capire, perché non sei mai morto.
Io invece sì.
Io sono scomparsa nel nulla di quelle torride giornate estive, sotto il sole di mezzogiorno. Sono precipitata nel buio della notte, e in quei momenti di disgregazione ho scoperto l’infinito.
Conosco molti posti che potremo visitare insieme, quando tutto sarà finito. Ma è ancora presto. Ora è venuto il momento di goderci un po’ di serenità. 
Ecco che arrivano le nostre donne. 
Non sono splendide?
I capelli di Erin sono bianchi, certo. E c’è qualche ruga in più a increspare il suo volto. Ma gli occhi... vedi quegli occhi Ed?
C’è un mondo intero lì dentro. Vivo, palpitante che aspetta solo te.
Ciao Erin, siediti qui, vicino a noi, e porta con te la mia dolce compagna.
Lei viene verso di me scivolando sul pavimento e sulle pareti. Disegna pazze figure che guizzano fino a toccarmi e a fondersi con me in un abbraccio che sa di eternità.
E mentre il tempo si allarga ad abbracciarci, tutti e quattro, io sento che non manca nulla, che siamo perfetti così.
E sono felice.

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