14 aprile 2014

Recensione "Confessioni di un trafficante di uomini" di Andrea Di Nicola e Giampaolo Musumeci

Leggere questo libro è stato come fare un viaggio attraverso molti Paesi nel mondo, laddove le frontiere da oltrepassare sono per molti un miraggio, mentre per alcuni un vero e proprio business.
È stato un viaggio di conoscenza e consapevolezza, non vissuto indossando i comodi panni di un turista, ma quelli dei disperati in cerca di fortuna e di chi li considera “merce” da muovere nel mondo per fare soldi.
Un racconto che tutti dovrebbero leggere per approfondire la propria conoscenza su un fenomeno sociale che non ha più “confini”.
Un fenomeno che è complesso e diffuso al punto di essersi guadagnato una propria identità: lo smuggling.
Il fatto che “il traffico di uomini” attraverso il mondo inizi ad essere classificato, etichettato e studiato è una conquista per l’umanità intera. Sì perché riguarda tutti noi. Come? Semplice: per un fatto di conoscenza collettiva delle cronache televisive e della carta stampata, che ci raccontano le migliaia di storie che vedono protagonisti i disperati che approdano nel nostro Paese. Barconi carichi di clandestini e irregolari che nelle migliori delle ipotesi arrivano a destinazione in condizioni disperate, mentre nel peggiore dei casi non arrivano vivi. E la nostra rabbia è tutta riversata sugli scafisti che conducono le bagnarole della speranza, che spesso si trasformano nelle carrette della morte.
Ed ecco che lo straordinario lavoro di Andrea Di Nicola e Giampaolo Musumeci, ci sbatte in faccia una realtà diversa da quella che siamo abituati a vedere noi, ignari spettatori di quello che è solo l’ultimo passaggio di un complesso percorso.
Attraverso le testimonianze che hanno raccolto “sul campo”, in giro per il mondo, ci dimostrano che quello che conosciamo è solo la punta dell’iceberg. Ci dicono che gli scafisti sono solo l’ultima pedina di un’attività criminosa organizzata, che vede ai vertici i “grandi intoccabili”, coloro che tutto osservano, che tutto muovono (capitali e risorse di vario genere), coloro che nessuno conosce perché operano nell’anonimato.
Un sistema fatto di persone, soldi, corruzione, identità false o scambiate, disperazione, barconi ma anche yacht di lusso e aerei, rotte pianificate a tavolino, falle nel sistema legislativo… e paradossalmente tutto basato sulla fiducia e l’onore di parole date. Come gli autori scrivono nel libro: “… esiste una storia che non è stata raccontata, che inizia quando quella delle vittime finisce”.
Questo libro non solo ci apre gli occhi, ma lo fa in un modo che definirei “diretto”, perché ci offre un punto di vista nuovo e avvincente, che suscita in noi grande curiosità: ci racconta le storie dal punto di vista “dei cattivi”. Uno di loro dice: “Faccio questo nuovo lavoro da pochi mesi. Non è un gioco questo, è un affare di merda”. Un altro smuggler è un prete mancato con una sua chiesa in Uganda: “Il Missionario parla con Dio quando tiene messa a Kampala e parla con i clienti che vogliono andare in Europa”. Un altro ancora dice: “Ogni mestiere ha i suoi rischi… Soprattutto se hai la propensione a infilarti in situazioni complicate… Perché sei fatto così o perché disperazione e necessità annullano le tue difese”. Ognuno di loro ha la sua storia e tutti si sentono eroi: alcuni perché hanno sfondato in questo business facendo soldi a palate con le proprie capacità intellettive e organizzative, altri perché credono di compiere vere e proprie missioni umanitarie, aiutando le persone a “realizzare sogni”.
I due autori per due anni hanno viaggiato e hanno ascoltato, raccolto dichiarazioni e composto un puzzle che ci ha permesso di conoscerne i singoli tasselli, per arrivare alla verità una volta completato. C’è un passaggio molto bello di questo libro, che descrive alla perfezione l’immagine di questo puzzle, come se fosse uno scatto fotografico: “Sostituzione di persone, scambio di documenti, contraffazione, che paiono uscire dalla penna di un giallista della metà del secolo scorso funzionano anche oggi, nell’era dei controlli biometrici, dei passaporti con i chip, dell’elettronica. Anche adesso vince il teatro, la messinscena, la rappresentazione. Lo smuggler, regista, attore, sceneggiatore, fa anche questo: studia le situazioni, le analizza con lucidità e le sfrutta a suo vantaggio. Le riscrive addirittura. E lavora nelle pieghe, nelle ambiguità, siano esse fisiche, geografiche o umane. Nel copione criminale che ha steso di suo pugno sono le zone grigie che lo aiutano: somiglianze di visi, distrazioni dei poliziotti, attimi in cui si gioca tutto… Il trafficante di uomini lavora per quello. Per quel battito di ciglia che vale milioni di euro. E per l’applauso a quella eccezionale messinscena. Ma qui chi batte le mani non è semplice spettatore. È allo stesso tempo attore protagonista e pubblico pagante. Solo che lo spettacolo dell’ingresso illegale in Europa va in scena migliaia e migliaia di volte.”
Concludo questa mia recensione sottolineando un altro aspetto di questo libro che ho apprezzato molto, ovvero lo stile di scrittura: semplice e chiaro. Un messaggio per tutti, proprio perché la verità è un diritto di tutti. Credo che la scelta sia voluta dagli autori in questo senso: scrivere in modo comprensibile perché chiunque abbia modo di comprendere le vere dinamiche di un fenomeno che ci tocca tutti da vicino e che così poco conoscevamo.
(la Books Hunter Barbara)


Gli autori:
Andrea Di Nicola insegna Criminologia all’Università di Trento. Da anni conduce ricerche sulle migrazioni clandestine organizzate e sulla tratta di persone a scopo di sfruttamento.
Giampaolo Musumeci, giornalista, fotografo e videoreporter, si occupa di conflitti, immigrazione e questioni africane per radio, tv e giornali italiani e internazionali.

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