11 ottobre 2014

Malala e il Nobel...

Malala Yousafzai così scriveva nell'autunno 2013:
"Dopo il mio intervento all'ONU ricevetti molti messaggi di apprezzamento e sostegno da tutto il mondo. Dalla mia patria, invece, mi arrivò soprattutto silenzio, rotto solo da Twitter e Facebook, dove i miei stessi fratelli e sorelle pakistani si esprimevano contro di me. Mi accusavano di aver parlato solo per <un'adolescenziale sete di gloria>.
... Ma a me non importa. So che la gente parla così perché ha già visto troppi leader e uomini politici in Pakistan fare promesse che poi non hanno mantenuto. 
... Le persone hanno completamente perso fiducia le une nelle altre, ma vorrei che tutti sapessero che io non voglio sostegno per me stessa, bensì per la mia causa per la pace e l'istruzione".

Ieri, nell'autunno 2014, il premio Nobel per la Pace è volato proprio lì, nella valle dello Swat, in Pakistan, dove vive la gente di Malala, i Pashtun.

Lei ora vive a Birmingham, dove si era trasferita con la famiglia per essere curata dopo l'aggressione subita per mano dei talebani.


Tutti i media ci raccontano di Malala Yousafzai, soprattutto in questi giorni... Ma se davvero volete conoscerla, dovreste leggere il suo libro:



Qui la giovane diciassettenne parla di sé e della sua storia.
Parole di dolore, felicità, amore, coraggio e speranza.

Un orgoglio per tutte le donne, per l'istruzione, per il mondo intero.

"Portavo uno dei veli bianchi di Benazir Bhutto sopra uno dei miei shalwar kamiz rosa, e chiesi al leader del mondo di dare un'istruzione gratuita a tutti i bambini. <Prendiamo in mando i nostri libri e le nostre penne>, dissi. <Sono le nostre armi più potenti. Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo>. 
Non sapevo come fossero state accolte le mie parole da chi mi stava ascoltando, finché la sala non mi tributò una standing ovation. La mamma era in lacrime, e papà disse che ormai ero diventata la figlia di tutti."

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