11 ottobre 2014

Recensione "Io sono Malala" di Malala Yousafzai

“Io sono Malala” non è un libro che contiene messaggi di condanna. È piuttosto un grande messaggio di speranza. Un libro che ci racconta una storia di grande forza e di grande coraggio e che ci aiuta a riflettere su come la mancanza di istruzione possa rendere le menti pericolosamente plasmabili, se lasciate nelle mani di persone abbiette e riprovevoli. Protagonista è una ragazza della valle dello Swat, in Pakistan, della tradizione pashtun, che insegna ad andare oltre ai luoghi comuni e ai giudizi preconfezionati per noi da chi pretende di avere qualcosa da insegnarci sulla presunta superiorità di alcuni esseri umani rispetto ad altri. Qualcuno che è invece solo intollerante e non sa rispettare le altre culture. Malala invece ci racconta con grande dignità e orgoglio dell’amore per la sua terra e le sue tradizioni, per il suo Dio e per la sua cultura, facendo comprendere i grandi valori insiti in essi, anche a chi non si è mai avvicinato a questo tipo di pensiero. Malala fin da ragazzina lotta per la causa in cui crede, si batte per i diritti delle donne e ci spiega che sono le leggi dell’uomo (e solo quelle) a volerle in condizioni di inferiorità nel ruolo sociale e familiare, lo vogliono gli uomini che si ergono ad interpreti delle leggi di Dio. Ci sono valori che Malala rispetta profondamente sentendoli parte integrante della sua vita, ce ne sono altri in cui invece lei proprio non si riconosce e quindi non li mette in pratica. E in questo trova l’appoggio di due genitori giusti e onesti che vogliono per la loro figlia femmina la ricchezza più importante: la libertà. E Malala esercita la sua libertà di pensiero, esprimendo con ardore il suo desiderio di vedere l’istruzione come un innegabile diritto per tutti. Perché Malala grida ad alta voce che l’istruzione è la forza delle persone, che “la penna è più forte dei carri armati”. Grida che l’istruzione è il mezzo che ci consente di arrivare alla verità.

Il 9 Ottobre 2012 Malala subisce un agguato e viene duramente colpita da chi non approva il suo pensiero, ed è successo proprio nella terra che tanto ama, ma lei non pensa alla vendetta, è grata al suo Dio per essere ancora viva e lo prega di avere la forza di andare avanti nei suoi propositi e non si stanca di diffondere il suo messaggio di speranza in tutto il mondo, chiedendo che l’istruzione possa essere accessibile a chiunque. 

Non molto tempo fa, la Federazione delle scuole private del Pakistan ha bandito il suo libro. Già quando Malala si era trasferita in Inghilterra per le cure mediche, le arrivavano tramite i social network molte critiche severe. Accuse assurde proprio dal “suo” popolo, dalla gente della sua terra.

 Abbiamo imparato a conoscere Malala e sappiamo che niente la fermerà: lei non giudicherà nessuno, e andrà avanti a lottare per le sue idee sull’istruzione e per migliorare le condizioni precarie in cui versa la valle dello Swat, in Pakistan, quella per la quale prova tanta nostalgia e a cui sente di appartenere.

Malala è la più giovane della storia ad aver ricevuto il premio Nobel per la pace, lei andrà avanti a testa alta e noi saremo sempre orgogliose di lei.
(La Books Hunter Barbara)


Malala Yousafzai, nata il 12 luglio 1997, è una studentessa e attivista pakistana. Nota per il suo impegno per l'affermazione dei diritti civili e per il diritto all'istruzione delle donne nella valle dello Swat.

All'età di tredici anni è diventata celebre per il blog, da lei curato per la BBC, nel quale documentava il regime dei talebani pakistani, contrari ai diritti delle donne, e la loro occupazione militare del distretto dello Swat. È stata nominata per l'International Children's Peace Prize per la lotta ai diritti dei giovani ragazzi.
Il 12 luglio 2013, in occasione del suo sedicesimo compleanno, parla al Palazzo di Vetro a New York, indossando lo scialle appartenuto a Benazir Bhutto e lanciando un appello all'istruzione dei bambini di tutto il mondo.
Il 10 ottobre 2013 è stata insignita del Premio Sakharov per la libertà di pensiero. 
Il 10 ottobre 2014 è stata insignita del premio Nobel per la pace assieme all'attivista indiano Kailash Satyarthi, diventando con i suoi diciassette anni, la più giovane vincitrice di un premio Nobel. La motivazione del Comitato per il Nobel norvegese è stata: “per la loro lotta contro la soppressione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all'istruzione”.

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