24 aprile 2014

Recensione "Non chiedermi come sei nata" di Annarita Briganti

Ho immaginato l’amore liquido come acqua, che scivola su un corpo nudo e caldo, dopo aver consumato l’amplesso. L’acqua non si trattiene con nessun escamotage. Ha forza, sfonda barriere e non vuole limiti né confini e quando tentiamo di imporglieli finisce per creare disastro. L’amore e l’acqua non intrecciano alleanze di alcun genere. Uno impegnato a trattenere, l’altra a scivolare, a evaporare.
La protagonista del romanzo è un po’ tutte noi. Stringiamo alla vita la cintura dell’amore sperando che non si allenti mai. Eppure è così facile perdersi… La cintura stringerà e saremo costretti ad allentarla, buco dopo buco l’allargheremo finché sarà nuovamente libera di aggrapparsi ad un nuovo paio di jeans.
Ma l’amore può riparare ciò che la vita e il corpo tolgono?
Gioia è una ragazza appassionata, mangia parole, mastica libri, vive di rapporti umani e campa di articoli di giornale. È una donna apparentemente forte che non sa quanto gli eventi possano cambiare le sue aspettative.
Ci si spezza molto facilmente e si resta indietro troppo spesso.
La società non permette rallentamenti. Gioia abortisce e nemmeno sapeva di essere incinta. Tutto si ferma, poi riparte in un rallenty confuso ed esasperato. Viene da pensare ai mille modi di affrontare il dolore un dolore inaspettato di quelli che “a me non accadrà”. Gioia si vergogna di aver perso un figlio inatteso, si sente difettosa. Si chiude, mette i suoi sentimenti in una scatola e la sigilla più e più volte isolandosi dalla vita. Ma dalla vita non si scappa.
“Io, sventrata dall’aborto, dalle operazioni e da tutto il resto, sono rimasta indietro, fregata dai sogni della vita precedente.”
I meccanismi del cuore delle persone sono molto differenti. Quello di Gioia la porta a elaborare un forte istinto di maternità. È come prendere un treno e non sapere né dove si va, né quanto ci vorrà. Non è facile diventare madri, soprattutto con Uto, compagno storico di Gioia che vive e si ciba solo di se stesso. Mantenere il segreto dell’aborto al di fuori delle mura di casa, è una scelta che costa cara a Gioia che così facendo riversa in se stessa il dolore che segue la perdita e quello che concerne la ricerca. Uto sembra volersi avvalere della tipica frase “Se è quello che vuoi, facciamolo. Io ci metto i soldi poi non ne voglio sapere.”. Gioia invece ha un mantra diverso: “Voglio diventare madre!”. Ma siamo certi che uno dei due sia dalla parte della ragione?
In certi momenti ho sentito forte il desiderio di Gioia di essere madre, in altri ho avuto la netta sensazione che volesse un figlio a scopo riparatore, trattenendo un amore e cercando di colmare il vuoto che la mancanza di sentimento ha creato. Uto d’altro canto è un uomo asettico. Un personaggio né carne né pesce. È come se si adattasse all’impossibilità di avere figli come ci si adatta alla forma di una poltrona scomoda. Prima o poi però il culo farà male!
In mezzo a questo marasma di sentimenti, c’è il vero dramma. Volente o nolente, Gioia e Uto figli non possono averne con la tecnica più vecchia del mondo e nessuno sa riconoscere che sarebbe meglio mollarsi. Perché qui non è tanto problema di ovaie o sperma, qui manca la comprensione, la voglia di mettersi in gioco da parte di lui e la forza da parte di lei. Ma lei… la forza la produce tirandola fuori dalle parole di persone fidate che la incitano a non mollare mai, nemmeno quando si ritrova a fare esami, visite e operazioni in completa assenza del suo adorato Uto.
Puoi essere forte quanto vuoi ma se qualcuno non ti tiene la mano, controvento è più difficile.
Quando una donna si sente sola e abbandonata ha poche possibilità di restare “sobria”. Gioia ha un solo scopo, ma nessun sostegno. La testa parte e vaga ricercando quel tassello mancante chiamato “attenzioni”. Se non le hai da chi dice di amarti e sostenerti, prima o poi finirai nelle braccia di qualcun altro. È una statistica piuttosto raccapricciante me ne rendo conto, ma alla fine qui non si tratta di solo sesso, no? Gioia è stremata dal percorso che la vede a bucarsi la pancia o le cosce ogni tot ore, perseguitata dalla paura di non riuscire a diventare madre, stremata nel fisico e nell’anima. Se non riesci ad avere un figlio naturalmente, farlo con l’aiuto dei medici non è per nulla un gioco da ragazzi. A quel punto bombardata di ormoni, non capisce più nulla. Si amplifica ogni cosa, tutto si fa chiaro e il momento dopo diventa confuso, i sentimenti si fluidificano, corrono all’impazzata e vanno dove trovano l’attenzione che si meritano.
“Qualcuno per favore baci le mie ferite, fino a guarirmi.” L’amore resta se non lo fai scappare via.
Prendi un uomo e una donna e sottrai l’unico motivo che avrebbe fatto loro da collante: il risultato è la fine. Inevitabile e prevedibile, la rottura, che in questo caso è anche liberatoria. Gioia però si svuota e pensa che la storicità dell’amore vissuto fino a quel momento e ora arrivato alla parola fine, possa compromettere ogni cosa. In realtà sappiamo tutti molto bene quanto una delusione, un momento psicologicamente complicato, possa influire sul nostro corpo. Ci sono donne che impiegano anni a diventare madri e donne che un figlio nemmeno lo vorrebbero ma arriva alla prima notte di sesso. Non è vero che c’è qualcosa che non va nelle prime e non è vero che c’è qualcosa di straordinario nelle seconde, né si tratta di fortuna. Forse è solo il momento migliore, psicologicamente e fisicamente perché lo stress non dà, ma toglie. Gioia si stressa, si trova spaesata, finisce in altre braccia, desidera quel nuovo amore impossibile. Si aggrappa con tutte le forze alla sua idea di amore e si innamora ancora e ancora. Eppure quando si ferma a riflettere pensa che se deve esserci un uomo nella sua vita, ci debba essere anche un figlio. Forse è questo modo di pensare a fare la differenza, a intralciare i suoi piani. La ricerca smodata di qualcuno con cui condividere questo suo disegno di vita e coppia perfetta le blocca ogni cosa, la rende difettosa e vulnerabile.
Ma fra tanti difetti che una persona può avere siamo sicuri che l’incapacità di diventare madre possa essere considerata tale?
“Non sono gli uomini a dominare la sorte, ma la sorte a dominare gli uomini.”
C’è stato un momento in cui Gioia afferma una cosa molto importante, vera. Una riflessione che le permettere di capire che non si può fare finta di niente, come se ci ostinassimo a indossare un paio di scarpe che non sono del nostro numero: alla fine si sta meglio senza. Quindi anche Alberto, il suo “amico con benefici” come lei stessa lo definisce, non potrà mai sopperire alle lacune che Gioia non riesce a superare. Prima confidente, poi amico, poi amante, poi la persona di cui si innamora. Alberto è sempre stato di passaggio nella sua vita, era una roccia a cui aggrapparsi per non finire a mare.
Nascondersi e mettersi ad ascoltare il mondo in maniera ovattata non porta a niente di concreto.
Gioia si vede ma non si guarda. Si sente ma non si ascolta. Vive se stessa come fosse un timido alter-ego perennemente ubriaco a cui hanno appena ritirato la patente. Andava di corsa e poi un arresto improvviso. È rimasta su quella spiaggia, su quel lettino dove la storia è iniziata. Nel giorno di una vacanza che improvvisamente è diventata troppo stretta. Il corpo è andato avanti, lei no. Bloccata da una mancata possibilità che nemmeno sapeva di avere dentro di sé. Un figlio cos’è?
Un riparo, non un modo di riparare. Ti ripara dalle intemperie della vita, rendendole più dolci. Non riparerà mai una coppia fallita che si tradisce ad ogni azione, ad ogni sguardo. Un figlio è prendere un treno e sapere da chi andrai, non importa dove e quando, ma sarà per sempre.
Chiudi questo romanzo e pensi a quello che avresti fatto tu trovandoti in una circostanza così difficile e traumatica. Vuoto. Personalmente leggere Gioia è stata come una lotta sul ring fra un fuscello e un peso massimo. Si salvi chi può! Ho apprezzato il suo non arrendersi mai, nonostante il corpo la tradisse. Ho tifato per il fuscello perché chi la dura la vince. “Non chiedermi come sei nata” dà speranza, sebbene la sua storia racconti anche un Paese impreparato dal punto di vista medico ad affrontare situazioni non tanto isolate come quella di Gioia. Sarà la fortuna, sarà la casualità, ma l’uscita del romanzo ha portato bene. In Italia cade il veto riguardante la fecondazione eterologa e questo fa ben sperare che le coppie non debbano più andare all’estero come poi alla fine fa Gioia, prendendola come ultimissima possibilità. Non siate bigotti. I figli sono di chi li cresce e li cresce con amore, che siano di donatore esterno, di provetta o come li volete chiamare. Ci sono padri e madri che i figli non se li meritano eppure li hanno avuti subito. Non sono madre, non posso capire forse, ma posso comprendere.
Chiudere questa recensione è difficile ed è stato complicato anche scriverla. Ci sono emozioni che non sempre si traducono in parole e frasi di senso compiuto. Sono stata colpita e affondata. Dentro la donna c’è una tale forza da lasciare stupito chi la sa riconoscere e se le mancano i mezzi non è sempre colpa sua ma spesso di una società che resta indietro, che non si apre, che non capisce e non educa. Gli amori si sfasciano, alcuni rinascono più concreti di prima altri collassano, ma è indubbio che i figli non si usino per riparare certe situazioni, e altrettanto indubbio è che se una donna desidera un figlio non debba soffrire e “partire” per realizzare il suo desiderio di maternità. Certi argomenti sono scomodi e volutamente velati, ma perché?
“Non chiedermi come sei nata” è un messaggio che ha futuro. Questo libro non finisce come ci aspettiamo, ci lascia immaginare che se una porta è chiusa, forse per quella dopo avremo la chiave giusta.
(la Books Hunter Jessica)

Titolo: Non chiedermi come sei nata
Autore: Annarita Briganti
Editore: Cairo Editore
Genere: Romanzo
Uscita: 19 marzo 2014
Pagine: 204
Prezzo (cartaceo): € 13,00
ISBN: 9788860525406
Prezzo (ebook): € 6,99
EAN-13 9788860526816

Trama:
Questa storia comincia un mattino, al mare d'inverno. Gioia è andata a correre presto ed è sul lettino di una spiaggia francese quando tutto accade. Un incendio nel ventre e lei si ritrova in un ospedale straniero dove scopre di aver perso un bambino che non sapeva di aspettare. Da quel momento niente sarà più come prima. Giornalista culturale freelance di un importante quotidiano italiano, Gioia Lieve capisce di desiderare la maternità, di volere una figlia dal suo fidanzato storico Uto.Ma questa improvvisa consapevolezza si dovrà scontrare con un fatto ineluttabile: per diventare genitori Gioia e Uto possono sperare in un miracolo oppure rivolgersi alla scienza. Mentre, passo dopo passo, affronta in una crescente solitudine il difficile percorso della fecondazione assistita, la protagonista cerca punti di riferimento negli uomini della sua vita. Da Uto, utopia dell'amore perfetto, a Luca, amico e amante occasionale, al suo capo Eros che la distrae nei momenti più duri con articoli urgenti. Fino ad Alberto, il suo nuovo, grande futuro. Sullo sfondo, la presenza luminosa di Andrea, ginecologo padre putativo scienziato libero. La gemella Scilla e l'amica del cuore Clizia, con cui non servono le parole, la seguono a distanza, mentre lei supera il dolore dell'aborto, affronta le terapie per l'infertilità e non riconosce più il suo corpo. La vita deve andare avanti: ci sono gli incontri e le interviste, la mondanità editoriale - Milano e il resto del mondo, da Torino a Mantova a New York -, la passione per i libri, gli scrittori e la scrittura, che la salvano. Lei, precaria di lusso in una società di relazioni e sentimenti liquidi.Non chiedermi come sei nata è una piccola grande storia nell'Italia di oggi. La difficoltà di trovare la strada nella professione e nel privato. I colpi di scena del cuore. Gli scherzi del destino. La forza dell'amore. La ricerca della felicità. La denuncia di un Paese che con una Legge impedisce alle donne di essere madri.

L'autrice:
Annarita Briganti è giornalista culturale, scrive di libri su tutti i media cartacei e digitali di Repubblica. Collabora al Mucchio. E' una delle ideatrici e curatrici del "Soggiorno letterario", un ciclo di presentazioni segrete a Milano. Si occupa di qualsiasi cosa abbia a che fare con la letteratura. Ama i dolci, le storie e gli scrittori.

2 commenti:

  1. Le recensioni di Jessica... che dire. Questa, come la mia, prendono il tema e lo regalano agli altri con un tocco deciso ma delicato. Nel rispetto di ciò che l'autore ha passato o racconta, nel rispetto di personaggi che Jessica (che legge col cuore e non per pura recensione) tratta con estremo garbo. Li conosce, si presenta loro e in punta di piedi li osserva. La sua, una recensione che mi sta portando tanto bene, e che regala anche a questo libro la giusta presentazione. Jessica e le sue parole, che solo un autore può capire quanto profonde e quanto dentro al romanzo. Perché di parole inconsistenti, ne sono piene e vuote le pagine - allo stesso tempo.
    Bel libro questo, consiglio vivamente.
    Monia

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    1. Monia, tesoro leggo solo ora questo tuo splendido commento e che dire...ho gli occhi velati di lacrime. Grazie! Dal profondo del cuore. Jess

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