1 ottobre 2014

"Fredda pietra" - Lorenzo Bosisio

Stasera il bar dell’albergo è affollato. Le luci delle candele illuminano l’ambiente con una luce soffusa, trasmettendo un senso di intimità. Sono in città da qualche giorno, ma non riesco ad abituarmi. La lingua straniera, i volti sconosciuti mi fanno sentire a disagio. Il mio inglese scalcinato non è sufficiente a superare la barriera che mi separa dagli altri. Dopo il lavoro, ogni sera mi rinchiudo qui, in compagnia di una birra e di un piatto di cibo poco salutare. Oggi non fa eccezione. Sollevo il boccale vuoto, incerto se prenderne una seconda, poi la vedo attraverso il vetro opaco. In fondo al bancone un donna mi sta guardando. I suoi occhi azzurri brillano nel riflesso delle luci mettendo in risalto il volto rotondo e pallido. Con la mano si accarezza sensualmente i lunghi capelli biondi. Alza il bicchiere verso di me e sorride. Ricambio il gesto e le indico la sedia accanto a me, invitandola al tavolo.
Lei parla brevemente con il barista e poi mi raggiunge con due boccali di birra. Infine pare che me ne berrò una seconda. “Ciao – mi dice in un inglese pressochè perfetto, - mi chiamo Lana. E tu?”
“Io sono Michele. Piacere di conoscerti”.
Lana si accomoda e inizia a parlare, mi racconta di essere scozzese e che viaggia molto per lavoro. In questi giorni è in città per un convegno. Le piace molto girare il mondo, ma non sopporta le lunghe serate da sola in albergo, lontana da amici e familiari. 
Brindiamo alla nostra salute e scambiamo poche parole. Non c’è bisogno di chiacchiere per godersi una buona compagnia. Finito di bere, sbircio l’orologio e mi accorgo che è tardi. Dovrei salutarla e andare a riposare, ma non ne ho voglia. Lei è così bella e io mi sento un po’ folle stasera.
“Lana – le chiedo, certo di ricevere un rifiuto, - ti va di salire in camera da me?”
Lei mi guarda con un sorriso stupito. “Inviti nella tua stanza tutte le donne appena incontrate?”
“Non pensare male ...” Cerco di giustificarmi, ma non riesco a trovare le parole.
Lei mi prende la mano. “Molto volentieri”.
In camera la distanza che ci separava sparisce in un attimo e ci lasciamo andare nel reciproco abbraccio. Facciamo l’amore con passione, senza pudore, aperti uno all’altra come se ci conoscessimo da anni. Le sue labbra, la sua pelle, il suo respiro, ogni sensazione mi fa vibrare fino alle profondità dell’anima.
Si addormenta fra le mie braccia e le accarezzo i capelli finchè gli occhi mi si chiudono. Mi abbandono al sonno, sereno come non mi capitava da tempo.
Quando mi sveglio il letto è freddo e vuoto. Lana non c’è e Il dolore mi trafigge come una lama: è solo il ricordo del nostro primo incontro che torna a farmi visita. Quella sera fu l’inizio del nostro amore, tre anni di pura felicità, vissuti ogni giorno come se non esistesse il domani.
Ora non rimane più nulla di quei momenti, se non pensieri fugaci come gocce di pioggia sopra la fredda pietra della tua lapide, nel cimitero di quella piccola abbazia sulla costa scozzese che tanto hai amato.

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