7 maggio 2014

BookIntervista a... Manuel Sgarella

Oggi abbiamo il piacere di ospitare qui con noi, lo scrittore Manuel Sgarella, per due chiacchiere libresche…

Parliamo prima di te… Sei un giornalista professionista, hai studiato come sceneggiatore e scrivi libri: quale di queste attività ti dà più soddisfazioni e perché? Come hai scelto la tua strada?
Ciao, intanto grazie dell’ospitalità. Di solito sono io quello che fa le domande, è una situazione strana. Ti dico subito quello che rispondo alle mie figlie: a me piace raccontare storie. Il mezzo che si usa, poi, è scelto in base alle esigenze. Che sia fare il giornalista, scrivere libri o sceneggiature, sono soddisfazioni diverse. Non posso dire quale me dia più: molte storie che racconto partono proprio da lavoro di giornalista, o dal metodo di ricerca e verifica imparato negli anni. Sono situazioni interconnese.

Lo scorso anno sei stato finalista al concorso del “Premio Solinas” (premio storie per il cinema): ti va di raccontarci questa, immaginiamo molto costruttiva, esperienza? Con quale lavoro ti sei presentato al concorso?
È stato bellissimo, sognavo quel momento da anni. Poi non ho vinto, ma obiettivamente c’erano storie molto più cinematografiche della mia. Il titolo del soggetto che ho presentato era “Nemmeno le lacrime” e si basava su un romanzo che ho ancora nel cassetto, un progetto di genere, un thriller-noir.

Parliamo ora del tuo nuovo libro, in concomitanza con la sua uscita che è stata proprio lo scorso 5 Maggio: “Se amar non puoi”. Innanzi tutto ci incuriosisce la scelta della collocazione storica… Sei un amante dell’800 e delle correnti culturali e movimenti rivoluzionari che l’hanno caratterizzato?
Mi piace quel periodo per la pittura, ma dire che sono un amante di quel momento storico è forse esagerato. Mi piace fare ricerca se trovo la storia giusta. Il senso di libertà che mi ha dato pensare al progetto di “Se amar non puoi” è stato impagabile. Anche perché in questo caso si tratta di un romanzo rosa storico. Mi piace entrare in un genere e sperimentare. 

Il tuo libro è composto da tre atti, perché come dici tu “la storia si presta a essere raccontata come un'opera lirica, coi suoi tempi, anche con le pause”: una scelta azzardata per proporsi al grande pubblico, scelta che peraltro noi apprezziamo molto. Ci vuoi dire da dove nasce questa idea? Premeditata o spontanea? O voglia di mettersi in gioco?
Forse l’ultima che avete detto. La divisione in tre atti so che è un azzardo, non mi piace chiamarla trilogia, ma è divisa comunque in tre libri distinti. È venuta da sé perché ogni libro racconta una evoluzione dei protagonisti, che evolve con quel determinato periodo storico. Un periodo delle cui emozioni beneficiamo ancora oggi. E poi la pausa tra un libro e l’altro, se sono riuscito a comunicare questo, potrebbe far sedimentare quelle emozioni. Comunque l’uscita degli altri due atti avverrà entro l’estate ed entro l’autunno. Non è un periodo così lungo, no?

Quando ti presenti dici sempre, con un moto d’orgoglio evidente, che sei padre di due splendide bambine: sanno che il loro papà ha dato vita a Giuditta, la protagonista del tuo libro?
Loro fanno parte della mia vita vera, sono quello che al di là di tutto mi aiuta a vedere il mondo in maniera diversa, più sincera e genuina. Anche a relativizzare i problemi. Non sanno di Giuditta, ma di tante altre storie sì. Quando sarà il momento conosceranno anche lei.

Ringraziamo Manuel Sgarella per averci dedicato il suo prezioso tempo e gli facciamo un grande in bocca al lupo per questa splendida avventura.

Grazie a voi e buona lettura a tutti. Qualunque sia il libro che si sceglie di cominciare. 


Sinossi:
Giuditta ha un talento: sa cantare e ha una bellissima voce. Ma ha anche un difetto: non riesce a esprimere chiaramente i suoi sentimenti. Riesce a farlo solo sul palco attraverso le opere liriche di cui è protagonista. Ed è proprio questo che, agli inizi del 1800, la rende presto famosa nei teatri di tutta Europa, da Milano a San Pietroburgo. Il periodo storico, però, non la aiuta ad affrontare la sua difficoltà a esprimere quello che prova. Il Neoclassicismo aveva raffreddato tutte le emozioni, la Restaurazione aveva spento le passioni rivoluzionarie; ma nei cuori delle persone stava nascendo il Romanticismo, un’esplosione di sentimenti di cui Giuditta ne diventa inconsapevole portavoce. Giovanissima è costretta a sposare un uomo che non ama, ma il suo cuore batte per qualcun altro. Un giovane di nome Vincenzo Bellini, compositore animato da due passioni: una per la musica, l’altra per Giuditta. Anche con lui Giuditta non riesce a esprimersi, ci prova, cerca una soluzione. Ma i suoi doveri la riportano quasi sempre alla realtà. Intanto stanno per nascere i primi moti rivoluzionari, non solo in Italia. I sentimenti stanno dominando le azioni, la ribellione dei popoli porta a creare un binomio fondamentale per la nascita del Risorgimento: amore e libertà. Può quindi l’amore rendere liberi? Riuscirà Giuditta a uscire dalla sua "gabbia"?



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